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Twist d'Aula

pittarello aula twist 14 febbraio 2015

ROMA (Public Policy) Nella settimana in cui esce nelle sale “50 sfumature” anche Renzi ci si esercita a tirare la corda al limite. Passata la sbornia per l’elezione di Mattarella al Quirinale, cambiato lo scenario politico, cambia anche l’atmosfera in Parlamento. Di nuovo Renzi contro tutti, di nuovo Aventino. Ancor prima che inizino i lavori già tira una brutta aria. Il vicepresidente di Area Popolare alle 15,43 di lunedì lancia l’allarme: “sulle riforme una discussione più difficile e meno veloce”. Quiete prima della tempesta.

Martedì. Montecitorio. Si aprono i lavori e si dimette da relatore al ddl Riforme, Francesco Paolo Sisto di Forza Italia, confessando “è doloroso, ma il patto del Nazareno è rotto”. Brunetta sugli scudi: “faremo di tutto per rallentare la corsa rovinosa delle riforme”. Gli risponde il capogruppo Pd, Roberto Speranza, “avanti anche senza Forza Italia”. Cominciano le danze. Rimane come relatore unico Emanuele Fiano (Pd). Ma restano anche 4300 emendamenti e subemendamenti da votare. Tempo stimato: tra le 30 e le 40 ore. Lega e M5S fanno ostruzionismo e scatenano la guerra. In aula volano faldoni. Deve scendere in campo il generale Maria Elena Boschi “chiudiamo sabato”. Un attacco frontale che lascia spazio per l’armistizio. Anzi, solo per la resa incondizionata. “Molto dipenderà dalle opposizioni”, aggiunge infatti la ministra per le riforme. E’ la prova di forza renziana.

Il mercoledì a colazione le prime cannonate arrivano a mezzo stampa. “Deriva autoritaria” la bomba di Berlusconi. “Cangureremo gli emendamenti”, stringe il cappio Renzi. Intanto, però, a Montecitorio ci sono prove tecniche di dialogo. Laura Boldrini concede qualcosa alle opposizioni. Alle 10,47, la Boschi proferisce la parola “apertura”. Segue Speranza (Roberto). Si apre un dibattito lungo due ore, ma nessun voto. Vendola prova a tirare verso sinistra: “fermarsi, il Nazareno è crepato”. Porello.. risorgerà? Alla Camera arriva Berlusconi che sentenzia “il Patto è rotto”. Renzi è però convinto che “pur di non andare ad elezioni voteranno le nostre proposte” e fa partire la seduta no-stop, impedendo così la presentazione di altri subemendamenti. Nel Montecitorio versione night&day si scatena il putiferio. Quasi rissa tra Lega e Ncd. La seduta fiume è in piena, ma l’aula rimane a secco per mancanza del numero legale. Sospensione.

Giovedì la situazione comincia a delinearsi. Delle 3 maggioranze a disposizione che Renzi aveva 10 giorni fa ne è rimasta una sola, e nemmeno troppo fedele. Rosy Bindi, infatti, chiede di “allungare i tempi”. Il Pd allora bussa alla porta del quarto forno, quello dei 5 Stelle, ma all’ingresso c’è scritto “Renzi come Hitler, come Pacciani, come il Duce”. Per i pentastellati, poi, la vicepresidente Sereni è “una serva, serva, serva”. Cosi il relatore Fiano su Twitter da “5 in democrazia ai grillini”. Passa il tempo e scoccano le 21. Articoli votati: 3.

Venerdì. Resa dei conti. Mancano ancora circa 700 votazioni, ma la Boschi annuncia “si chiude, forse anche stanotte”. Ore 12, conferenza dei capigruppo, ci si siede al tavolo delle trattative. Ci si alza ancor più belligeranti. Ore 13,45 alla riunione del Pd Renzi lancia l’aut-aut finale. “Non mi faccio ricattare, ci vogliono solo fermare. Chiudiamo domani”. E allora Lega, Sel e 5 Stelle, Fratelli d’Italia, parte del Misto e Forza Italia abbandonano l’aula. Brunetta invoca l’intervento del capo dello Stato per una “vita parlamentare violentata” (sempre questo sadomaso…). Speranza c’è e lancia un “ultimo appello”, ma Renzi fa Renzi: “vedremo con il referendum con chi stanno gli italiani”.

Lo schema è chiaro: il leader carismatico vuole contrapporre la sua legittimazione popolare a partiti. delegittimati e paludati Ore 17,14, si passa alla zoologia. Brunetta promette “sorci verdi”. Il Pd usa “il canguro” e, senza ostruzionismo e in un’aula semideserta, procede spedito nelle votazioni durante la maratona notturna. La battaglia è vinta. Voto finale, come volevano i “master” Renzi&Boschi, previsto a marzo. Le opposizioni, sottomesse, hanno già appuntamento con Mattarella per martedì, con consultazioni separate. E’ la chiusura del cerchio. Proprio sul nuovo inquilino del Quirinale si è rotto il Nazareno 10 giorni fa. Ora sarà lui a decidere se e come potrà risorgere. (Public Policy) MPT

@gingerrosh

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