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Ucraina, Farnesina: per la Corte penale serve l'ok del Consiglio di sicurezza Onu

ucraina 09 dicembre 2014

ROMA (Public Policy) - "L'attivazione della Corte penale internazionale in relazione ai fatti in Ucraina potrebbe discendere unicamente da un'iniziativa del Consiglio di sicurezza dell'Onu (composto, come membri permanenti, da Usa, Cina, Regno Unito, Francia e Russia) poiché, solo in questo caso, la Corte penale potrebbe esercitare la propria giurisdizione anche nei confronti di soggetti appartenenti a Stati estranei al sistema. Ai sensi dello Statuto Onu l'eventuale risoluzione del Consiglio di sicurezza dovrebbe incontrare il favore dei cinque membri permanenti del Consiglio".

Lo ha detto il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, rispondendo in III commissione alla Camera a un'interrogazione di Marta Grande del Movimento 5 stelle "sull'eventuale ricorso alla Corte penale internazionale per i crimini contro l'umanità perpetrati in Ucraina".

QUANDO PUÒ ESSERE ATTIVATA LA CORTE PENALE? In linea generale, come ha spiegato lo stesso Della Vedova, la giurisdizione della Corte - secondo lo Statuto di Roma, ovvero l'atto fondativo della Cpi - può essere attivata in tre casi: da uno Stato parte che segnala al procuratore una situazione nella quale uno o più crimini contemplati nello Statuto appaiono essere stati commessi; dal procuratore che può iniziare le indagini di propria iniziativa; dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

L'UCRAINA NON HA FIRMATO LO STATUTO DI ROMA Nel caso di specie, l'Ucraina non è parte dello Statuto di Roma. L'Ucraina ha firmato lo Statuto della Corte penale internazionale, ha sottolineato Della Vedova, "il 20 gennaio 2000 ma non lo ha mai ratificato, anche in ragione della pronuncia, resa l'11 luglio 2001, dalla Corte costituzionale ucraina, secondo cui lo Statuto di Roma, nella parte in cui riconosce alla Corte penale internazionale una giurisdizione complementare a quella dei tribunali nazionali, sarebbe in contrasto con le disposizioni della Costituzione ucraina".

COSA È SUCCESSO DOPO LA CADUTA DEL GOVERNO YANUKOVYCH È successo che "l'Ucraina ha depositato presso il cancelliere della Corte penale internazionale una dichiarazione di accettazione della giurisdizione della Corte, che però è relativa ai soli crimini commessi sul territorio ucraino nell'ambito della repressione delle proteste di piazza" da parte del governo di Viktor Yanukovych. Più in particolare, ha spiegato il sottosegretario, "l'accettazione della giurisdizione della Corte è limitata ai crimini commessi nel periodo ricompreso tra il 21 novembre 2013 - giorno in cui hanno avuto inizio le proteste contro il governo, in seguito alla decisione di quest'ultimo di non firmare l'accordo di associazione con l'Unione europea - e il 22 febbraio 2014 - giorno della destituzione di Yanukovych da parte del Parlamento". Indi per cui, non resta che l'Onu.

LA POSIZIONE ITALIANA - Fin dall'inizio della crisi, ha ricordato infine Della Vedova, l'Italia ha fatto pressioni affinché "fossero avviate senza ritardi indagini effettive proprio sulle violenze commesse negli scontri prima a Kiev e poi nel resto del Paese, assicurando alla giustizia i responsabili". E ancora: "Proprio in concomitanza con la fase più critica degli scontri a Maidan ed in reazione alla repressione delle manifestazioni, sono state decise sanzioni personali (asset freeze) da parte Ue nei confronti dell'allora presidente Yanukovych e di esponenti della dirigenza ucraina del tempo. Su tale direttrice" l'Italia continua "ad esercitare pressioni sull'attuale dirigenza, affinché piena luce sia fatta su tutte le violenze perpetrate nel Paese, ad ovest, come ad est, anche attraverso commissioni d'inchiesta ad hoc".

Il governo italiano "ha sempre lavorato, sia bilateralmente (attraverso frequenti colloqui con le controparti russe ed ucraine a livello di capi di Stato e di Governo, come a Milano lo scorso 17 ottobre, e a livello ministeriale, come in occasione del consiglio ministeriale dell'Osce in corso a Basilea), sia nel quadro dell'azione portata avanti dall'Unione europea, sia sostenendo gli sforzi di mediazione dell'Osce, perché fosse privilegiata la via del dialogo e di una soluzione negoziata e condivisa della crisi". (Public Policy)

GAV

 

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