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Twist d'Aula

pittarello aula twist 20 giugno 2015

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - La destra contro l’immigrazione, la sinistra a favore. Con i migranti sparsi nelle nostre strade, nelle nostre stazioni, sugli scogli di Ventimiglia, uscire da questa dicotomia tanto banale quanto controproducente è la condizione necessaria per gestire un fenomeno che non è né “un’invasione”, come vorrebbero a destra, né “un’emergenza”, come vorrebbero a sinistra.

Siamo di fronte ad un processo globale dai tempi lunghi e dalle dimensioni bibliche che potrà essere gestito solo rifuggendo lo schema bipolare “buoni-cattivi”, “accoglienza-respingimenti”, “prendo voti-perdo voti”.

Il dibattito parlamentare e politico, purtroppo, non sembra averlo capito. Da una parte è illusorio pensare di poter accogliere sempre tutti. L’immigrazione va governata. Quindi, più che scandalizzarci se Parigi chiude la frontiera a Ventimiglia, pensiamo al fatto che la Francia ha una esperienza assai più lunga della nostra in tema di immigrazione e che, seppur tra mille difficoltà e rivolte, Oltralpe vivono milioni di cittadini di seconda, terza e quarta generazione.

Gli Stati Uniti e l’Australia, che sull’immigrazione hanno costruito presente e futuro delle loro nazioni, hanno norme decisamente stringenti in materia. Lasciare libero accesso a tutti permette ai furbi, per esempio, di scavalcare chi aspetta di entrare in base agli accordi bilaterali tra Paesi. Chi accede senza regole, senza un programma di lavoro, senza prospettive certe, è facile che si trovi in difficoltà materiali che potrebbero condurlo a situazione di disagio e marginalità sociale. Avviene per chi è nato qui e parla italiano, figuriamoci per gli altri.

E’ quello che è accaduto in occasione dell’allargamento dell’Unione europea a Est. A differenza degli altri Paesi, l’Italia non mise nessun vincolo e tutti coloro che “per qualche ragione” volevano venire, lo fecero senza problemi. Certo, per i rifugiati e i richiedenti asilo il tema è diverso, ma si tratta di una minima percentuale (solo 23 mila nel 2015) sul totale complessivo.

Bisogna regolare i flussi e rispettare quanto deciso proprio per evitare di ritrovarsi masse di disperati che stazionano nelle città senza un tetto dove dormire e magari con un buco allo stomaco da riempire. Non è pensabile che la strategia sia l’assistenza pura e semplice. Sappiamo che la carità che non costruisce un futuro è sterile. Le intercettazioni di Mafia Capitale, gli episodi di Rosarno o l’attività degli scafisti, sono la testimonianza che sui migranti c’è un business ragguardevole spesso in mano alla criminalità organizzata. Riuscire a governare il fenomeno equivale a sottrarre un lauto giro d’affari alla malavita.

Ma governare non significa strumentalizzare o esasperare. Qui nessuno ci “ruba il lavoro”, non c’è nessuna emergenza criminalità e non è possibile che un reato di uno straniero stia tre giorni in prima pagina mentre per quelli commessi da un italiano, se va bene, ci scappa un trafiletto. “Se ne stiano a casa loro”, dicono i leghisti.

Ecco, anche se la bassa padana non è proprio un posto bellissimo, tra bambini soldato, epidemie, “Ndoki” (bambini stregoni) seviziati, guerre etniche per diamanti, coltan, acqua e petrolio, certe zone dell’Africa devono essere perfino peggio. L’immigrazione è una risorsa enorme, come sa la destra razionale, quella che non va solo alla ricerca del consenso immediato, fomentando l’odio razziale alla ricerca di qualche voto. Lo sostengono i militari, come il Capo di Stato Maggiore Graziani, i liberali alla Antonio Martino o come lo stesso Elefantino, perfino Edward Luttwak, che di tutto può essere accusato tranne che di buonismo.

Gli immigrati contribuiscono per l’8,7% del pil, hanno un tasso di imprenditorialità più elevata degli italiani, permettono alla nostra popolazione di non invecchiare, versando contributi che servono a pagare le pensioni dei nostri anziani. Insomma, conti alla mano, allo Stato italiano danno più di quanto ricevono.

Capisco che per la nostra cultura sia un’anomalia, ma fanno davvero così. Dovremmo comprenderlo. Alla fine da chi è diverso da noi si può sempre imparare qualcosa. A patto di non fare del buonismo caritatevole. (Public Policy)

@gingerrosh

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