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Twist d'Aula

pittarello aula twist 28 gennaio 2016

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - Tutti abbiamo dei segreti pericolosi e il Parlamento non fa eccezione. Sulla riforma delle unioni civili i senatori saranno probabilmente chiamati a decidere “in coscienza” sull’adozione del figlio del partner tra coppie omosessuali.

Così, su un tema di principio, il “segreto” della scelta individuale degraderà lo scontro ideologico a tattiche parlamentari, vendette politiche e ripicche personali. Il ddl Cirinnà è in bilico. Da una parte, i 5 stelle voterebbero l’attuale testo (comprensivo di adozioni), permettendo così di raggiungere la maggioranza, visto che ora la conta si ferma a 130 voti.

Ma non vorrebbero aiutare Renzi e sono pronti a ritirare l’appoggio alla minima modifica. Dall’altra, il premier potrebbe cercare un compromesso proprio in tema di adozioni per cercare la convergenza con i cattolici di tutti gli schieramenti (dal Pd fino a Forza Italia) e per non doversi affidare all’acerrimo nemico grillino. Ma smentirebbe se stesso e la natura della legge.

Per adesso Renzi resta cauto e aspetta il Family Day per contare quanto perderebbe in consenso tra parrocchie, “lupetti” e fedeli di varia natura. Ma, al di là dei compromessi possibili, il voto segreto rende l’ennesima scommessa renziana assai più a rischio delle precedenti. Innanzitutto perché non sarà possibile mettere la fiducia e costringere i parlamentari a sostenere il governo con lo spettro del “tutti a casa”.

Poi, perché l’appoggio dell’Ala di Verdini alla maggioranza, premiato con l’assegnazione di 3 vicepresidenze di Commissione, ha spaccato il Pd e rilanciato il volo di antichi rancori. Lo certifica Gotor, “Verdini è antropologicamente diverso. Indossa dei mocassini di camoscio blu. Blu?! Capito?”. Ma, soprattutto, perché i precedenti non depongono a favore.

Alla Camera, dove il margine è molto più alto, anche se in pochi lo hanno notato, la maggioranza è andata sotto a scrutinio segreto (con 247 sì e 219 no) in tema di omicidio stradale. Precedente pericoloso che si somma alla contorta e infinita nomina dei giudici costituzionali, che ha palesato quanto i parlamentari sono pronti al dispetto non appena possono nascondersi.

Insomma, non c’è bisogno di arrivare ai 101. Certo, l’iter del ddl è stato contorto. E’ arrivato in aula senza il mandato al relatore, alcune norme non sono chiare e la stessa Cirinnà “con i suoi 36 topolini salvati dalle campagne calabresi” è facile bersaglio degli attacchi delle opposizioni.

C’è poi una questione di costituzionalità sollevata in ordine da Sacconi, Quagliariello e Malan, anche se, così a naso, sembra che le condizioni attuali siano un tantinello differenti da quelle del 1948, quando al posto di aborto e divorzio c’erano delitto d’onore e matrimonio riparatore.

Ma, c’è comunque il rischio che Quirinale di formazione cattolica e Consulta possano bloccare la legge. Nonostante le difficoltà, su questo tema Renzi ha deciso ancora una volta di giocarsi tutto. Lo aveva fatto sulle riforme costituzionali, rilanciando poi sul referendum-plebiscito.

Che il Parlamento sia delegittimato di fronte ai cittadini dalla poetica della “Casta” e impotente politicamente (i governi Renzi, Letta e Monti non sono nati in Parlamento, come l’Italicum, il ddl Boschi, i giudici della Consulta, il Jobs Act e via dicendo, come Salvini, Renzi e Grillo non sono parlamentari) non è un segreto. Segreti, invece, saranno i voti di senatori rancorosi e un po’ spaventati.

Ecco, come i più tenebrosi dei segreti, molto pericolosi. (Public Policy)

@GingerRosh

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