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Twist d'Aula
Si avvicinano le elezioni. Si allontana la concorrenza

concorrenza 22 giugno 2017

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - Oggi arriva l’annuncio che ufficializza un'ulteriore melina, proprio ad un passo dal traguardo. Dopo due anni e mezzo di bailamme parlamentare, la legge sulla concorrenza rischia di saltare con uno dei più classici trucchi parlamentari.

Nelle commissioni Finanze e Attività produttive, infatti, i renziani hanno imposto l’approvazione di 4 emendamenti già accantonati che obbligheranno ad un altro passaggio parlamentare e, forse, alla morte del provvedimento.

Una legge in cui “la montagna ha partorito il topolino”, dice Mucchetti; “che ha prodotto anticorpi alla concorrenza stessa”, punge Catricalภche è diventato “il suo contrario” chiosa Salvatore Rossi di Bankitalia a Public Policy.

In cui, comunque, “sarebbe stato meglio affrontare un tema alla volta, uno all’anno, visto che la legge è annuale ed è attesa dal 2009”, sostengono all’unanimità tutti gli esperti. Ma, certo, sarebbe un piccolo in avanti che è costato grandi energie, fatica, tempo e lavoro, che ora rischiano di andare bruciati. Il testo uscito da Palazzo Chigi nel 2015, quando l’inquilino era Renzi, era talmente ambizioso da voler inserire nel calderone tutto lo scibile umano: assicurazioni, energia, avvocati, notai, professionisti, farmacie e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente questo ha coalizzato tutte le opposizioni.

In effetti, durante i molti e contorti passaggi parlamentari alcune delle norme più delicate sono state sterilizzate, annacquate, cancellate. Alcuni dei temi più delicati, invece, sono stati espunti e affrontati in altri provvedimenti (taxi, Flixbus, tabelle per il risarcimento da danno biologico, Booking e Airbnb). Adesso, invece, i renziani hanno ottenuto modifiche su 4 temi (telemarketing, odontoiatri, abolizione del tacito rinnovo per le polizze danni e mercato libero dell’energia) proprio all’interno del testo, allungando i tempi proprio a fine legislatura e rischiando così che rischiano di far saltare tutto il resto.

Perché non dedicarsi a questi temi in altre norme, come già fatto in passato su altre questioni divisive? A Montecitorio tutti sanno che questo potrebbe essere lo strumento ‘tecnico’ con cui seppellire definitivamente la legge. Già nei sei mesi precedenti il referendum Renzi aveva bloccato l’approvazione del provvedimento a Palazzo Madama, nel timore di poter perdere voti e consensi. E adesso, comunque vada, tra qualche mese si vota nuovamente.

Per cui è spontaneo chiedersi se l’ennesimo rinvio non sia solo l’ennesimo sabotaggio. Anche perché sul “bailamme concorrenza” va in scena l’anticipo di cosa potrà accadere nei prossimi mesi in Parlamento. Governo contro maggioranza. O meglio, tutti contro l’azionista di maggioranza della maggioranza.

Infatti, Finocchiaro, Alfano, Calenda, Gentile e perfino Gentiloni, puntavano ad un’approvazione definitiva in questa terza lettura. Anche i gruppi centristi hanno chiesto l’uso della fiducia per blindare la legge. Invece, i renziani hanno ottenuto le quattro modifiche, e il testo dovrà tornare a Palazzo Madama, dove i numeri ballano, dove torneranno in scena le pressioni, i veti, i distinguo, dove a sinistra del Pd manca giusto qualche punto di riferimento, dove Bersani ha già annunciato che vuole cambiare molte cose.

Insomma, si avvicinano le elezioni. Si allontana la concorrenza. Che se certo non era una legge perfetta, era pur sempre qualcosa. E invece c’è il rischio di dover ripartire da zero. (Public Policy)

@GingerRosh

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