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Twist d'Aula

pittarello aula twist 27 giugno 2015

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - Di solito le vittorie azzittiscono mugugni e invidie di spogliatoio, ma non tra i 5 Stelle. Due anni e mezzo dopo lo storico exploit del 2013, la creatura di Grillo&Casaleggio ha conquistato 5 città e ha la possibilità di andare al ballottaggio alle prossime politiche. Insomma, proprio quando il Movimento dimostra di non essere una meteora come fu l’Uomo Qualunque di Giannini, al momento della conferma in cui servono unità e gioco di squadra, l’ennesima faida interna evidenzia quanto qualcuno tra i pentastellati siano finito in solo Parlamento per caso.

Alcuni hanno sviluppato fiuto politico e saggezza tattica, altri continuano a rimanere più attenti a scontrini, rendiconti e apparizioni sui media che all’attuazione di politiche e strategie, insomma al governo del Paese. Nonostante i risultati positivi, Ilaria Loquenzi, capo della comunicazione dei 5 Stelle alla Camera, mercoledì sera è stata silurata con 26 voti contro 17 (14 astenuti, 30 assenti) in un’assemblea semideserta dei deputati di Montecitorio. Non è bastata la difesa da parte del Direttorio e le discesa a Roma di Casaleggio in persona una settimana fa. Troppe ire e troppe invidie per certi ortotteri a cui televisioni, radio e giornali sono preclusi. Certo, la Loquenzi viene accusata di “incompetenza”, ma è curioso che proprio sulla figura scelta da Casaleggio arrivi la ritorsione dopo le lamentele sulla “poca visibilità”.

E infatti il “guru” è andato su tutte le furie e non esclude un’altra votazione. Oltre alle persone, c’è dell’altro. Grillo potrà anche non essere simpatico, ma l’infelice battuta “sulla televisione punto G dei parlamentari del movimento” celava un semplice e razionale interrogativo. Si può spedire in un dibattito infuocato persone che non sanno cosa siano i fondi europei, i vincoli di bilancio, le uscite di cassa o quelle di competenza? Va bene essere diversi e la regola “uno vale uno”, ma è naturale esistano personalità più idonee ad essere front-man. Nonostante possa far piacere a tutti, solo alcuni possono esserlo. Gli altri svolgono (o almeno dovrebbero) un lavoro non meno importante in Parlamento, sul territorio, nelle città. Purtroppo, invece di stringere legami con le varie parti d’Italia, con le rappresentanze delle aziende e dei lavoratori, con la stampa locale, cercando di condizionare concretamente l’attività di Camera e Senato, in molti restano per ore a discutere di rimborsi, di apparizioni in televisione, in interminabili assemblee indette solo per capire di cosa dovranno parlare alla prossima riunione. E’ innegabile che gli ortotteri siano una ventata di novità, una risposta alla richiesta di rinnovamento insita da tempo nell’opinione pubblica.

Ma, dopo due anni, sebbene non siano solo un fenomeno passeggero come il movimento qualunquista di Giannini, restano isolati, politicamente poco rilevanti, sterili legislativamente, a giocare con calembour e cartelli esposti in aula, credendo di avere il diritto ad essere ospiti di studi televisivi nazionali solo perché deputati. Dopo la riunione che ha silurato la Loquenzi, invece di guardare alle future strategie, cellulari e social di alcuni “cittadini” si sono riempiti di derisioni e irrisioni verso la (ex) responsabile comunicazione. Come se fosse un gioco tra amici di quartiere. Ora, Grillo e Casaleggio possono essere accusati di tutto, ma certo non di ingenuità. Loro, che più che allenatori sono i creatori della storia politica del Movimento, stanno valutando ora la risposta idonea a gestire una squadra irrequieta, piena di gelosie, sospetti e tradimenti. Certo, a saperlo, forse avrebbero fatto una campagna acquisti “un tantinello” diversa.(Public Policy)

@gingerrosh

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