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Twist d'Aula

pittarello aula twist 06 maggio 2016

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - La polemica sui vitalizi “insostenibili” dei parlamentari accesa dall’audizione di Boeri alla Camera cancella quella del giorno prima sull’uscita anticipata dalla pensione, che a sua è utile a distrarre dai problemi giudiziari del Pd.

Ma, allargando l’inquadratura, appare chiaro che in tema di pensioni Renzi ha deciso di puntare al consenso di 18 milioni di pensionati e pensionandi, a discapito di politiche a favore dei più giovani. Non c’è cattiveria né ideologia, ma lucido calcolo strategico.

Il Pd alle ultime elezioni politiche ha ottenuto il 16,5% dei voti tra gli under 35 e il 37% tra gli over 65. Al contrario, il Movimento 5 stelle ha raccolto solo il 9% tra gli anziani, mentre ha raggiunto il 33% tra i “giovani”.

Allora, perché non puntare ad un elettorato più fedele invece di rincorrere giovani grillini incazzati davanti allo schermo? E così sembra che sia, perché l’uscita pensionistica anticipata (APE) lanciata dal sottosegretario Nannicini e confermata proprio mercoledì da #matteorisponde si inserisce in una strategia più ampia.

Poiché l’anticipo generalizzato, costando fino a 7 miliardi di euro, non è praticabile, si è pensato ad un “prestito previdenziale” finanziato da banche e assicurazioni, da ricevere in anticipo rispetto alla pensione, con una penalizzazione del 4% annuo e la restituzione una volta superati i 66 anni e 7 mesi.

La penalizzazione la pagherebbe il lavoratore se ne fa richiesta volontaria, l’azienda per i prepensionamenti forzati, lo Stato per le imprese in crisi.

E sarebbe sempre lo Stato a pagare gli interessi sui prestiti erogati, con un costo complessivo che dovrebbe aggirarsi intorno al miliardo di euro ogni anno. Una cifra non esagerata, certo, ma che si aggiunge al resto della spesa pensionistica (il 16,8% del Pil, quasi 300 miliardi di euro, quattro volte quella per la scuola) e che, soprattutto, si sommerebbe ad una serie di interventi simili: l’annunciato bonus da 80 euro a 2,2 milioni di pensionati (2 miliardi l’anno); la salvaguardia di 200mila “over 55” disoccupati in 5 anni fatti rientrare per i capelli nella categoria degli “esodati”, per una spesa di 11,4 miliardi, cioè il 13% dei risparmi attesi con la riforma Fornero fino al 2021; la proroga nell’ultima Stabilità del criterio più ampio possibile per il part-time “opzione-donna”, che inoltre potrebbe tornare anche nella prossima.

Insomma, che l’Italia sia un Paese per vecchi è una banalità, ma se la politica del più giovane presidente del Consiglio non #cambiaverso, la spaccatura “generazionale” potrebbe ampliarsi ulteriormente. Certo, la priorità di Renzi è innanzitutto acquisire consenso alla vigilia della “madre di tutte le battaglie”, quella sul referendum costituzionale. La flessibilità pensionistica in uscita serve a questo.

Abile mossa da giovane vecchio. (Public Policy)

@GingerRosh

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