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UE, L'OBIETTIVO È FORZARE CIPRO A RIFORMARE IL SISTEMA BANCARIO /FOCUS

22 marzo 2013

(Public Policy) - Bruxelles, 22 mar - (di Daniela Sala) In
un recente rapporto gli analisti di Standard&Poor's hanno
rivelato che "la Banca centrale russa classifica Cipro come
la più grande fonte singola di investimento diretto estero
in Russia, con un totale di 41,7 miliardi di dollari di
investimento diretto cumulativo nel settore non finanziario
tra il 2007 ed il 2010 (oltre 2,7 volte i livelli tedeschi)".

Un dato che un dato che può meglio aiutare a comprendere le resistenze
dell'Eurogruppo a intraprendere un salvataggio delle banche cipriote
e le difficoltà nel trovare un accordo. La
ragione è semplice: "Cipro - scrivono ancora gli analisti di
S&P - è anche contata tra i maggiori investitori diretti
esteri in parecchi Paesi dell'Asia centrale (e dunque ex satelliti sovietici; Ndr),
probabilmente capitali russi reinvestiti via Cipro (un processo
informalmente noto come round-tripping)".

Difficile credere che un contesto del genere non abbia
influito sull'atteggiamento della Troika (Fmi,Bce, Ue): "Sicuramente ha
influito - conferma da Bruxelles a Public Policy una fonte del settore di
consulenza finanziario, che ha preferito rimanere anonima -
Perché i Paesi Ue, Germania in testa, dovrebbero svenarsi per
finanziare Cipro se poi questi soldi sono reinvestiti in Paesi
non europei? L'Ue chiaramente non ha il diritto di dire a Cipro come
utilizzare i suoi soldi, ma dal momento che il pagamento per
il salvataggio è proporzionale alla dimensioni degli Stati
membri, la contrarietà dei Paesi nordeuropei è
comprensibile".

Certo non sono cose che durante una riunione si dicono
apertamente. Ora anche la Russia ha rifiutato il prestito a
Cipro, altrettanto comprensibilmente visto che i russi
temono, come in effetti sta avvenendo, un intervento
dell'Unione europea che metta a rischio eventuali
investimenti. "Non c'è la volontà politica di dividere
l'Eurozona - commenta la fonte -. Il problema è che gli
Stati membri sono disposti a prestarsi i soldi a certe
condizioni, ma non a salvare il sistema bancario di un altro
Paese".

Al momento la situazione di Cipro è confusa e le banche resteranno
chiuse fino a martedì. L'Eurogruppo ha fatto una proposta (quella del
prelievo forzato sui depositi) che è stata rifiutata dal
Parlamento di Cipro. Ora il governo dell'isola sta lavorando
furiosamente a un piano B per un nuovo accordo. L'ultimo meeting
è stato ieri sera, seguito da una teleconferenza, abbastanza
breve, dell'Eurogruppo.

"C'è una certa opposizione da parte dell'Eurogruppo -
spiega ancora la fonte - che vorrebbe una riduzione del
sistema bancario cipriota perché di fatto non pensano che
Cipro sia in grado di ripagare i prestiti. In pratica la
Troika si aspetta proposte in questo senso ed è contraria a
proposte (compreso il prestito russo) che aumentino il
debito, anche se si tratta di prestiti. Ue e Cipro hanno di
fatto una visione diversa".

Oggi il Parlamento cipriota potrebbe varare una legge per
liquidare una o due delle maggiori banche, mentre la Banca centrale
cipriota ha deciso che gli istituti riapriranno solo martedì prossimo.
L'Eurotower garantirà infatti l’attuale livello di liquidità
di emergenza solo fino a lunedì: l'Emergency Liquidity Assistance
- si legge infatti in una nota di Francoforte - dopo tale data "potrà
essere considerato solo se una intesa con Fmi e Ue garantirà
la solvibilità delle banche cipriote". "Non penso - conclude la fonte -
che la volontà sia di far uscire Cipro dall'euro quanto di forzare
il Paese a riformare il sistema bancario".

Ed è questo lo scenario al momento più probabile, perché
con la liquidazione delle banche i loro debiti non aggraverebbero
il debito pubblico cipriota (come in caso di salvataggio).
Pare infatti che l'Ue non sia disposta a dare a Cipro più di 10
miliardi di euro e in ogni caso "l'Eurogruppo si aspetta una tassazione
sui depositi. Quelli sotto i 100 mila euro non sarebbero toccati
da questa misura ma i creditori e gli hedge funds (i fondi
speculativi; Ndr) sarebbero dimezzati". (Public Policy)

DSA

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