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Ue, Gozi: il regolamento di Dublino è obsoleto ma non cambierà. Ecco cosa si può fare

immigrazione 28 novembre 2014

ROMA (Public Policy) - "La logica che sottende al regolamento di Dublino è da anni Novanta, concepita trent'anni fa, obsoleta. La questione immigrazione è molto cambiata e anche l'approccio andrebbe cambiato. Ma come si fa? È entrato in vigore il 1° gennaio 2014 (Dublino III; Ndr). È difficile convincere che serve un cambiamento, per tutta una serie di motivi, la prima reazione dei nostri partner è stata infatti quella di dire 'vediamo come funziona, è appena entrato in vigore'". Lo ha detto Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, durante un'audizione al comitato Schengen sui flussi migratori in Europa.

Uno dei problemi indicati da Gozi è la non equiparazione dei sistemi di asilo nazionali: "Nell'Unione a 28 i livelli di protezione e efficacia dei sistemi di asilo nazionali non sono equiparati. Ci sono direttive che cercano di favorire la convergenza di alcune procedure ma ci sono ancora delle forti differenze. Tra i sistemi di asilo di Svezia e Germania, ad esempio, e di Grecia e Bulgaria, ci sono delle differenze molto rilevanti. È uno dei punti che rende inefficace l'impianto di Dublino". Anche per questo, ha spiegato il sottosegretario, "abbiamo inserito nella legge di delegazione europea le ultime due direttive in materia di asilo, per avere una forza negoziale maggiore". Un'altra priorità dell'Italia è affermare, in ambito Ue, "il principio del mutuo riconoscimento delle decisioni in merito al diritto di asilo".

Un tema posto dal governo alla fine di giugno, ha spiegato ancora Gozi, "un tema rimasto fino alla penultima bozza di conclusioni del Consiglio europeo, poi Regno Unito ma anche altri si sono fortemente opposti al mantenimento di quella disposizione che però abbiamo reinserito nel documento conclusivo del Consiglio di Lussemburgo. È evidente che questo principio è importante perchè anche in assenza di una modifica formale del regolamento di Dublino permette di fare quello che oggi non possiamo fare". Ovvero: oggi, chi ottiene la protezione internazionale in uno Stato membro "non ha poi la possibilità di trasferirsi in un altro Stato membro, magari per lavorare; porre invece il principio del mutuo riconoscimento ti dà questa possibilità. È evidente che molte delle criticità di Dublino - ha sottolineato Gozi - le possiamo superare in questo modo".

Il regolamento di Dublino, dunque, all'Italia non piace. Ma visto che c'è, ha detto Gozi, e visto che è molto difficile cambiarlo in breve tempo, "a noi piacerebbe venisse applicato integralmente. C'è infatti l'articolo 17 che prevede due clausole molto importanti: la clausola di sovranità e la clausola umanitaria. La prima stabilisce che uno Stato membro, a prescindere dal regolamento di Dublino, possa sempre decidere di assumere la responsabilità di esaminare una richiesta di asilo presentata in frontiera o sul territorio, anche se in base ai criteri ordinari la competenze dovrebbe essere attribuita ad altro Stato membro". La seconda, quella umanitaria, prevede che "qualsiasi Stato membro, pur non essendo competente per l'esame della domanda secondo i criteri ordinari, possa diventarlo in considerazione di esigenze familiari o umanitarie del richiedente asilo".

Si tratta di situazioni che tante volte, ha detto ancora il sottosegretario, "abbiamo dovuto affrontare in Italia: una donna in stato di gravidanza che vuole raggiungere il marito, maternità recente, grave malattia, serio handicap, età avanzata e soprattutto maggiore interesse del minore non accompagnato". "Dobbiamo lavorare su questo - ha concluso Gozi - anche con la Commissione Juncker, perchè si crei un minimo di consenso per l'attivazione di queste clausole". (Public Policy)

GAV

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