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Ue, le mozioni M5s e Lega sulla revisione criteri bilancio e "sconto inglese"

ue 02 settembre 2014

ROMA (Public Policy) - Rinegoziare i criteri di bilancio dell'Unione europea, in particolare per quanto riguarda il cosiddetto "Uk rebate", il meccanismo che consente al Regno un rimborso sul saldo tra risorse versate e ricevute all'Unione, a carico quindi degli altri Paesi membri. È l'impegno che Movimento 5 stelle e Lega chiedono al Governo in due mozioni presentate alla Camera, che verranno discusse alla riapertura dei lavori dell'aula, il 4 settembre.

La mozione della Lega, in particolare, "impegna il governo ad intervenire nelle opportune sedi europee, cogliendo l'occasione del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea affinché si proceda ad una revisione generale delle politiche di bilancio dell'Unione europea che affronti, in particolare, la questione di una revisione dei criteri di bilancio, che va radicalmente riformato". Il testo dei parlamentari leghisti impegna poi l'esecutivo a chiedere, "nelle opportune sedi europee", che il caso del minore apporto al bilancio comunitario da parte del Regno Unito, il cosiddetto rebate, "venga rinegoziato in quanto è da considerarsi non più sostenibile da parte degli Stati membri e, in particolare, dal nostro Paese".

E ancora: i deputati della Lega Nord chiedono al governo di farsi promotore "affinché i finanziamenti che gli Stati membri versano al bilancio dell'Unione europea rimangano a disposizione di tali Stati e non vengano elargiti a Paesi che geograficamente fanno parte dell'Europa continentale ma non fanno parte dell'Unione europea, salvo che non siano utilizzati per programmi di natura geopolitica".

Dal canto suo il Movimento 5 stelle prescrive al governo di intervenire con determinazione nelle opportune sedi comunitarie affinché, "anche in considerazione della presidenza di turno italiana dell'Unione europea, si avvii fin da ora la riforma dei criteri di formazione del bilancio comunitario e, in particolare, si proceda alla revisione del meccanismo dello 'sconto inglese' stabilito dagli accordi di Fontainebleau del 1984, posto che l'entità della spesa agricola è diminuita nel corso degli anni e che la nuova programmazione della politica agricola comune per il periodo 2014-2020 prevede una significativa decurtazione dei fondi disponibili per il nostro Paese".

Lega e M5s partono da premesse simili, in cui si evidenziano le disparità nella contribuzione al bilancio comunitario da parte degli Stati membri e i benefici riservati ad alcuni di essi, che i due partiti considerano non più giustificati. Entrambi i partiti sottolineano come il contributo italiano al bilancio dell'Unione abbia registrato negli anni un consistente saldo negativo, pari a 39,7 miliardi tra il 2005 e il 2011, secondo i dati della Ragioneria dello Stato riportati dal Movimento 5 stelle.

"Negli ultimi 12 anni l'Italia ha già versato circa 171 miliardi di euro e ne ha ricevuti 111 miliardi di euro, con un saldo negativo di circa 60 miliardi di euro, cioè una perdita netta di circa 5 miliardi di euro all'anno", scrive invece la Lega. Lo 'sconto inglese', sottolinea in particolare la mozione M5s, pari al 66% della differenza tra il contributo versato dalla Gran Bretagna al bilancio dell'Ue e l'importo ottenuto dallo stesso, rappresenta un onere per gli altri Paesi, in particolare per la Francia e l'Italia, "che da sole versano a Londra la metà dell'importo". Le conseguenze che derivano agli interessi italiani da tale disposizione, scrivono i deputati M5, "sono rilevanti, non solo dal punto di vista finanziario [...] ma anche in punto di principio", per il fatto che si tratta di un meccanismo introdotto orginariamente per tutti gli stati membri, ma di cui ha beneficiato solo il Regno Unito. Per la Lega tale beneficio, previsto inizialmente (con il Consiglio europeo di Fontainebleau del 25/26 giugno 1984) come correzione per gli stati membri il cui contributo all'Ue non fosse in equilibrio con la propria "prosperità relativa", non è più giustificato, alla luce della "positiva evoluzione" dell'economia britannica. (Public Policy)

LEP

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