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Twist d'Aula

pittarello aula twist 04 dicembre 2015

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - Uno contro tutti. La riforma costituzionale l’11 gennaio riceverà la prima “doppia conforme” e poi, dopo un’altra lettura sia al Senato che alla Camera, si andrà a referendum confermativo: l’occasione per verificare se davvero Renzi sia “l’erede” di Berlusconi.

Se il premier sarà capace di vincere un plebiscito su se stesso, uscendone rafforzato come in passato fu per l’(ex)Cav, superando la sfida concreta del “con me o contro di me”, allora, forse potremo ufficializzare l’apertura di un altro “ventennio”.

Nel corso degli ultimi mesi, infatti, da una parte l’economia che non riparte, dall’altra la riorganizzazione delle opposizioni politiche, rafforzano il fronte anti-premier.

I 5 stelle continuano ad aumentare nei sondaggi (arrivando al 28%, dopo il 25,6% del 2013), con qualche grillino che comincia a fare politica e la “crescita” di Fico, Di Maio, Morra, Di Battista. Berlusconi cerca l’alleanza dei moderati, che restano sempre maggioranza nel Paese. E chissà che la sinistra-sinistra non riesca a trovare identità e dignità sufficienti per ottenere nelle urne quel 5-8% che potenzialmente rappresenta.

Insomma, i nemici si coalizzano di fronte all’egemonia renziana. D’altra parte, con il suo stile decisionista e la tattica di trovare “un nemico al giorno”, con la rottamazione dei “vecchi”, dei sindacati, dei “salotti buoni” e dei “poteri forti”, la schiera degli anti-renziani si infoltisce quotidianamente.

Inoltre, un partito su cui regna ma non governa (come dimostra il bailamme sulle candidature per le comunali), un parlamento che obbedisce solo per paura di scioglimento anticipato (la mancata nomina dei 3 giudici della Consulta lo conferma) e una pubblica amministrazione ostile alle nomine “di fiducia” e alle proposte di riforma, sono mine sempre pronte ad esplodere. Soprattutto, la professione di ottimismo del premier non basta a rilanciare l’economia.

Con alta probabilità a fine anno non sarà raggiunto lo 0,9% di crescita previsto dal governo, con possibili buchi nel bilancio. L’inflazione è tornata a calare dello 0,1%, il Jobs Act, per adesso, non rivoluziona il mondo del lavoro, con il tasso di occupazione che cala di due decimi ad ottobre, restando 10 punti inferiore alla media Ue. E’ vero che la sindrome Bataclan e le tensioni internazionali possono rallentare l’economia, ma sono stati sempre fattori esogeni (petrolio, euro e tassi bassi) a sostenerla nel recente passato.

Inoltre, mentre in 9 mesi abbiamo raggiunto lo 0,8%, la Germania segna +1,7%, la Francia 1,2%, l’area euro l’1,6%. E le condizioni internazionali sono uguali per tutti. D’altra parte, in questa legge di Stabilità, Renzi ha privilegiato la proprietà e gli immobili rispetto al lavoro, elargendo anche dubbi bonus, come i 500 euro ai diciottenni.

La sua maggioranza, poi, ha approvato una serie di mancette (soldi per il Gp di Monza, per i sub della Marina, i Marina resort, il progetto “cure termali”, eccetera) in pieno stile berlusconiano che infastidiscono chi sperava in un cambio di marcia nella gestione dei soldi pubblici e, inoltre, contribuiscono a rendere sconnesso il tessuto della nostra società, privo di strategia e visione d’insieme.

Insomma, al di là delle parole, con un fronte politico ostile che si gonfia e un’economia che si sgonfia, Renzi può affidarsi solo a se stesso, alla sua figura, al suo leaderismo, al “ghe pensi mi”. E allora, l’esito naturale delle cose è uno scontro referendario. Anzi, plebiscitario. Con me o contro di me. (Public Policy)

@GingerRosh

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