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Twist d'Aula

pittarello aula twist 11 luglio 2015

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - Che farà da grande? Il lento e inesorabile declino del suo creatore pone al centrodestra un quesito fondamentale la cui risposta dovrà arrivare in tempi brevi. Mentre Berlusconi esce di scena, infatti, sull’area “moderata” incombono una serie di scelte dirimenti, a cominciare dalla Grecia. Si segue la linea Brunetta, per cui “ad Atene ha vinto la democrazia e in Europa nulla sarà più come prima”, o quella di Fitto, per cui “né con Tsipras né con la Merkel”?

La questione non è minimale, poiché Forza Italia è parte integrante di quel Partito popolare europeo che sostiene Jean Claude Juncker, l’attuale presidente della Commissione, sostenitore della linea Merkel e oppositore di Tsipras. Contraddizioni da risolvere, e alla svelta. Anche perché al Parlamento di Strasburgo Salvini grida proprio in faccia all’azzurrissimo Antonio Tajani, che “gli interventi più vergognosi sono stati quelli del Ppe, Forza Italia compresa”.

Insomma, o con l’euro o contro l’euro, o con gli europeisti o con lo strano fronte del “no” che va da Salvini a Grillo, da Vendola a Meloni? Scegliere, ché tertium non datur. Oltre alla battaglia antieuro delle felpe di Salvini, i leghisti cavalcano la montante marea delle inchieste giudiziarie.

Non c’è solo la condanna in primo grado a Berlusconi per “compravendita di senatori”, in cui viene messa in discussione la storia politica del fu Popolo delle libertà, o l’incombente “Ruby-ter”, con le rivelazioni dei “retroscena” sessuali delle notti di Arcore a mettere in imbarazzo Forza Italia.

La giunta delle immunità del Senato ha votato a favore dell’arresto di Antonio Azzollini (Ncd) con l’assenso proprio della Lega Nord. Adesso, a cominciare dal voto in aula, la stessa Forza Italia da sempre piena di urlatori contro “l’uso della politica della magistratura” dovrà decidere: lasciare il campo libero a Salvini perpetuando la linea Berlusconi o provare ad emanciparsi dalla teoria per cui ogni inchiesta sulla politica è una montatura delle “toghe rosse”?

L’altalenante relazione tra i simili troppo diversi Renzi-Berlusconi, poi, è finita definitivamente? La domanda è lecita perché entrambi avrebbero interesse ad un “Nazareno bis”. Renzi deve affrontare un’estate di riforme senza la maggioranza in commissioni chiave del Senato e con solo 8-9 seggi di scarto in aula, mentre Berlusconi è spaventato da un voto imminente all’ombra di Salvini e da una riforma della Rai penalizzante per Fininvest.

Non è un caso che #labuonascuola sia passata con il voto favorevole di qualche deputato vicino a Denis Verdini e che il capogruppo Paolo Romani, una vita nel Biscione, martedì ha fatto sapere che “c’è la possibilità di scrivere insieme le regole comuni”, perché “lui e Zanda si capiscono con uno sguardo”. Lo stesso Brunetta, dopo una settimana di litanie contro “l’Europa a guida tedesca”, chiede una “linea politica meno barricadiera”.

Qualcuno sta per caso cercando di rimettere insieme i cocci? Se cambiare ogni tanto idea è segno di evoluzione, cambiarla troppo spesso trasuda insicurezza. Con la riforma istituzionale già calendarizzata l’ora delle decisioni, però, per Forza Italia è arrivata: con il governo o contro il governo? E’ possibile il ritorno del Nazareno? Soprattutto, Forza Italia è disposta a modificare una legge elettorale (introducendo il premio alla coalizione invece che alla lista) su cui ha sputato veleno, che ha definito un “colpo di Stato”? Lavorerà con il Pd su riforme istituzionali definite “stupro della democrazia” o tornerà solo a fare ostruzionismo modello Brunetta?

Ecco, non sarà certo l’ennesima giravolta del centrodestra a guida berlusconiana a stupire, ma ci sarebbe sa saltare sulla sedia se, nel giro dei prossimi mesi, gli orfani di Berlusconi decideranno cosa fare da grandi. (Public Policy)

@GingerRosh

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