Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Twist d'Aula
Tre mesi per la commissione Inchiesta banche (ferie incluse)

pittarello aula twist 31 maggio 2017

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - Se la nuova legge elettorale verrà approvata e se in autunno si andrà alle urne, anche qualora fosse istituita, la commissione di inchiesta sulle banche avrebbe tre mesi di tempo, ferie comprese. E se già era in dubbio si potesse arrivare a qualche conclusione entro la primavera del 2018, in sette-otto mesi, il fallimento è una certezza. Soprattutto, i pochi giorni di lavoro a disposizione sarebbero utilizzati solo a scopo propagandistico, proprio durante la campagna elettorale.

Un precedente inedito nella storia repubblicana. Con l’evidente conseguenza che la verità sarebbe l’ultima tra le priorità. Insomma, qualora dovesse partire, la commissione dovrebbe lavorare senza pause e in totale segretezza: impossibile, visto quanto finisce sui giornali in Italia. Allora, forse, meglio posticipare alla nuova legislatura. Anche perché, finora, molto si è parlato e niente si è deciso. Dopo averla annunciata in pompa magna a inizio 2016, Renzi non ne ha dato seguito concreto.

Una settimana fa, poi, è tornato alla carica (“non vediamo l’ora di fare chiarezza”), anche se qualcuno dice lo abbia fatto per rispondere mediaticamente alle rivelazioni di De Bortoli. Difficile saperlo, ma certo questa settimana a Montecitorio la maggioranza ha respinto l’inversione dell’ordine dei lavori, dando priorità alla legge sui parchi. In effetti, tra i dem è montata la preoccupazione per una eventuale convocazione dell’ex ad Unicredit, Federico Ghizzoni (citato proprio da De Bortoli) e di un coinvolgimento di banca Etruria, dove il padre di Boschi era vicepresidente. Insomma, tanto vociare per un nulla di fatto.

E nemmeno si è deciso se la commissione dovrebbe indagare sul sistema creditizio in generale o solo su casi specifici, come Mps o Etruria. Intanto, però, le inchieste della magistratura vanno avanti, forse facilitate proprio da non avere la concorrente sovrapposizione concorrenza della politica. E i primi responsabili sembrano venire fuori. Se invece si vuole giudicare il sistema bancario in generale, si può cominciare riascoltando le considerazioni finali di Ignazio Visco, che per la prima volta della storia di Palazzo Koch hanno avuto un fuori programma di diversi minuti.

Il Governatore, nel difendere l’azione di Vigilanza, è andato all’attacco con dati e numeri. Che, semplificando, dicono che se dall’inizio della crisi abbiamo perso un quarto della produzione industriale, è evidente che le imprese hanno avuto difficoltà a restituire i prestiti. Infatti, i prestiti deteriorati sono 173 miliardi e le sofferenze 81 miliardi, per un ammontare complessivo che è, guarda caso, un quinto del totale. Insomma, le banche sono parte del sistema, anche se è sempre affascinante dire che “è più criminale fondarne una che rapinarla”.

E certo, ci sono state malversazioni, ma la magistratura sta facendo il suo lavoro. Ed è un dato che, prima del divieto del 2013 in Europa, gli altri Stati hanno aiutato le banche con 800 miliardi, mentre noi solo con 9, che ci siamo ripresi con ricchi interessi. Ma erano mesi in cui si rischiava il default finanziario e, più che delle banche, ci si preoccupava degli esodati e degli italiani senza stipendio. Avremmo dovuto, forse. Ma era difficile e non l’abbiamo fatto. Poi, avremmo dovuto e dovremmo anche prestare più attenzione alla normativa sul “burden sharing”, sul “bail-in”, come sulle norme dell’Eba e della Bce su stress test e criteri patrimoniali.

Ma, invece, in Italia si parla solo del rapporto tra Ghizzoni e Boschi per Etruria, ma non di come risolvere il problema in modo strategico. Ora il leit motiv delle polemiche sembra andare avanti. Eppure, c’è anche la storia a confermare l’inutilità delle commissioni d’inchiesta parlamentari – sugli enti locali in Sicilia, sulla città di Roma, sulla Rai, loggia P2, Mitrokhin e Telekom Serbia – tanto che ne è nato un proverbio: “quando si vuole insabbiare, si fa una bella commissione d’inchiesta”.

Insomma, in passato le commissioni sono principalmente servite ad alimentare il caos, lo scarico di responsabilità, la ricerca di un capro espiatorio. E non sono mai arrivate a niente. Questa ci riusciamo in tre mesi? Anche se forse era un errore anche pensare lo potesse fare in un anno. (Public Policy)

@GingerRosh

© Riproduzione riservata