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Twist d'Aula

pittarello aula twist 28 marzo 2015

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - Quanto il destino della legislatura si giochi sull’approvazione della legge elettorale emerge dall’ennesimo diktat che Matteo Renzi impone alla sua minoranza. Se il premier vuole qualcosa, fissa le scadenze a prima di subito, i suoi fedeli sbattono i tacchi ben allineati e i suoi oppositori i pugni sul tavolo, ma, alla fine, il Parlamento si inchina allo strapotere rottamatore. Se invece, come avviene sui temi della giustizia in discussione sia alla Camera che al Senato, il governo non imprime lo sprint e lascia anche solo un piccolo margine all’ambiguità, si aprono le gabbie e, tra un insulto e un fischio, ci si ritrova impaludati.

Nella settimana decisiva numero 105 per l’anticorruzione va in scena, infatti, una degradante commedia. “Dopo troppi rinvii finalmente si affronta il tema della corruzione”, si crogiolava il presidente del Senato, Piero Grasso. Si, ma dipende come, perché a Palazzo Madama ogni fantasia diventa realtà. Nicola Morra (5 Stelle) si infila una grossa molletta sul naso, ben visibile agli obiettivi delle telecamere, urlando in aula che “la corruzione spuzza” (in molti sono convinti che la voce fosse quella di Paperino). Lucio Barani, l’ultimo craxiano, perennemente adornato di garofano rosso e vestito con la maglietta “Je suis Craxi”, vorrebbe sanzionare chi compie reati contro la pubblica amministrazione con la fucilazione in pubblica piazza, ma senza morte (un garantista vero!). Tra le altre cose, poi, vorrebbe che i corrotti fossero “esposti in piazza al pubblico ludibrio” per almeno 18 ore, “a prescindere dalle condizioni atmosferiche” (tranquilli, arriva la primavera).

Per far contenti i magistrati che ama tanto, poi, il senatore di Gal propone di istituire “tribunali speciali, sette giorni su sette, 24 ore su 24”. E ci mancherebbe altro… anche se piove. L’assurda provocazione, però, non è isolata e si inserisce nel gran galà delle ripicche. Sull’allungamento dei tempi di prescrizione in discussione alla Camera, l’Ncd si muove con strisciante ostruzionismo pur di testimoniare la propria esistenza, ma alla fine il testo passa. Il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, poi, ha bisogno di specificare che al Senato “il primo aprile non si scherza e si deve votare l’anticorruzione”. Di tutto questo, però, Renzi se ne cura poco. Il suo obiettivo è un altro: la legge elettorale “che vale quanto gli 80 euro” (speriamo proprio non esattamente).

Così, mercoledì pomeriggio prima lancia il tema delle intercettazioni come diversivo per raffreddare il bollente clima sulla giustizia, poi consegna via whatsapp la dichiarazione di guerra alla minoranza del suo partito. Riunione della direzione convocata lunedì. L’Italicum sarà approvato alla Camera e non tornerà al Senato. Gianni Cuperlo si arma di ironia (“in direzione siamo sul filo di lana”), Pippo Civati di vittimismo (“Renzi crea tensione e da la colpa a noi”), Stefano Fassina è allarmatissimo, allarmatissimo… (“Ci vogliono dividere”. Ancora? #scissionedellatomo). Ora, dividersi prima delle elezioni regionali non è certo geniale. Renzi lo sa e mette il turbo all’Italicum, anche perché la minoranza Pd è oltremodo divisa al suo interno ed è il momento di approfittarne.

Andando a controllare, in effetti, la si ritrova compatta solo in occasione dell’elezione di Mattarella, ma fu per merito di Renzi. Per la legge elettorale c’è un ultimo scoglio. Grazie al voto segreto, alla Camera potrebbe passare qualche emendamento che poi costringerebbe un complicato ritorno al Senato, dove la maggioranza ha numeri più incerti. D’altra parte, lasciare al Parlamento la responsabilità su tempi e modi per approvare l’Italicum equivarrebbe sostanzialmente ad insabbiarlo. Vi ricordate, per caso, quante riforme, quante decisioni importanti, quante leggi di propria iniziativa ha approvato spontaneamente il Parlamento in questi anni?

Certo, alle 11 del mattino, alla buvette del Senato, c’era Sergio Zavoli che protestava: Palazzo Madama deve sapere, bisogna intervenire, così non è possibile. E che diamine, “manca il mio anice preferito per correggere il caffè”, lamentava l’anziano senatore, che si è dovuto accontentare della Sambuca. Un po’ come noi, che per vedere muoversi qualcosa, invece del potere legislativo, possiamo contare, ahinoi, solo sull’esecutivo. O sull’alcol. (Public Policy)

@gingerrosch

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