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Twist d'Aula
Il ddl sulle fake news è l'ennesima fake news

fake news giornalismo 29 novembre 2017

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - Il disegno di legge contro le fake news rischia di essere un’ennesima fake news. Annunciato, ma non depositato, si accoda ad un altro testo presentato a febbraio scorso. Ma corre lo stesso pericolo, e cioè che la cura sia peggiore della malattia. E, oltretutto, coinvolge i proponenti in una battaglia politica senza vincitori. Insomma, una legge nata morta.

Dalla falsa donazione di Costantino, sui cui si fondò la legittimazione del potere temporale plurimillenario della Chiesa sulla terra, ai Protocolli dei Savi di Sion, prodromo della Shoah, fino alla scoperta della vita sulla Luna (nel 1845), le armi di distruzione di massa di Saddam, gli alieni sulla terra di Orson Wells, Ruby nipote di Mubarak, le bufale, istituzionali o popolari che siano (top-down o bottom-up, per atteggiarsi) sono sempre esistite.

Solo che l’odierna disintermediazione della politica e della comunicazione rende più labili i filtri e più agevole la diffusione orchestrata (dal basso) e incontrollata (dall’alto) delle bugie. E così nascono i moderni professionisti della menzogna, versione peer-to- peer della propaganda tradizionale. Ma se oggi esistono innovative architetture di diffusione delle bugie, non è solo perché esse prosperano nella realtà multiforme del web e dei social, ma perché la gente ci crede.

Lo storico Marc Bloch diceva che “una falsa notizia nasce sempre da rappresentazioni collettive preesistenti”. Per cui, se la credenza è che “i politici sono tutti ladri”, è facile far passare da disonesto anche il parlamentare più onesto.

Insomma, più che confermare la realtà, lo stereotipo la crea. Il “re delle fake news”, Paul Horner, diceva che le persone credono a qualunque cosa renda vere le loro idee, come i rettiliani, le scie chimiche, il complotto pluto-giudaico- massonico, il falso allunaggio, i vaccini come cospirazione delle case farmaceutiche. E quanto sia difficile smentire una credenza con il fact checking lo dimostra il successone che hanno avuto le religioni nella storia.

Inoltre, nei momenti di confusione collettiva è più facile si diffondano le notizie inverosimili. Il problema è che le “vere” fake news si confondono e si annacquano con le “mezze” fake news, con il risultato che, se tutto è fake news, niente è fake news. È il gioco del momento: Trump accusa la Cnn di dire bugie, Raggi si definisce vittima di attacchi strumentali, Grillo apre le sue dichiarazioni con un “mi accusano di”. E via dicendo. Certo, il fotomontaggio di politici Pd ai funerali di Riina è gioco sporco, inaccettabile.

Ma un’intervista tagliata in modo strumentale, come le promesse elettorali irrealizzabili e le calunnie dell’avversario sono la fisiologia della politica. Sono sempre esistite. Non c’è legge che possa limitarne l’uso, né criterio oggettivo che possa distinguere tra una bugia e un’interpretazione. Soprattutto, c’è la satira. E c’è gente – politici compresi – che credono alle notizie di Lercio. Che facciamo in quel caso? Chiudiamo Lercio? Ecco, se per limitare gli eccessi, si comincia a fare leggi e imporre criteri restrittivi consegnando a qualcuno la patente per diffondere le notizie e ad altri no, si rischia di cadere dalla padella alla brace.

Perché, se il virtuale è anche reale, e viceversa, pure una bugia raccontata a voce ad un amico rischia di finire nel territorio dell’illecito. L’alternativa alla menzogna rischia di essere la censura. Meglio l’anarchia della disinformazione all’ordine della verità precostituita.

Ora, se è vero che “una bugia, a forza di essere ripetuta, diventa vera”, come diceva Goebbels, bisogna evitare di ripeterla. Le bugie sono sempre esistite. Il loro successo dipende da quando viene a galla la verità.

Responsabili siamo tutti noi. (Public Policy)

@GingerRosh

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