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Twist d'Aula

pittarello aula twist 28 febbraio 2015

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - Siete su Public Policy, ma anche su un sito web. Questo è un articolo ironico, ma anche serio. State leggendo interessati, ma anche svogliati. Scusate, dopo una settimana in cui il Parlamento ha affrontato il tema della giustizia, a forza di dichiarazioni ecumeniche, di scatti in avanti e fughe a ritroso, di annunci di pacificazione tra politica e magistratura, come di rinnovate ostilità, è naturale volere bene alla mamma, ma anche al papà. Il tema giustizia in Italia è un ardente fuoco coperto solo da un sottile strato di cenere che si ravviva ad ogni folata mediatica.

Sarà un caso che, non appena la Cassazione giudica il maxiprocesso Eternit sulle morti per l’amianto un procedimento sbagliato perché “prescritto ancor prima di iniziare”, al Senato va in agenda il tema degli ecoreati e alla Camera quello della prescrizione. Sarà un altro caso, ma passati 20 anni di contrapposizione tra il “pregiudicato B.” e le “toghe rosse”, dopo 12 mesi di governo Renzi e 11 di Nazareno, in seguito ad un dibattito nemmeno troppo acceso, la nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati passa in via definitiva in Parlamento.

L’Associazione nazionale magistrati dice che si tratta di “una legge contro i magistrati”, ma (anche) non sufficiente a indire uno sciopero che era opportuno, invece, per protestare contro il taglio delle ferie... L’Anm chiede un incontro con il neo presidente Mattarella, come già hanno fatto Brunetta, Grillo e Salvini una volta asfaltati dal bullismo di Renzi, come si pretende un colloquio ai genitori di un ragazzo prepotente.

Ma è lo stesso Mattarella che, sobrio, fornisce pubblicamente la risposta citando Calamandrei: “C’è bisogno di legalità – ma anche – un pericolo di irresponsabilità anonima per i magistrati”. Approvata la legge, comunque, c’è da fare il resoconto degli altri casi di schizofrenia “ma-anchista”. Il Movimento 5 stelle aveva votato a favore nel passaggio a Palazzo Madama, ma poi (anche) no a Montecitorio.

Forza Italia contraria al Senato, ma (anche) astenuta alla Camera. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, parla di “un reale punto di equilibrio”, ma anche di possibili correzioni ogni 3 mesi. Il suo sottosegretario, Cosimo Ferri, rilancia lo sciopero e una raccolta di firme, ma c’è (anche) il viceministro Enrico Costa che sottolinea l’importanza di aver mantenuto “l’equilibrio del testo uscito dal Senato”.

Insomma, c’è il pluralismo dell’informazione, ma anche quello interno al ministero della Giustizia. Lo stesso Orlando spiega che “si chiude una guerra ventennale, ma con autoriciclaggio e anticorruzione vogliamo dare ai magistrati poteri più stringenti”. In commissione Giustizia a Palazzo Madama, intanto, sul ddl anticorruzione si capovolge il Nazareno: ostruzionismo di Forza Italia e voto favorevole dei 5 stelle, ma anche possibilità di correggere l’intero sistema sanzionatorio, come spiega il relatore Nico D’Ascola di Ncd a Public Policy.

Dopo l’uscita dal proscenio della divisiva figura di Berlusconi e in seguito alle molteplici esperienze fallimentari delle toghe prestate alla politica, queste maggioranze temporanee e trasversali potrebbero far pensare alla fine della paralizzante contrapposizione frontale tra giustizialisti e garantisti, tra manettari e manutengoli. Ma anche no. Almeno non ancora. Da una parte, infatti, c’è il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini che elogia “la posizione netta ma – anche – equilibrata del Csm”. Dall’altra mille voci togate, da Milano a Palermo, si uniscono per criticare una legge che “ci saremmo aspettati da Berlusconi, ma non (anche) da Renzi”.

Anche se lento, però, il declino politico di Arcore è inesorabile e il bipolarismo armato, ingessato e ingessante costruito sulla persona di Berlusconi sta per essere archiviato. Tutte le rendite, berlusconiane o antiberlusconiane che fossero, avranno inevitabilmente vita più difficile. Anche certe correnti della magistratura. Tra un “ma anche” e l’altro, infatti, agli atti c’è una legge attesa almeno dal 1988 e sempre osteggiata dalle toghe. Un segnale del cambiamento di stagione molto debole, ma anche evidente. (Public Policy)

@gingerrosh

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