Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Twist d'Aula

pittarello aula twist 08 maggio 2015

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - Cosa c’è in comune tra i disordini di Milano per l’inaugurazione dell’Expo e l’uscita di Pippo Civati dal Pd, oltre al ruolo del ribelle dannato e al fascino della sconfitta? Il ritardo culturale della sinistra sul corso della storia. Nel lasciare gruppo e partito, il Pippo più indeciso di sempre ha annunciato di non voler aderire a nessuna forza esistente per “avviare un percorso nella società italiana, alla ricerca di quel progetto…..”.

Al di là della buona volontà, “quel progetto” nascerebbe monco per una serie di ragioni. La prima è che questa “alternativa di governo a sinistra” (sic) sarebbe un accozzaglia di espulsi dai 5 stelle, sindacalisti con voglia di politica, residui di Sel e Rifondazione e altri attrezzi post-postcomunisti. Civati, poi, è affetto dalla stessa sindrome del leader (mancato) che tanto rimprovera a Renzi, altrimenti prima di uscire dal Pd avrebbe aspettato ipotetici compari come Fassina e Mineo. E come Renzi è bravo mediaticamente (lo dimostra il teatrino del lascio non-lascio), ma ambiguo nella sostanza di “quel progetto”.

Quello che manca più di tutto a sinistra non sono i leader, di cui pure avrebbe bisogno (vi piace Giuliano Pisapia?.....), ma un riferimento ideologico al passo con i tempi. La sinistra italiana sfila sotto simboli di un comunismo sepolto dalla storia, rivendica diritti dei lavoratori costruiti in un altro millennio, ha come idoli facce da poster per liceali, come Che Guevara. Nel 2000 è uscito “No Logo”, poi Google, Facebook, smartphone, Uber, Tripadvisor e tutta una serie di innovazioni che hanno trasferito la rivoluzione tecnologica nella vita quotidiana e nelle relazioni interpersonali. Modelli economici e sociali si stanno plasmando su queste innovazioni.

Le idee della sinistra, invece, restano ferme alla dialettica padrone-sfruttato, al posto fisso, all’articolo 18, alla lotta di classe. Oppure, non riuscendo a proporre alternative valide, degradano in fantasiose teorie di decrescita sostenute da possessori di Iphone 6 di ultima generazione. Tra l’altro, andate a spiegare ad un asiatico che deve “decrescere” e vedete quanto sarà d’accordo.

La più influente ideologia della storia Marx l’ha costruita guardando la realtà degli operai inglesi e costruendoci sopra un’idea, dopo. Oggi la sinistra non sviluppa quasi mai il proprio pensiero in conformità a quanto accade nella vita di tutti i giorni, tralasciando tutta una serie di fenomeni. Prendete quanto avvenuto a Milano. I manifestanti erano divisi tra “pacifici” sotto lo slogan “NoExpo” e “i violenti”, che hanno condito il tutto con qualche tafferuglio. Ora, con un po’ di fuoco e qualche vetro rotto, le poche idee e la totale latitanza delle proposte dei “pacifici” sono finite subito nel dimenticatoio. Poi, ovviamente, tra le tute nere c’era qualche infiltrato o qualcuno che voleva solo spaccare tutto, ma non solo.

Degradare a semplice violenza quegli episodi senza tentare di comprenderli, come fa parte della sinistra italiana, significa ignorare un grande potenziale politico e importanti realtà di lotta diffuse in tutto il mondo. Basta vedere che succede all’estero il primo maggio, con scontri violenti e manifestazioni altamente politicizzate, mentre a San Giovanni c’è l’allegro concertone dei sindacati trasmesso su Rai Tre in quota Pd.

Le lotte della sinistra non hanno alcun sostegno culturale che non sia il pallido lascito delle battaglie del Novecento. Senza una riflessione adeguata al nuovo millennio che parta dal principio di realtà, la sinistra è rimasta lì, specialmente in Italia. Civati ha ragione quando dice che “a sinistra non c’è niente e che tra i ceti popolari tra poco arriverà Grillo e anche Salvini”. Solo che la soluzione non è costruire “un progetto civatiano” partendo da un gruppo parlamentare con grillini eletti sotto la “profondissima” ideologia del “vaffanculo”. Forse un poco di riflessione politica in più non sarebbe poi tanto nociva. Leggere, capire, guardare la realtà. D’altra parte siamo nell’era del Capitale nel XXI Secolo.

@gingerrosh

© Riproduzione riservata