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Twist d'Aula

pittarello aula twist 18 aprile 2015

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - Non si tratta del se, ma del come. La madre di tutte le riforme renziane, quella sulla legge elettorale, si avvia al redde rationem, con l’Italicum approdato alla Camera. Senza un improbabile suicidio parlamentare collettivo che, pur di bloccarne l’approvazione, faccia cadere il governo, saltare la legislatura e tornare al voto, la nuova legge sarà approvata prima delle elezioni regionali. Con l’esito della battaglia già scritto, però, come uno scorpione circondato dalle fiamme, gli oppositori di Renzi non rinunciano comunque a farsi del male da soli.

La minoranza Pd, infatti, alza le barricate su una questione “tecnica” di cui all’opinione pubblica interessa davvero poco, mentre il ben più ideologico e pragmatico Jobs Act non è mai stato veramente messo in discussione. In questo modo, più che l’interesse dei lavoratori, sembra voglia tutelare solo i propri. Inoltre, passa l’intera giornata di venerdì a discutere sulla possibilità di tornare indietro sulle riforme istituzionali, abboccando all’amo lanciato da Renzi. Un dibattito fondato sul nulla, poiché le regole sulla procedura di revisione costituzionale escludono la possibilità di modificare ulteriormente il testo delle riforme istituzionali sul Senato non elettivo, a meno di non voler far ripartire da zero tutto l’iter della riforma.

Insomma, se non fosse questione di politica e poltrone sarebbe da lettino dell’analista, perché anche le critiche nel merito della legge elettorale stessa, i motivi per cui l’Italicum non andrebbe bene, sono contraddittorie e schizofreniche. In primis, la questione dei capilista bloccati, contro cui Bersani rilancia le preferenze. Lo stesso Bersani che diceva: “combatto contro le preferenze, no a nuovi Scilipoti”. Poi, le critiche all’eccessivo premio di maggioranza da parte della minoranza Pd, innamorata di Alexis Tsipras, tralasciano un dettaglio importante: Syriza governa con un premio di 50 seggi, il 16,6% del totale, ottenuto con il 36,34% dei consensi.

Con l’Italicum, in cui il premio arriva al 40% dei voti, questo non sarebbe accaduto. Inoltre, nel solo caso la soglia per avere il premio sia raggiunta, vengono conferiti il 55% dei seggi totali, pari a 94 scranni alla Camera, il 14,9% del totale. Meno di quanto previsto in Grecia. Ma Tsipras è bello, Renzi no, anche se si cambia otto camicie bianche al giorno. Se poi la minoranza Pd dimentica che la legge elettorale di Atene ha effetti assai più maggioritari dell’Italicum, ha uno sbarramento al 3% (come nell’Italicum), che in Grecia c’è un sistema monocamerale (come previsto dalle riforme costituzionali) e un leader carismatico (come è Renzi), ci sarebbe davvero da chiamare un dottore, ma uno bravo. Che il gioco della rimozione fa brutti scherzi. (Public Policy)

@gingerrosh

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