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UE, LEGGE A CAMERA: PIÙ POTERI A PARLAMENTO SU NORMATIVA EUROPA /SCHEDA

26 novembre 2012

(Public Policy) - Roma, 26 nov - (di Viola Contursi) Più
potere al Parlamento e agli Enti locali sugli atti
legislativi e sulla formazione delle normative europee;
ricorso al Tar contro gli aiuti di Stato; creazione del
Comitato per gli affari europei; comunicazioni cadenzate del
Governo. Queste le principali novità contenute nel testo
unificato sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e
all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione
europea, tornato da oggi in Aula alla Camera per la
discussione finale. Si tratta di un testo unico già
approvato dalla Camera e modificato dal Senato. Vediamone le
novità.

COMITATO PER GLI AFFARI EUROPEI
La legge istituisce, presso la presidenza del Consiglio, il
Comitato interministeriale per gli affari europei (Ciae),
convocato e presieduto dal presidente del Consiglio o dal
ministro per le Politiche europee e composto dal ministro
degli Esteri (assistito dal Rappresentante permanente
d'Italia presso l'Unione europea o dal Rappresentante
permanente aggiunto), dal ministro dell'Economia, dal
ministro per i rapporti con le Regioni, dagli altri ministri
competenti nelle materie di volta in volta trattati, da
rappresentanti di Regioni e Comuni quando si trattano
materie che interessano i loro ambiti.

Il comitato ha il compito di coordinare le linee politiche
del Governo nel processo di formazione della posizione
italiana nella formazione della normativa europea.

INFORMATIVE OBBLIGATORIE, RELAZIONI ANNUALI
Il testo unico stabilisce che il Governo debba illustrare
alle Camere e ai competenti organi parlamentari i temi in
discussione in sede di Unione europea e la posizione che
intende assumere, consultando anche il Parlamento. Le
informative devono avvenire ogni sei mesi e prima di ogni
riunione del Consiglio europeo. Inoltre la legge stabilisce
che il Governo debba informare tempestivamente e consultare
il Parlamento in merito a: iniziative e questioni relative
alla politica estera e di difesa comune presentate al
Consiglio d'Europa; politiche economiche; programmi di
stabilità e di riforma per la crescita e l'occupazione.

Ogni 31 dicembre inoltre il Governo deve presentare alle
Camere una relazione con le previsioni di politica europea
che intende perseguire e dando nota delle strategie e delle
posizioni che intende adottare.

Entro il 28 febbraio inoltre il Governo deve presentare
alle Camera una relazione sugli sviluppi del processo di
integrazione europea; su tutti i temi trattati in ambito
europeo; su tutte le riunioni svolte con i nomi di chi ne ha
preso parte; gli atti normativi in sede Ue ancora da
approvare; la funzione dell'Italia nel processo normativo
europeo; l'attuazione in Italia delle politiche di coesione
economica, sociale e territoriale, l'andamento dei flussi
finanziari verso l'Italia e la loro utilizzazione; il
seguito dato e le iniziative assunte in relazione ai pareri,
alle osservazioni e agli atti di indirizzo delle Camere.

ATTI DI INDIRIZZO DELLE CAMERE AL GOVERNO
Le norme che vengono discusse stabiliscono anche che il
Governo debba trasmettere alle Camere tutti gli atti in
discussione nel Parlamento europeo e nella Commissione,
accompagnati eventualmente da una nota illustrativa, e con
in calce la data prevista del voto di questi atti in sede
europea.

Ricevuti questi atti, viene stabilito che le Camere possano
adottare atti di indirizzo al Governo e questo si deve
impegnare affinché la posizione rappresentata dall'Italia in
sede di Consiglio Ue sia quella stabilita dal Parlamento. In
caso contrario il Consiglio dei ministri o il ministero
delle Politiche europee devono riferire in Parlamento
spiegando il motivo del proprio agire.

Ogni Camera, inoltre, può fare consultazioni ed esprimere
direttamente agli organi governativi europei, un parere sul
principio di sussidiarietà degli atti legislativi in
discussione in sede europea.

RISERVA DI ESAME PARLAMENTARE
Le Camere possono anche chiedere al Governo di 'sospendere'
la discussione e la votazione in ambito europeo sollevando
la riserva di esame parlamentare sul progetto o atto in
corso. In tal caso il Governo invia alle Camere il testo
sottoposto alla decisione affinché su di esso si esprimano i
competenti organi parlamentari. Dopo venti giorni, se non
c'è stato pronunciamento, il Governo può procedere alle
attività dirette alla formazione dei relativi atti
dell'Unione europea anche in mancanza della pronuncia
parlamentare.

TRATTATI EU, APPROVATI DALLE CAMERE
Anche per il Trattato sull'Unione europea e il Trattato sul
funzionamento dell'Ue, ogni volta che si apportano delle
modifiche per cui serve il voto dei Paesi membri, il Governo
propone alle Camere un disegno di legge per l'approvazione
delle modifiche. Le modifiche si intendono approvate se le
Camere votano entrambe a favore. Il Governo poi informa
tempestivamente il Parlamento sullo stato dei voti degli
altri Stati membri.

