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Twist d'Aula
Quelli che votavano a sinistra, ai tempi di Le Pen

pittarello aula twist 05 maggio 2017

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - Probabilmente non conquisterà l’Eliseo, ma Le Pen ha sfondato tra i ceti più poveri, tra gli operai, tra quello che una volta era il bacino della gauche. I lavoratori della Whirpool, i pescatori di Grau-du- Roi, i quartieri popolari di Marsiglia, la socialista Nord-Pas- de-Calais- Picardie e molte altre zone, tradizionalmente di sinistra, hanno votato a destra. Non è casuale che gli elettori di Melenchòn siano divisi tra Macron, Front National e astensione.

Non lo è nemmeno che nella Vienna operaia di Simmering vinca l’ultradestra, che nella città dove è nato il comunismo in Italia – Livorno – governino i 5 stelle, che nelle periferie romane abbiano prevalso Raggi e Meloni. E che, prima di loro, molti circoli comunisti della Padania si siano trasformati in avamposti leghisti. Da anni, operai e ceti popolari votano a destra. Spesso, certa intellighenzia de sinistra spiega questo trend con un semplicistico “colpa dell’ignoranza della gente”. Ma è presunzione. Anche perché, negli slums londinesi dove Marx elaborò la sua teoria, non si parlava certo in greco antico. E, specialmente in Italia, la banalizzazione che dice che la sinistra sta con i poveri e la destra con i ricchi, alla prova dei fatti, si scontra con i provvedimenti concreti.

Gli 80 euro, per esempio, sono a beneficio di chi ha un reddito, non per chi è nullatenente. E il governo Renzi ha messo nove miliardi sul banco per la flessibilità previdenziale, la quattordicesima per i pensionati e l’ottava (!) salvaguardia per gli esodati. Chi vive con la minima, invece, spera nel prossimo giro. O nella vittoria di Grillo. Come anche chi si attende qualche forma di reddito minimo.

La gran parte dei sindacati, infatti, da anni protegge chi ha già un lavoro, dipendente, magari a tempo indeterminato, se non direttamente chi è pensionato (e la metà degli iscritti Cgil è fuori dal mercato del lavoro), mentre oggi la maggior parte dei giovani è collaboratore o partita iva. Cioè i destinatari del cosiddetto Jobs Act autonomi (di Sacconi, non proprio un fervente comunista); un provvedimento – potrebbe diventare legge entro maggio – che nonostante i compromessi, tutela la parte contrattuale debole nel mondo del lavoro di oggi. E del futuro. Invece di riformare il welfare in modo da difendere anche “gli atipici”, per anni si sono alzate le barricate sulla cassaintegrazione.

Senza dimenticare che l’abolizione della tassa sulla prima casa (4 miliardi), pur nella sua trasversalità, è un messaggio (e un aiuto) agli insider – spesso over 40 e sicuramente proprietari – rispetto agli outsiders. Com’è chiaro che il veto sulla riforma del catasto continua a privilegiare i palazzi storici e chi vive in centro e non certo le periferie costruite da poco. Insomma, la teoria della sinistra, più che nell’elaborazione di proposte concrete, si crogiola in ambigue filosofie naif di “decrescita felice”, che sarebbe poi curioso spiegare ad un abitante di un paese povero. Tra l’altro, con i “no” alle opere pubbliche, agli investimenti privati, alla mobilità e al dinamismo sociale, ormai ci siamo già in decrescita. Infelice.

La tutela indiscriminata di ogni dipendente pubblico, anche il più incapace, ha livellato tutti verso il basso e costretto i meritevoli alla disillusione. L’assunzione di 100 mila professori, mentre i migliori docenti creano associazioni private di ripetizioni per ragazzi di buona famiglia che non sanno l’italiano, è il fulgido esempio di questa tendenza. Non è un caso che Le Pen chieda parità di retribuzione tra uomini e donne, mentre la sinistra in Italia non riesca ad approvare, non si dice una legge sull’eutanasia, ma nemmeno quella sul testamento biologico. Difficile (e perdente) inseguire il grillismo sul suo terreno, senza una preventiva autocritica strategica. Domenica c’è la prima Assemblea Pd con Renzi nuovamente segretario. Poiché è evidente quanto lui non sia Macron, se non vuole cedere parte del suo bacino elettorale a Grillo, che tra l’altro è molto più trasversale di Le Pen, sarà il caso che colga l’occasione per fare qualche scelta diversa. (Public Policy)

@GingerRosh

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