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Ucraina, Cesi: evento controverso, l'offerta russa era meglio di quella Ue

ucraina 11 marzo 2014

ROMA (Public Policy) - "I fatti di Kiev costituiscono un evento controverso, perchè non dobbiamo dimenticare che la destituzione di Viktor Yanukovich è stata guidata da un amalgama di gruppi variegati, con una sostanziosa componente di membri di partiti di estrema destra che con la spinta europeista hanno poco da fare. Yanukovich era ed è tuttora il presidente legittimamente eletto, e i gravi fatti di Kiev, compreso il voto del Parlamento che lo ha destituito, potrebbero avere dei problemi di costituzionalità e legittimità".

Lo dice durante un'audizione in commissione Esteri alla Camera, Marco Di Liddo del Centro studi internazionali (Cesi), aggiungendo: "Non dimentichiamo che Svoboda (uno dei partiti oggi al potere a Kiev; Ndr) è un partito nazionalista e potrebbe portare avanti un'agenda poco inclusiva nei confronti delle minoranze. Ed è un problema in Ucraina, visto la composizione del Paese. Proprio la formazione di questo nuovo governo è stata la causa della sollevazione da parte della comunità russofona, che teme che le nuove politiche nazionaliste e conservatrici della componente ucrainofila possano portare a una limitazione dei propri diritti identitari e politici".

Per Di Liddo "la miccia che ha innescato il meccanismo delle proteste in Crimea è stato il fatto che il primo decreto del nuovo governo centrale ucraino sia stato quello di abolire il bilinguismo nelle regioni autonome. Questo ha portato a galla un contrasto latente che dura dal 1991, dall'indipendenza".

Per quanto riguarda la Russia, "ha percepito gli eventi di Kiev come un golpe da parte dell'Unione europea, e sarebbe ipocrita da parte nostra (del Cesi; Ndr) negare che una grande influenza è stata svolta da Usa e Germania, che spesso hanno chiuso gli occhi di fronte ai comportamenti dell'opposizione". Ma secondo Di Liddo ci sono state "lacune anche prima della rivolta, da parte europea, perchè se il presidente ucraino, su un accordo da tutti ritenuto imminente a novembre (con l'Ue; Ndr) ha cambiato idea, è per due ragioni: la Russia ha fatto un'offerta più concreta e perchè a detta degli stessi ucraini l'offerta dell'Ue era inconsistente".

"L'azione di forza russa - conclude l'analista del Cesi - è condannabile ma è nella strategia dell'hard power russo mettere l'Occidente di fronte al fatto compiuto. Non è impossibile una soluzione confederale, ma teniamo sempre presente che Mosca teme di perdere un Paese che ritiene parte della propria cultura, importante dal punto di vista militare, visto che da almeno mille anni i russi cercano approcci sui mari caldi e privandoli della Crimea si tratterebbe di una perdita insostenibile". (Public Policy)

GAV

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