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Twist d'Aula
La silenziosa rivoluzione dei Regolamenti

Leggi, Franceschini: necessaria riforma dei regolamenti 31 ottobre 2017

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - Senza referendum, senza fiducia e senza clamore la riforma dei regolamenti parlamentari può essere uno dei chiavistelli con cui, silenziosamente, si potrebbe scardinare la Seconda Repubblica. Certo, da sola non basterebbe. E, certo, deve essere approvata sia al Senato (possibile) che alla Camera (improbabile), ma una norma che vietasse ai parlamentari di iscriversi ad un gruppo diverso da quello di elezioni avrebbe un impatto epocale.

Negli ultimi 20 anni, infatti, le coalizioni sono sempre state costruite per vincere e non per governare. A sinistra, Mastella correva con Ferrero; a destra, Bossi con Casa Pound. E così, di conseguenza, nei Parlamenti “maggioritari” eletti con le leggi Mattarella e Calderoli, la patologia della “mobilità parlamentare” è stata molto più diffusa di quanto non avvenisse con la legge proporzionale della Prima Repubblica. Con i cambi di gruppo che in questi cinque anni hanno raggiunto il triste record di 531 (uno ogni tre giorni), il 56% dei 951 scranni dell’aula. Anche se, consolatevi, dal 2013 “solo” 338 eletti hanno cambiato casacca fino ad oggi, pari al 35,5%.

La prossima legislatura nascerà sulla base di un sistema misto, ma la quota di un terzo di collegi uninominali favorisce le alleanze. Più elettorali che di governo, però, come dimostra la divisione tra proeuro e antieuro che c’è nel centro-destra o quella “articolo 18 Si-articolo 18 No” presente nel centrosinistra. Sarà inevitabile, allora, che le alleanze delle urne saranno soggette a variazioni in Parlamento. Ci troveremo di fronte, ancora una volta, al fenomeno di gruppi parlamentari che nessuno ha votato? Forse no, se la riforma dei regolamenti parlamentari dovesse essere approvata.

In tal caso, infatti, i gruppi si potranno formare solo ad inizio legislatura, e chi dovesse lasciare quello con cui è stato eletto, è obbligato ad iscriversi al Misto, senza potersi unire ad un altro già esistente, né crearne di nuovo. Quindi, niente più Alternativa popolare, Gal, Mdp, Conservatori e riformisti, Ala, Idea, ma nemmeno Forza Italia e Ncd. Insomma, una rivoluzione. Il testo ristretto a cui, in modo insolitamente trasversale, hanno lavorato Pd, Forza Italia, Lega e 5 stelle, contiene altre importanti novità: i disegni di legge saranno di regola assegnati alle commissioni in sede deliberante o redigente (escluse leggi costituzionali o elettorali). E quindi dovrebbero passare di meno per l’aula. O per meno tempo, visto che in tal caso verrebbero fissati tempi certi per l’esame.

La stretta arriverà anche per i tempi degli interventi in aula e le verifiche al numero legale, che non si potranno più chiedere a inizio di seduta. Insomma, verranno posti limiti all’ostruzionismo e al trasformismo. E una via prioritaria per le leggi dichiarate urgenti dal Governo, affinché venga recepito il ruolo sempre più “legislativo” assunto ormai da anni dall’Esecutivo. E venga anche limitato il ricorso, spesso eccessivo, all’uso dei decreti legge.

Certo, viene lasciato fuori il tema dei soldi. E basta guardare alla mossa di Calderoli, che ha lasciato la Lega per unirsi al Misto solo per riaprire i cordoni dei rimborsi chiusi dopo gli esiti giudiziari della vicenda Belsito, per capire l’importanza del tema. Ma sarebbe un gran passo avanti.

A Palazzo Madama il termine per gli emendamenti è stato chiuso e la Giunta del Regolamento potrebbe approvarla in settimana, così che l’emiciclo la possa vararla già entro novembre. A Montecitorio l’esame non è stato calendarizzato, ma l’intenzione del Nazareno è chiudere entro la fine della legislatura. Veltroni ci aveva provato nel 2008. E alcuni suoi parlamentari avevano tentato prima delle elezioni del 2013. Ma non se ne è mai fatto nulla.

Ora, dopo una riforma costituzionale abortita e tante riforme impantanate, è possibile che la norma passi al Senato, ma non alla Camera. Tuttavia, anche un solo ramo del Parlamento – Palazzo Madama, dove i numeri sono sempre più in bilico e le maggioranze sempre più strette – sarebbe già meta dell’opera. Silenziosa ed efficace. (Public Policy)

@GingerRosh

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