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Twist d'Aula

pittarello aula twist 23 settembre 2016

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - Renzi ha lasciato approvare una mozione parlamentare su eventuali modifiche all’Italicum, in una tattica politica facilmente comprensibile. In vista del referendum, ha calcolato il premier, inutile scendere in trincea contro tutte le voci preoccupate dal combinato disposto tra Riforma e legge elettorale.

Meglio dimostrarsi dialoganti, specie se con uno strumento parlamentare flebile e indeterminato, e provare a s-personalizzare. Così sono spiegabili le contraddizioni di Boschi (prima: “l’Italicum da grande stabilità e leva gli alibi a chi governa”; dopo: “il Parlamento può decidere di cambiarlo”), Renzi (“la miglior legge possibile, ce la copieranno”) e Napolitano, il più abile sostenitore delle riforme costituzionali. Però, privi di contropartite tattiche esterne alla legge stessa, meno comprensibili sono i dietrofront degli altri.

L’Italicum è stato approvato con 3 voti di fiducia e scrutini segreti. Ma oggi Forza Italia vorrebbe tornare al premio alla coalizione e cancellare il ballottaggio. Come anche Ncd. Verdini, intanto, promuove il “suo” proporzionale, la minoranza dem il Mattarellum 2.0, i renziani il Provincellum. Ma, d’altronde, non è la prima volta e non sarà l’ultima che una legge approvata in Parlamento viene, a stretto giro, disconosciuta dai suoi stessi (ex) sostenitori. E’ vero, i correttivi discussi oggi in Cdm sul Jobs Act rientrano nelle “correzioni fisiologiche”. Ma c’è molto altro. Il tanto contestato bail-in, per rimanere nella concreta attualità, non è una norma nata dal nulla, ma approvata in sede europea con il consenso dell’Italia. Come l’unione bancaria, di cui è difficile dire se sia sbagliato il principio o l’applicazione concreta.

Eppure, queste leggi sono oggi disconosciute da tutti. Dopo un’approvazione pressoché unanime, poi, difficile trovare oggi qualcuno disposto a ripetere che la riforma Fornero sia una buona legge. Così come per il Fiscal Compact e per il pareggio di bilancio. Una legge costituzionale approvata in un baleno a stragrande maggioranza, di cui nessuno oggi vuole nemmeno sentire parlare. E, tornando poco più indietro, la riforma costituzionale di oggi – fatta dal Pd – va ad abrogare quella del centrosinistra sul Titolo V approvata nel 2001, per sottrarre alcune argomentazioni federaliste alla Lega di allora. Insomma, siamo abituati a vedere i dietrofront.

Dovrebbero anche i “legislatori” (‘cit.’) abituarsi a pensare che norme approvate per convenienza contingente producono talvolta l’effetto esattamente inverso a quello ipotizzato. Una situazione evidente per le leggi elettorali, con il Mattarellum varato dai democristiani in funzione antileghista e il Porcellum di Calderoli per contrastare Prodi, che poi hanno ribaltatdo nei fatti il desiderio iniziale. In fondo, questa eterogenesi dei fini è una sottile nemesi che sarebbe quasi giusta per un legislatore che crede di poter legiferare a proprio vantaggio. Sarebbe, se non ci rimettesse tutto il sistema. (Public Policy)

@GingerRosh

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