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Twist d'Aula

pittarello aula twist 17 giugno 2016

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - Tutti lo criticano, ma nessuno ha un’alternativa migliore. Tanto che il capo dei senatori del Pd, Luigi Zanda, lancia la sfida: “se c’è una maggioranza parlamentare per cambiare l’Italicum, fatevi avanti”. Attendiamo fiduciosi, si fa per dire, che minoranza Pd, Forza Italia e Ncd, propongano alternative.

La nuova legge elettorale, più che per i capolista bloccati, desta qualche preoccupazione perché dal mix con la riforma costituzionale – dicono – potrebbe scaturire una “deriva autoritaria” della nostra forma di governo. Tanto che in molti, a cominciare da Eugenio Scalfari, si dicono pronti a votare “si” al referendum, solo qualora si modificasse l’Italicum, con premio di maggioranza assegnato alla coalizione invece che alla lista.

Nel merito, sarà la Consulta, il prossimo 4 ottobre, a decidere sulla legittimità costituzionale dell’Italicum. Intanto, però, per capire se la nuova legge elettorale sia davvero un pericoloso strumento autoritario, si può ipotizzare una simulazione e vedere cosa sarebbe successo alle politiche del 2013.

Dopo un”ipotetico” primo turno, al ballottaggio avrebbe potuto vincere ciascuno dei 3 poli che hanno sostanzialmente pareggiato. Pur avendo raggiunto solo il 25% sia Pd (al 29,5% come coalizione) che 5 stelle e il 21,5% il Pdl (il 29,2% come coalizione), ad un eventuale vincitore al secondo turno sarebbero stato assegnato un premio pari al 55% dei seggi della Camera dei deputati.

Si può affermare che tale premio sia sproporzionato (ma per i sindaci non lo è, come non lo è per Alexis Tsipras), ma certo sarebbe ancor più strano se, come avveniva con Porcellum, invece che ad un singolo partito venisse assegnato a coalizioni che, pur di vincere, imbarcano di tutto, da Bertinotti a Mastella, da Fiamma tricolore a Casini.

In ogni caso, chiunque dei tre partiti avesse vinto, avrebbe ottenuto 346 deputati, quando la maggioranza è di 315, con un margine, quindi, di 31 seggi, quasi il 9%. Ora, dei 97 deputati eletti nel 2013, il Pdl ne ha persi 46, quasi la metà. Il Movimento 5 Stelle è sceso da 108 a 91, perdendone 17 (il 15,7%).

Solo il Pd ha ingrossato le proprie fila, fagocitando Scelta civica e qualcuno a sinistra, tipo Gennaro Migliore, passando da 292 a 302 deputati.  Ma non dimentichiamo mai il peso della minoranza interna del Pd: se alla Camera si nascondono, al Senato sono circa 30 su 108, più di un quarto del totale. Sicuramente capaci, quindi, di mettere in difficoltà il governo.

Ecco, anche con capilista bloccati e premio di maggioranza, le minoranze interne dei tre partiti avrebbero potuto mettere in difficoltà il governo.

Insomma, non sembrano proprio esserci i presupposti di quella “deriva autoritaria” che tutti paventano, ma solo le consuete dinamiche parlamentari. Solo che, invece dei compromessi al ribasso, caravanserragli o accordi post elettorali del passato, con l’Italicum chi vorrà sfiduciare o ricattare il governo dovrà assumersene le responsabilità di fronte agli elettori e, soprattutto, il proprio partito.

Parafrasando, si potrebbe dire che l’Italicum è la peggiore legge elettorale possibile,  eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora. (Public Policy)

@GingerRosh

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