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Twist d'Aula
Legge elettorale, ha da passa' 'a nuttata

pittarello aula twist 18 maggio 2017

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - Quando l’apparenza conta più della sostanza. Il dibattito sulla legge elettorale è tutto un affastellarsi di bonarie dichiarazioni per un “testo condiviso”, “un confronto aperto”, un “troveremo una mediazione”, quando poi, nella pratica, ognuno sembra perseguire solo il proprio interesse.

Dopo il primo stop, Renzi ha annunciato di voler chiudere in pochi giorni, come se fosse facile, come se solo lui fosse in grado di sbloccare la situazione, come se l’esperienza dell’Italicum o quella del “con me o contro di me” del referendum fosse passata invano. Alla Camera la proposta dell’Italicum-bis è decaduta, il relatore Mazziotti ha rifiutato un secondo mandato e ora tocca ad Emanuele Fiano portare avanti la proposta di un Mattarellum corretto (che i grillini hanno battezzato Verdinellum...).

Una bozza che favorisce le forze radicate territorialmente, tanto che Forza Italia, Mdp e 5 stelle già protestano. Una bozza, oltretutto, non condivisa, tanto che durante l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali di mercoledì molti deputati sono andati su tutte le furie. Il testo, infatti, era sulle scrivanie delle redazioni, ma non su quelle del Parlamento. Difficile trovare la condivisione su qualcosa che non c’è.

Ma questo è solo l’ennesimo tatticismo di un’interminabile serie, che mostra quanto la volontà di alzare un polverone prevalga su quella di fare chiarezza. Per esempio, per semplificare l’iter, sarebbe stato assai più facile partire dal Senato, dove la maggioranza è in bilico. Se ci fosse stata davvero la volontà di trovare una quadra, infatti, sarebbe stato più utile partire lì, dove si manifesta il problema. Provare a risolverlo. E poi passare alla Camera, dove i numeri per l’approvazione non mancano.

Invece si è deciso di iniziare da Montecitorio. Così, ammesso e non concesso che si possa approvare un testo, poi ci sono le forche caudine di Palazzo Madama, dove c’è il rischio di ritrovarsi bloccati visto che la maggioranza non c’è. Una scelta che non può essere causale e che diventa benzina sul fuoco della bagarre. Perché, se durante la seconda lettura dovesse scoppiare l’incidente e la legge naufragare, Renzi e i suoi potrebbero accusare gli altri di volere solo l’ingovernabilità. E forse potrebbero anche chiedere elezioni anticipate contro “la palude parlamentare”.

Intanto, tra i centristi di Gal, Cor e Misto circola l’ipotesi sulla creazione di un nuovo gruppo al Senato. “Si sta creando un gruppo di transfughi e voltagabbana. Sono i 12-13 senatori che servono a Renzi per approvare la legge elettorale”, dice Toninelli (M5s). Il primo squillo di prevedibili polemiche su “inciuci”, “accordicchi” e “leggi su misura”.

Cioè quanto sarebbe da evitare del tutto in caso di definizione delle regole del gioco. Ma gli altri non sono da meno. Dopo anni di passione maggioritaria, Berlusconi è rinato proporzionalista, perché così non sarebbe costretto a scegliere prima del voto tra Salvini e Merkel.

La Lega, da parte sua, può puntare sul maggioritario o il voto di coalizione per mettere il Cav con le spalle al muro, ma può anche accettare la proporzionale (pure con sbarramento regionale all’8%), per ritagliarsi un proprio spazio autonomo. I 5 stelle, poi, potrebbero avere tutto l’interesse al suk dell’ingovernabilità, ma anche semplicemente a non stringere nessun accordo con il Pd, pur di rimarcare la differenza e il loro essere alternativi. Vorrebbero estendere al Senato il sistema previsto alla Camera, ma poi non vogliono i capilista bloccati che invece nel cosiddetto “Legalicum” sono previsti, cadendo quindi in contraddizione.

Saranno settimane, e forse mesi, di battaglia parlamentare. Ma il plot che sembra andare in scena è quello del classico gioco del cerino, dove si agisce solo per svelare il gioco degli altri, dove la priorità è individuare le responsabilità e gli interessi altrui e non il contenuto della riforma stessa. Ma forse è solo un momento, e non una condizione che dura da anni. (Public Policy)

@GingerRosh

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