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Twist d'Aula
#Passodopopasso, certo

concorrenza 06 aprile 2017

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - #Passodopopasso, diceva uno degli slogan renziani. Nello scrivere la legge sulla concorrenza, invece, il Governo Renzi aveva inserito tanti, troppi temi delicati tutti insieme: assicurazioni, professionisti, energia, farmacie, notai, taxi. Con l’effetto di coagulare tutte le opposizioni, tanto che la prima legge, attesa dal 2009, e che doveva essere annuale, è paralizzata da più di due anni in Parlamento.

Soprattutto, il provvedimento che doveva arrivare questa settimana in aula a Palazzo Madama (ma è slittato a dopo Pasqua) con un maxi e la fiducia, è stato annacquato fino a diventare “il suo contrario”, ha spiegato il dg di Bankitalia, Salvatore Rossi.

Ad oggi, in pratica, l’unico antidoto concreto è in mano all’Antitrust, che può invitare al ritiro di provvedimenti limitativi della concorrenza. E il 40% delle segnalazioni, in media, va a buon fine. Lunedì scorso l’Authority ha chiesto l’abrogazione della norma approvata nel Milleproroghe che, di fatto, impedirebbe a Flixbus di operare in Italia.

“Se torna in commissione noi chiudiamo bottega, ci restano solo 60 giorni. Oltretutto, hanno cambiato le regole in corsa come fossimo in un sistema feudale”, aveva detto a Public Policy, Andrea Incondi, country manager della ‘Ryanair’ su gomma. Ma non sarà il ddl Concorrenza il veicolo per abrogare la norma: mercoledì infatti, dopo un incontro tra maggioranza e Governo, si è deciso di lasciare il testo così com'è (a parte - forse - inserire la cosiddetta clausola 'antiscorrerie'). E Flixbus? Se ne parlerà - promettono - nel decreto Enti locali, in arrivo.

Intanto, anche Calenda si lamenta: “Non mi è andata bene con la concorrenza”. Lui, almeno, potrà portare a casa qualcosa. Peggio, forse, è andata a Lanzillotta. Per un emendamento al Milleproroghe che posticipava a fine anno l’obbligo per gli Ncc di tornare in rimessa a fine servizio è stata accusata delle peggiori nefandezze, come fosse il nemico numero uno del popolo. Invece, quell’intervento serviva per ristabilire tempi logici e a sciogliere dubbi interpretativi. Soprattutto, ha aperto la possibilità di un confronto con le categorie.

Certo, non sarà facile spiegare agli amici tassisti che c’è il futuro che avanza, che le loro licenze potrebbero essere monetizzate, che esiste il car sharing, che a Mosca o a Varsavia ci si muove con Uber Pop. E che – nei tempi di Bla Bla car, Flixbus, Netflix, Airbnb e così via – voler bloccare gli Ncc in autorimessa è anacronistico e illogico. Ci vorrà tempo, ma un’evoluzione è comunque inevitabile.

Poi ci sono questioni legate meno alla “tecnologia” – e quindi meno cool – ma altrettanto fondamentali, come i farmaci di fascia C, i ruoli dei notai nelle compravendite immobiliari, le società tra professionisti e molto altro. Solo che ogni tema è decisamente complesso, ed è necessario, allora, evitare che gli interessi particolari si alleino, prevalendo su quello generale. L’ambizione di voler cambiare tutto e subito, come se fosse facile, ha unito le opposizioni e generato possenti anticorpi. E quelli anti-concorrenziali sono molteplici e poderosi. Infatti, non c’è dubbio che, dovendo la legge essere in teoria annuale, sarebbe stato meglio affrontare un settore alla volta.

Anche Antonio Catricalà lo disse qualche mese fa a Public Policy senza mezzi termini: “L’estremismo della concorrenza ha generato reazioni. Non voglio fare mea culpa ma è evidente che siamo fermi al palo e – sottolinea – in pubblico mai nessuno si professa contrario, ma poi su questo ddl si sono coalizzati i farmacisti con i notai, i petrolieri con i produttori di energia elettrica”.

L’Italia è il paese delle Corporazioni delle Arti e dei Mestieri. Poiché le resistenze sono più forti che altrove, sarebbe più agevole andare davvero un passo alla volta, un settore ogni anno, piuttosto che inserire in unico provvedimento tanti temi delicati. Lo stesso Monti, che in Europa è stato il portabandiera della concorrenza, non ha potuto molto quando era al Governo, eccetto qualche misura del ‘Cresci Italia’.

Bersani, ai tempi delle lenzuolate, era al massimo della popolarità. Poi, una volta in Parlamento, il suo provvedimento venne sterilizzato. Tanto che, ancora oggi, quando incontra Catricalà con la sua tipica bonomia emiliana si lamenta: “Ma che figura mi hai fatto fare” gli dice. Meglio, allora, fare un passo alla volta. (Public Policy)

@GingerRosh

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