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Twist d'Aula

pannella 19 maggio 2016

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - Non importa quante volte si vince, c’è qualcuno che sarà sempre un perdente. “Perso” come costante condizione ontologica di chi non assapora mai nessuna vittoria, perché sta già pregustando la prossima battaglia. Così, non contano i successi di Marco Pannella, parlamentare per 5 legislature e candidato “perdente” a senatore a vita.

Contano le sue sconfitte, le sue incompiute, ciò che non ha realizzato, perché sono la sua eredità più bella e più grande. In una moltitudine di contraddizioni, con il suo generoso narcisismo, Pannella avrebbe continuato a rimarcare le proprie differenze e quelle dei radicali da tutti gli altri partiti, in eterno.

Tutti cercavano i voti, lui cercava la verità. La sua, certo, ma sempre in cammino come un viandante senza meta. Lui era in questo mondo solo per essere se stesso. Non è bastato il successo su divorzio, aborto, nucleare, omosessuali, obiezione di coscienza. Era e sarebbe stato sempre in prima linea, in un’autodistruttiva coazione a ripetere di chi anela solo la libertà.

Ricordiamole, allora, le battaglie perse e perdenti. Per la giustizia “giusta” in anni di reflusso manettaro, contro la carcerazione preventiva delle sovraffollate galere italiane, per la presunzione di innocenza in tempi di processi mediatici, per la responsabilità civile dei magistrati nel periodo di dominio incontrastato del potere giudiziario.

Quando tutti gli antiberlusconiani esaltavano le toghe, lui le criticava e faceva accordi con il pregiudicato di Arcore, perché per lui era giusto seguire il principio politico, non la politica principale.

Tante le guerre anticlericali. Per l’utero in affitto contro gli allarmi eugenetici, per la fine del Concordato tra Stato e Chiesa, per il pagamento dell’Imu da parte della Chiesa, che detiene il 20% del patrimonio immobiliare italiano, più volte i migliori esponenti radicali sono stati fatti fuori.

Do you remember la vittoria di Renata Polverini su Emma Bonino alla Regione Lazio? Quell’elezione che portò Franco Fiorito, aka er Batman di Anagni, in Consiglio regionale. Fu proprio una “bella” sconfitta.   E furono proprio due consiglieri radicali (Giuseppe Rosso di Vita e Rocco Berardo) a denunciare malversazioni e peculati. Ma nel 2013 non sono stati ricandidati dal Nicola Zingaretti. E nemmeno l’ex radicale Giachetti, oggi renzianissimo pretendente al Campidoglio, ha voluto radicali nella sua lista, ma solo in una civica di supporto.

E ha anche inizialmente cacciato una radicale accusata di diffamazione a mezzo stampa solo per aver pubblicato sul Corriere della Sera una lettera di protesta contro la movida romana sulle rive del Tevere, per poi farla riammettere in una lista civica.

Ma Pannella era sempre eccessivo, quindi unico e inimitabile. Regalare droghe, bere urina, tette in parlamento, promiscuità sessuale, scioperi della fama e della sete. Insomma, per Pannella c’era sempre da combattere, anche nei suoi ultimi giorni.

Contro l’ergastolo, per esempio. Da abolire anche per pluriomicidi, stupratori e pedofili? Si, almeno per i Radicali di Pannella. Non dimentichiamo le battaglie per eutanasia, fecondazione eterologa, privatizzazione della Rai, rimborsi elettorali, droghe leggere, ordini professionali o quella per separare le carriere dei magistrati, che poi era la stessa cosa che voleva Berlusconi e, prima di lui, il Piano di rinascita democratica della P2 di Licio Gelli.

E quando tutti parlavano dei boia yankee, i Radicali sostenevano l’Alleanza atlantica e il nostro legame con gli Stati Uniti. Con buona pace degli eredi di oggi del comunismo di ieri. Potremmo fare i conti tra qualche anno a chi ha dato ragione la storia. Se saremo ancora vivi, conserveremo il perdente ricordo di Marco.

Insomma, per votare radicale bisognava essere dotati di intuito razionale, capire, leggere, ascoltare. Che se avesse fumato di meno (e fosse stato meno prolisso), forse, su Radio Radicale Pannella lo avremmo ascoltato di più.

Ma certa gente è bella così, perché non può cambiare. (Public Policy)

@GingerRosh

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