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Twist d'Aula

pittarello aula twist 05 settembre 2015

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - Nell’evocativa data dell’8 settembre riparte al Senato l’esame del ddl Boschi, una riforma costituzionale che potrebbe ridefinire l’assetto istituzionale per i prossimi decenni.

More solito, per politici alle prese con faide di partito, funzionari timorosi di perdere il posto, leader in procinto di scomparire, più che quelli della Repubblica negli anni a venire gli interessi da tutelare sono solo i propri, immediati e contingenti. Berlusconi, per esempio, è pronto a barattare il suo appoggio in cambio di modifiche a proprio favore alla legge elettorale (premio alla coalizione invece che alla lista).

Ora, o la riforma è buona o non lo è, c’è poco da contrattare. Ma se da lui, “imprenditore prestato alla politica”, c’era da aspettarselo, qualche perplessità sorge sul comportamento di chi è cresciuto all’ombra della disciplina comunista. La minoranza del Pd sta scatenando un “Vietnam” per reintrodurre l’eleggibilità diretta dei senatori, anche se il vero obiettivo è la guerra a Renzi. Non a caso la mediazione trovata da Anna Finocchiaro per creare un “listino” tra i consiglieri regionali in cui eleggere i senatori è stata rifiutata.

Alla fine, per i 25 “vietcong” della minoranza interna che vogliono l’elezione diretta sic et simpliciter, la domanda è: sono pronti a far cadere il governo pur di combattere Renzi? A parte che 10 “dissidenti” già sarebbero disposti a cedere, vedremo se gli altri saranno tanto kamikaze da voler perdere lo scranno per una questione di principio.

Modificare l’articolo 2 (quello sull’elezione diretta), come vorrebbero i nostalgici bersaniani, significherebbe ricominciare da capo e, per ragioni di consenso e soprattutto perché altrimenti l’Italicum sarebbe inefficace, Renzi vuole accelerare. Non è un caso che in commissione Affari costituzionali, dove la maggioranza non ha più… la maggioranza, potrebbe essere fatto solo un passaggio formale per poi andare direttamente in aula.

Il rischio di combinare pasticci, però, è alto sia per gli instabili equilibri parlamentari sia perché a mettere i bastoni tra le ruote c’è anche il personale del Senato, dalla base fino al vertice. Come conferma un dipendente di un gruppo parlamentare, infatti, “alla stesura di alcuni emendamenti abbiamo contribuito anche noi”. Alti funzionari, invece, come la segretaria generale Serafin, hanno lavorato ad un “dossier” per evidenziare le lacune della riforma.

Senza dimenticare che il presidente Grasso, dopo aver sperato vanamente di arrivare al Quirinale, starebbe sognando di sostituire Renzi. Forte della sua vicinanza ai bersaniani e delle simpatie grilline, il presidente che ride sempre potrebbe lasciare spazio alle istanze delle opposizioni, aprendo la strada verso il fallimento della riforma. Per esempio, contraddicendo Finocchiaro e Napolitano, potrebbe dichiarare ammissibili gli emendamenti all’articolo 2 della riforma.

Ora, è pacifico che il tempo dei grandi statisti è finito, ma un pizzico di lungimiranza non guasterebbe. Si può discutere di ruoli e funzioni del nuovo Senato, se debba essere luogo di conciliazione degli interessi di Stato e Regioni sul modello del Bundesrat tedesco, sul rapporto fiduciario con il governo, ma non si può contrattare ogni modifica pensando al proprio interesse come fossimo dentro ad un suk. Tanto più che una riforma di questo genere dovrebbe durare anni.

In ogni caso, la strada sembra questa e gli ostacoli davvero insormontabili per il

governo. Se, come probabile, in quest’ultima fase della “prima lettura” il Senato modificherà qualcosa del ddl Boschi, la Camera dovrà rivotare, con il testo che tornerà a Palazzo Madama non prima di dicembre, e solo lì si chiuderebbe la seconda lettura, con la terza e la quarta prevedibili per la primavera 2015 e il referendum non prima di ottobre 2016.

Solo nelle ultime votazioni servirà la maggioranza assoluta e il timore è che, dopo aver incassato l’appoggio del neonato gruppo dei verdiniani (a questo punto, statisti disinteressati..) in questo lasso di tempo anche Renzi andrà alla ricerca di appoggi esterni, offrendo ovviamente qualcosa in cambio. Com’era quella questione sull’8 settembre che non abbiamo ancora metabolizzato? (Public Policy)

@GingerRosh

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