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Twist d'Aula

regionali 22 maggio 2015

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - C’è la campagna elettorale per le regionali e viene da chiedersi “perché”? Perché assistere a quest’umiliante competizione tra ras locali, campioni di preferenze stile er Batman de Anagni (aka Franco Fiorito) e personaggi improbabili al cui confronto Nicole Minetti sembra Margheret Thatcher?

Perché esistono queste istituzioni spendaccione e pletoriche, con buchi da miliardi di euro e scandali a forma di mutande verdi e suv pagati a spese nostre dove si regolano i conti interni alla politica? Solo per qualche poltrona in più dove regolare i conti interni alla politica? Pare di si.

D’altronde, se il buongiorno si vede dal mattino, non poteva andare diversamente. Le regioni furono create nel 1970 per dare al Pci qualche poltrona, un contentino per ammorbidire i comunisti perennemente all’opposizione. Oggi, ogni regione è teatro di una guerra fratricida proprio per le poltrone. Un dirigente nazionale del Pd, Stefano Fassina, dice che in Liguria voterebbe l’avversario del suo stesso partito, Luca Pastorino, che però gli risponde “Fassina chi? Io sto con Civati”.

In Campania, sempre il Pd aveva proposto Gennaro Migliore, ma ha dovuto abdicare di fronte alla candidatura spontanea dell’ineleggibile Vincenzo De Luca. Nelle Marche il governatore uscente del centrosinistra, Gian Mario Spacca, è sostenuto da Forza Italia, mentre nel feudo rosso dell’Umbria i bersaniani ortodossi sperano nella rivincita sul riformismo renziano. Insomma, fratelli coltelli. A parte la Liguria, anche il centrodestra è diviso ovunque.

La battaglia parte dalla Puglia, dove Raffaele Fitto ha lanciato Schittulli contro la candidata di Berlusconi prima ancora di lasciare Forza Italia e creare il suo “Riformisti e Conservatori” (un po’ come mangiare la bistecca con lo zucchero). In Veneto è Lega contro Lega, con Tosi contro Zaia, mentre in Toscana oltre all’odio tra pisani e fiorentini c’è anche quello tra verdiniani ed ex-verdiniani. Che poi, a guardare i candidati, ci si chiede come sia possibile esistano personaggi che in confronto Fabrizio Corona dovrebbe essere primo ministro.

In Campania i 5 stelle candidano a governatore Valeria Ciarambino, una che nella sua bio scrive “ho salvato un capitone e l’ho allevato per mesi in una bacinella”, mentre Forza Italia presenta Imma Orilio che regala 300 birre (senza bacinella). Nel resto d’Italia non va meglio.

Ci sono poi i candidati di Forza Nuova che nei manifesti elettorali, tra fiamme rossonere e facce da battaglia, sembrano usciti da un fumetto di Goku, c’è chi chiede di votarlo per andare avanti “insieme ai giovani fatti” (in comunità di recupero probabilmente), chi assicura “più giga per tutti”, chi propone “scopiamo….. via la vecchia politica”, oltre alla candidata che “in Regione provaci con la donna giusta”.

Insomma, un’orgia in vetrina che in confronto il quartiere a luci rosse di Amsterdam sembra una sagrestia incensata. Forse è tutta qui la spiegazione del perché le regioni si sono trasformate in onnivori mostri burocratici, Stati nello Stato, invasivi, deresponsabilizzati, espressione di un federalismo mazzettaro in grado di organizzare solo di qualche corso di formazione e di far lievitare la spesa sanitaria del 70% in un decennio (rispetto al 19,3% di quello precedente, quando la competenza in materia era ancora statale).

Nate per assegnare qualche poltrona priva di potere, in seguito sono arrivate anche le competenze, ma le persone son rimaste le stesse, in lotta tra loro tra correnti interne e fazioni partitiche. Allora, potremo indignarci ancora per le mutande verdi del Piemonte leghista, il vibratore comprato a spese dell’Alto Adige (è imbarazzante lo scontrino, figuriamoci la faccia tosta per chiedere: “scusi Regione, mi rimborsa questo bel dildo fucsia?), le mazzancolle in Valle d’Aosta, le feste in maschera di maiale nel Lazio, i forestali della Calabria o gli spazzaneve della Sicilia.

Ma, poiché non vorremmo far torto a nessuno dimenticando qualcosa, poniamo la semplice domanda: perché? Perché dobbiamo continuare a tenerci questi feudi di potere locale a livello della terra (ma del territorio) che sono le Regioni? Forse perché non riusciamo ad abolire nemmeno le Province. (Public Policy)

@gingerrosh

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