FRENO D'EMERGENZA
Nel caso in cui le modifiche al Trattato sull'Unione
europea e sul funzionamento dell'Ue vadano contro politiche
o interessi nazionali, quando le Camere adottano un atto di
indirizzo motivato, il Governo può opporsi a una determinata
decisione o chiedere sia sottoposta al Consiglio Ue.

NOTIFICA DI PROCEDURE GIURISDIZIONALI
La normativa stabilisce inoltre che il Governo debba
informare ogni tre mesi il Parlamento su eventuali
contenziosi o procedure di infrazione aperte in sede europea
nei confronti dell'Italia. Entro 20 giorni il ministro
competente invia inoltre una relazione sul perché del
richiamo o dell'infrazione indicando le azione che il
Governo intende assumere per risolvere la situazione. Le
Camere posso votare la relazione.

Ogni sei mesi il ministro dell'Economia invia inoltre alle
Camere e alla Corte dei Conti un report che indica quanto
l'italia debba pagare all'Europa come multa.

RELAZIONE TRIMESTRALE SUI FONDI DALL'UE
La normativa stabilisce inoltre che il Governo presenti
ogni tre mesi alle Camere, alle Regioni e alle Province
autonome per il tramite della Conferenza dei presidenti
delle Regioni e delle Province autonome e della Conferenza
dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e
delle Province autonome, una relazione sull'andamento dei
flussi finanziari tra l'Italia e l'Unione europea.

ATTI TRASMESSI A ENTI LOCALI E PARTI SOCIALI
La normativa stabilisce che, al pari delle Camera, il
Governo convochi ogni 4 mesi le conferenze Stato-Regioni e
Stato-città per illustrare i vari atti europei che
riguardano gli enti locali e trasmettere loro gli atti
relativi. Anche qui, come accade per il Parlamento, gli enti
locali possono trasmettere entro venti giorni al Governo
osservazioni ai fini della formazione della posizione
italiana in sede europea. Se entro venti giorni non si trova
però un'intesa, il Governo può procedere nonostante tutto.
Allo stesso modo il Governo dovrà trasmettere gli atti di
interesse anche alle parti sociali, Cnel (Consiglio
nazionale dell'economia e del lavoro) in primis.

RECEPIMENTO DIRETTIVE EUROPEE
Entro il 28 febbraio di ogni anno, inoltre, il Governo
dovrà presentare alle Camere, previo parere della Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le
Province autonome di Trento e di Bolzano, un disegno di
legge recante 'Delega al Governo per il recepimento delle
direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione
europea', e uno recante 'Disposizione per l'adempimento
degli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione
europea'. Entrambi vengono sottoposti al voto delle Camere.

LEGGE EUROPEA E DI DELEGAZIONE EUROPEA
Contestualmente, stabilisce la nuova normativa, il
Parlamento vota anche la 'legge di delegazione europea' e la
'legge europea'. La prima stabilisce una delega da parte del
Parlamento al Governo per il recepimento di direttive Ue,
disciplina di sanzioni, disposizioni varie.

La legge europea contiene invece disposizioni modificative
o abrogative di disposizioni statali: in contrasto con gli
obblighi europei; oggetto d'infrazione; necessarie per
l'applicazione di atti europei e Trattati.

DELEGA AL GOVERNO PER SANZIONI
Al fine di assicurare la piena integrazione delle norme
dell'Unione europea nell'ordinamento nazionale, fatte salve
le norme penali vigenti, la legge di delegazione europea
delega il Governo ad adottare, entro la data dalla stessa
fissata, disposizioni recanti sanzioni penali o
amministrative per le violazioni di obblighi contenuti in
direttive europee attuate in via regolamentare o
amministrativa.

Lo Stato ha inoltre il diritto di rivalsa nei confronti di
quegli enti locali o enti pubblici che non adottino per
tempo le disposizioni europee o violino il diritto Ue.

AIUTI DI STATO E RICORSO AL TAR
La legge stabilisce che la presidenza del Consiglio curi il
coordinamento con i ministeri interessati e i rapporti con
le Regioni per definire la posizione italiana nei confronti
dell'Unione europea nel settore degli aiuti pubblici
sottoposti al controllo della Commissione europea.

Stabilisce inoltre che nessuno possa beneficiare di aiuti
di Stato se rientra tra coloro che hanno ricevuto e,
successivamente, non rimborsato o depositato in un conto
bloccato gli aiuti che lo Stato è tenuto a recuperare in
esecuzione di una decisione di recupero.

Viene stabilito inoltre che i provvedimenti che violano il
regolamento Ue sugli aiuti di Stato, possono essere
impugnati davanti al Tar.

PROCEDURE DI RECUPERO AFFIDATE A EQUITALIA
La legge stabilisce che debba essere Equitalia a riscuotere
le cifre che l'Europa chiede come recupero in seguito a
infrazioni. (Public Policy)

VIC

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