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Twist d'Aula

pittarello aula twist 29 aprile 2016

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - E la crisi, che fine ha fatto la crisi?

Se la parola non si pronuncia nelle feroci parole della campagna elettorale, bisogna andare a vedere quanto scritto nel Def e nei relativi resoconti parlamentari dove, nonostante la sua usuale professione di ottimismo, il governo è stato costretto a tagliare le stime di crescita per il 2016 dall’1,6% all’1,2%.

Sempre crescita si dirà, ma inferiore al +1% di Fmi, Ficht e Prometeia (che prevede anche una manovra correttiva), e al +1,1% di S&P.

Ma c’è da incrociare le dita, perché in audizione parlamentare Bankitalia afferma che il “contesto internazionale è incerto”, la Corte dei conti che è “possibile una revisione al ribasso”, mentre l’Ufficio parlamentare di bilancio prevede una “ripresa anomala”.

Tanto anomala che l’Istat, ipotizzando per i primi due trimestri una crescita di tre decimali (in un intervallo tra +0,1 e +0,5%) afferma che per raggiungere il target del governo è quantomeno necessaria “un’accelerata”.

Le risoluzioni di maggioranza approvate da Camera e Senato, poi, non si preoccupano delle clausole di salvaguardia da 15,1 miliardi di nuove tasse che scatteranno dal 1° gennaio 2017, ma di chiedere “flessibilità pensionistica in uscita”, sperando forse di dare seguito all’annuncio irrealizzato degli 80 euro ai pensionati.

Eppure, proprio gli “80 euro” in busta paga, il taglio delle tasse sulla casa, i 500 euro ai maggiorenni, i quasi 200 mila esodati tutelati al costo di 11,4 miliardi (il 13% dei risparmi della Fornero) ben oltre la categoria in senso stretto (Upb dixit), non hanno rilanciato di un decimale la domanda interna.

Anche l’Unione europea, nel concedere margini di flessibilità, in passato aveva espressamente chiesto che questi fossero utilizzati per rilanciare investimenti e lavoro.

Niente da fare, la storia sembra ripetersi. Allora, non è preoccupante che nelle 14 pagine di Def presentato dal governo al parlamento ci fossero 34 errori (cose da niente, tipo mezzo decimale di debito pubblico in più o un punto percentuale di disoccupazione in meno), quanto la ripetizione sterile di parole come “crescita, investimenti, recupero evasione fiscale”.

Ma i decimali per #italiaconsegnopiù del 2016 sono dovuti principalmente alla politica espansiva della Bce, alla liquidità monetaria internazionale, alla ripresa internazionale, al basso prezzo del petrolio, dell’euro e dei tassi di interesse (8 miliardi in meno di interessi sul debito, metà manovra finanziaria). Insomma, per quanto ci riguarda, c’è da essere preoccupati.

Tutte le previsioni del governo si sono, da sempre, rivelate troppo ottimiste. Per l’anno scorso Monti nel Def aveva previsto +1,5%, Letta +1,7%, Renzi prima +1,3% e poi +0,9%: abbiamo chiuso a +0,67% depurato dagli effetti di calendario. Per quest’anno Letta ipotizzò +1,8%, Renzi prima 1,6%, poi 1,4%, adesso 1,2%.

Speriamo il passato da tragedia, non si trasformi in farsa. (Public Policy)

@GingerRosh

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