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Twist d'Aula

pittarello aula twist 14 luglio 2016

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - Nessuna opposizione una volta arrivata al potere ha mai mantenuto tutte le promesse.

Non c’è da stupirsi, allora, delle correzioni di rotta dei 5 stelle a Torino, Roma o con la “linea” Di Maio. Ma certe incertezze e ambiguità rischiano di bruciarti comunque, “nel governo e nella lotta”.

Come sottolineato da Public Policy e poi da uno studio riportato da D’Alimonte sul Sole 24 ore, il lavoro parlamentare dei 5 stelle è migliore di come appare. Ora che sono diventati il vero “partito della Nazione”, in grado di raccogliere consensi trasversali e stano mostrando il loro profilo più “istituzionale”, gli ortotteri non possono lasciare irrisolti alcuni nodi fondamentali.

Almeno non come forza di governo.

Per esempio, l’Italia deve stare fuori o dentro la Nato? Per presentarsi all’estero, Di Maio ha giustamente partecipato ad un convegno Ispi. Solo per questo, però, dalla base grillina è partita una feroce polemica per una presunta “combutta” con la Trilateral… Ma forse gli “ortodossi grillini” non sanno nemmeno che 3 membri del Direttorio sarebbero andati ad attendere i risultati della Brexit all’ambasciata britannica.

Poi, oltre alla divisione tra vertici e base, c’è anche quella tra Camera e Senato. A Palazzo Madama 35 ortotteri hanno presentato una risoluzione per “promuovere il progressivo disimpegno dalla Nato”.

A Montecitorio, dove opera Di Maio, 9 deputati hanno invece chiesto di operare dentro il Consiglio Ue “contro il rafforzamento della cooperazione Ue-Nato”. Scelte fondamentali che, se non possono essere definite di destra o sinistra, tracciano comunque il posizionamento strategico di una forza politica.

Per 40 anni Italia, Francia, Turchia ed Egitto si sono giocati gli equilibri geopolitici nel Mediterraneo, oscillando tra Israele e Palestina. E quando Di Maio promette il riconoscimento dello Stato palestinese, compie una scelta di campo mentre tradisce la fiducia che gli ha accordato Israele.

Perché è vero che la Svezia ha già riconosciuto la Palestina, ma è anche vero che il capogruppo in commissione Esteri alla Camera, Manlio Di Stefano, vorrebbe i confini del 1967 e il ritiro dal Golan, con il rischio che Assad, l’Isis o qualunque altra forza che riesca a scalare quelle alture abbia poi un’autostrada per invadere Israele.

Lo stesso Di Stefano per il quale “Hamas ha vinto libere elezioni”, chiede poi ad Acea di cancellare l’accordo con l’azienda israeliana Mekorot, per il solo fatto di essere israeliana. Ora, a parte che nemmeno giordani e palestinesi boicottano Mekorot, cosa dovrebbe ora fare Raggi? Boicottare o non boicottare?

E, sempre in Campidoglio, difficile coniugare la nomina ad assessore al Bilancio di un alto (e preparato) dirigente della Consob, Massimo Minenna, con le battaglie contro il “cumulo delle cariche” e il “conflitto di interesse”. Non è un problema di rinuncia allo stipendio, ma di coerenza politica. E infatti è arrivata la terza interrogazione parlamentare.

Insomma, non ci sono solo i microchip sottopelle, le scie chimiche (condivise con qualcuno del Pd), il boicottaggio dei vaccini e tutte le altre fantasticherie ortottere. C’è da capire cosa fare una volta arrivati al governo.

Per esempio, il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia grillino, sta per essere discusso in parlamento. Un tema sia filosofico che concreto col quale riformare il nostro welfare. Solo che, invece di ragionare sulle risorse (non) a disposizione, l’articolo 2 del ddl chiede la “schedatura dei beneficiari”, che in alcuni casi saranno destinati ad “aree agricole remote”. Stile soviet.

E poi, che fine ha fatto il referendum sull’euro? E l’Unione europea è da abbandonare o si “cambia dall’interno”? L’Italicum è il prodromo alla dittatura o, in fondo, l’unica legge elettorale che consentirebbe ai 5 stelle di entrare a Palazzo Chigi?

Insomma, l’eterno dilemma della forza “di lotta e di governo” si ripropone anche per i 5 stelle. Vedremo se il “potere logora” oppure se la metamorfosi da rivoluzionari a istituzionali potrà completarsi.

Le elezioni, comunque vada, sono vicine. (Public Policy)

@GingerRosh

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