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Twist d'Aula

pittarello aula twist 12 febbraio 2016

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - Omo a Sanremo. All’Ariston ci sono i gay dichiarati (Elton), presunti (Garko) e tanti nastrini arcobaleno a dimostrare il sostegno ai diritti degli omosessuali proprio nei giorni in cui si discute al Senato il ddl Cirinnà.

Se è vero, come dice De Masi, che Sanremo racconta l’Italia meglio di ogni sondaggio, baluardo dei fedeli della cultura nazional-popolare che in parte si sovrappongono ai fedeli di Padre Pio, il favore mostrato per i diritti dei gay dice molto più del dibattito a Palazzo Madama. Anche perché, a leggere certi resòconti parlamentari, viene voglia di arrivare subito al voto.

Omettendo, per una volta, gli ormai inflazionati show di Gasparri e Formigoni, il tema parlamentare è (sembra) essere rimasto solo la stepchild adoption. Ora, o nelle Unioni c’è la possibilità di adottare il figlio del partner o non sono vere unioni.

Se, infatti, da almeno tre anni convivo con una persona e con mio figlio, com’è possibile che il mio partner non acquisisca diritti? E se muoio che ne sarà della famiglia (pardon, dell’unione)? Evapora? E il bambino, finisce in orfanotrofio? Insomma, parliamo solo di reversibilità della pensione o anche di diritti e continuità affettiva?

Per fare chiarezza, il tema non è dare un bambino ad una famiglia, ma conservare una famiglia già esistente per un bambino. Allo stesso modo, non c’è da millantare sul pericolo “dell’utero in locazione” (copyright Mancuso). Questa pratica è oggi vietata in Italia e si può discutere se sia legittima e, ma è evidente che – se non si vogliono fare discriminazioni – o il problema “gravissimo” esiste già anche per gli etero, o siamo di fronte solo ad una polemica pretestuosa.

Ma di questo si tratta. Di tattica politica. Non è un caso che l’alfiere dei vescovi sia intervenuto a gamba tesa, chiedendo il voto segreto sulla questione più delicata. E non è nemmeno un caso che Renzi, a differenza delle altre volte, non ci metta la faccia. Lui vince comunque: se passa la stepchild adoption può celebrare vittoria totale.

Se non passa, rafforza l’asse con i centristi, non scontenta i cattolici e scarica la colpa sul Parlamento. Insomma, l’approvazione è in bilico e Napolitano che tenta una mediazione all’interno del Pd, più che “il nostro Ruini”, come lo definisce la cattodem Fattorini, è forse colui che sta cercando di portare a casa una battaglia civile con il compromesso.

Anche perché, se per superare gli ostruzionismi, i renziani azionano il “canguro”– un emendamento che esclude tutti gli altri, compresi voti e discussioni – si potrebbe arrivare allo scontro frontale. Il ddl Cirinnà potrà anche essere scritto male, ma non c’è dubbio che tra la riservatezza di Papa Francesco, l’attendismo Renzi (“un vero bigotto contrario al sesso prematrimoniale”, dicono i compagni di liceo) e i nastrini colorati di Sanremo, lo scenario politico e mediatico possa aver assimilato almeno qualcuna delle molteplici metamorfosi che sono da tempo intervenute nella società, con buona pace di Galli della Loggia e del suo “fronte unico dei modernisti”.

Non è un caso che in aula le resistenze più arcigne alle unioni civili arrivino dai maschi di destra, quelli che non riescono a pronunciare step-ciaild adop-sciòn, quelli degli insulti personali, quelli che rappresentano una tradizione diventata demodé perfino sul palco dell’Ariston, quelli che – per dirla con psicologia spicciola – di fronte alle battaglie per i diritti di donne, omo e trans, temono di perdere l’ultracentenario privilegio di picchiare la moglie, guadagnare di più, governare il mondo.

Eppure, per fortuna quel loro mondo non c’è più. E se una donna vuole “sposarsi ed essere sottomessa” dovrebbe poterlo fare, ma solo in totale libertà. Ecco, buon San Valentino a tutte le coppie. Auguri a tutt@ e figli froci. (Public Policy)

@GingerRosh

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