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Twist d'Aula

pittarello aula twist 01 aprile 2016

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - Polemica scaccia polemica. L’appuntamento con il referendum sulle trivelle si sovrappone all’ultimo passaggio parlamentare del ddl Boschi.

La settimana precedente il 17 aprile, infatti, in un incastro di date e agende mediatiche, il prevedibile ostruzionismo delle opposizioni sulla riforma costituzionale rischia di oscurare la battaglia dei #NoTriv.

Se non è casuale, la coincidenza non dispiace a Renzi, che vorrebbe parlare il meno possibile di trivelle, sia per non aprire ulteriori polemiche interne con la minoranza, sia per non cadere in contraddizione con sue vecchie posizioni.

Ma, soprattutto, perché l’unico modo per non inciampare nel referendum fratricida indetto dalle Regioni è che vinca l’astensione. Le opposizioni, a cominciare da 5 Stelle e Forza Italia, avevano chiesto la sospensione dei lavori della Camera in modo che, senza distrazioni mediatiche, il dibattito si concentrasse esclusivamente sui temi referendari, così da aumentare il coinvolgimento dei cittadini e la spinta verso le urne.

Purtroppo per loro, invece, la capigruppo di Montecitorio ha lasciato il 12 aprile come data fissata per l’esame del ddl Boschi. Se la discussione generale è contingentata, per le dichiarazioni di voto possono iscriversi tutti. “Non consentiremo di chiudere subito”, dice Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra italiana, preannunciando la solita bagarre in aula.

E poiché il weekend arriva in un attimo, se tirato per le lunghe, l’ostruzionismo sulla riforma potrebbe rivelarsi controproducente. “Sono in un vicolo cieco – commenta infatti un deputato renziano – perché se fanno ostruzionismo, non si parlerà mai di trivelle e il loro referendum fallirà.

Se rinunciano alla polemica sulla riforma, invece, saranno silenziosi complici di quello che loro chiamano "lo stupro della democrazia”. Insomma, l’agenda mediatica dei referendari sembra finita in un vicolo cieco.

Da sinistra sperano di spostare la partecipazione a livello territoriale, nelle regioni interessate. I 5 stelle provano a rigirare il tema, secondo cui “la disinformazione di regime aiuta i petrolieri”.

A destra, un Brunetta novello ambientalista, lo spiega facilmente: “ci eravamo dati appuntamento per il 12 aprile, ma dopo hanno fissato il referendum al 17”.

Già, l’importanza del tempo e gestione dell’agenda. Per l’intanto, Renzi ha offuscato il referendum che non gli piace e ha costruito uno spazio di cinque mesi di campagna elettorale per quello che più gli sta a cuore, quello costituzionale, che tra l’altro non ha nemmeno bisogno del quorum. (Public Policy)

@GingerRosh

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