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"UN 20% DEI DEBITI PA NON È STATO NEPPURE CONTABILIZZATO" /INTERVISTA

UGO ARRIGO 03 aprile 2013

Bilancio Ue

(Public Policy) - Roma, 3 apr - (di Gaetano Veninata) 14
miliardi di debiti della Pa nei confronti delle imprese
(circa il 20% del totale) non sono stati pagati. Fin qui, si
tratta di una cosa risaputa. Meno noto è il fatto che questo
20% non è stato "neppure contabilizzato", come ammesso dallo
stesso commissario Ue all'Industria, l'italiano Antonio
Tajani.

Una cosa che, ci spiega Ugo Arrigo, professore di Scienza
delle finanze alla Bicocca di Milano e uno degli autori di
Chicago Blog, "è venuta fuori solo in Grecia nel 2004".

D. CHE SIGNIFICA CHE IL DEBITO NON VIENE CONTABILIZZATO?
R. Sostanzialmente succede questo: le spese per
investimento, ovvero quelle spese che hanno una logica
pluriennale (quindi costruzione di opere pubbliche ma anche
acquisto di forniture militari) vengono contabilizzate per
competenza (cioè nel registro delle spese previste e
impegnate) solo nel momento in cui vengono pagate anche per
cassa.

Quindi io oggi prenoto una fornitura militare, il
costruttore mi costruisce, ad esempio, dei caccia, ci mette
qualche anno, io non registro nulla in bilancio ma nel
momento in cui ci sarà la fattura da pagare registrerò sia
per cassa che per competenza. Questo non si verifica per le
spese ordinarie, le spese correnti, laddove io registro la
competenza separatamente dalla cassa. Si tratta di una cosa
anomala perchè non fa vedere elementi di spesa consistenti
se non nel momento in cui poi si devono pagare.

D. IN ITALIA SUCCEDE PER TUTTE LE SPESE D'INVESTIMENTO?
R. In Italia sembrerebbe di sì. Si tratta di un criterio
ammesso purtroppo dall'Unione europea, almeno dal 2005-2006.

D. LEI SU CHICAGO BLOG HA CITATO L'ESEMPIO GRECO
R. Sì, perchè la prima volta che è venuto fuori questo modo
di contabilizzare le spese è stato in Grecia nel 2004,
quando il governo nuovo che arrivò, guidato da Nea
Dimokratia (centrodestra), si ritrovò con questo metodo di
contabilizzazione delle spese militari che era stato
adottato dal governo precedente guidato dai socialisti del
Pasok.

Nel 2004 Nd rettificò i conti all'indietro e disse:
'Queste forniture militari non le voglio sul bilancio
di quest'anno che sarà mio', e quindi le ha classificate
a ritroso sui bilanci degli anni precedenti, ovviamente
facendo lievitare il deficit.

Tra l'altro, senza questo espediente qui, forse la Grecia
non sarebbe stata ammessa nell'euro nel 2000. In realtà il
Paese ellenico ha rispettato il 3% di Maastricht solo in uno
degli anni in cui era sotto esame, nel 1999, e lo ha
rispettato non contando la spesa militare e dichiarando un
deficit del 2,5%.

D. COME MAI L'UE AMMETTE QUESTO 'GIOCHETTO'?
R. Forse qualche paese forte, ma la mia interpretazione è
malevola, voleva continuare a vendere armi ai paesi
finanziariamente deboli. E poi la Grecia continua a
sostenere che ha bisogno di spese militari perchè teme
l'invasione della Turchia, ma insomma, mi pare che sia
passato un po' di tempo dall'ultima invasione dei turchi.

D. PERCHÈ LO STATO NON PAGA LE IMPRESE SE HA LE SPESE
IMPEGNATE?
R. Questo è un altro mistero della contabilità pubblica
italiana. In teoria se una Pa ha fatto una spesa e adesso ha
delle fatture da pagare, questa spesa doveva avere i fondi
in bilancio. Ma se adesso gli enti locali hanno spese per le
quali non hanno risorse, allora vuol dire che c'è un
problema di corretta amministrazione di quegli enti. Quindi
lo Stato, attraverso la Corte dei conti, dovrebbe
intervenire.

In taluni casi è lo Stato che vieta agli enti di pagare le
fatture: molti Comuni hanno infatti i soldi per pagare i
fornitori ma per ragioni di vincoli legati al patto di
stabilità non possono farlo. Si tratta di una cosa
aberrante. Anche il fatto che ci debba essere una norma per
fare in modo che la Pa paghi le sue fatture è una cosa
sconcertante: è come se un'impresa avesse bisogno di una
delibera del cda perchè il proprio ufficio amministrativo
paghi le fatture.

D. COME SI POTREBBE RISOLVERE LA SITUAZIONE?
R. Si risolverebbe facilmente se l'Ue dicesse da domani che
1 euro di debito commerciale della Pa è equivalente a 1 euro
di debito finanziario. Praticamente emettiamo titoli,
aumentandone il numero sul mercato e usiamo i proventi per
pagare le fatture, trasformando insomma il debito
commerciale in un debito finanziario.

D. IL GOVERNO HA FATTO MARCIA INDIETRO SULL'AUMENTO DELLE
ADDIZIONALI IRPEF REGIONALI, PER TROVARE LE RISORSE.
R. Sarebbe stata un'altra cosa assurda: coprire le spese di
ieri che non sono state pagate con tasse di domani cui
anticipiamo il pagamento ad oggi. Il mio consiglio è questo:
prendiamo tutti i debiti che la Pa ha verso i fornitori, li
paghiamo, emettiamo titoli e aumentiamo il debito pubblico
finanziario e pazienza.

Infine, siccome quel 20% non contabilizzato è dovuto a
spese per investimento, bisognerebbe ritornare al vecchio
criterio di classificazione per competenza, rettificando il
disavanzo degli anni scorsi. L'unica controindicazione
potrebbe essere il fatto che non si vogliano fare apprire
consistenti spese d'investimento fatte negli ultimi anni.

D. AL DI LÀ DEGLI SLOGAN, ESISTE DAVVERO UN RISCHIO GRECIA
PER IL NOSTRO PAESE?
R. Secondo me sì, ma non tanto dal lato della finanza
pubblica quanto dal lato della crescita economica. Noi
abbiamo ancora un anno in cui il Pil sarà in caduta,
addirittura nel 2013 nella versione nominale sarà più basso
che nel 2011. È chiaro che il rischio Grecia sarebbe reale
nel momento in cui governi che verranno dovessero continuare
con il vecchio metodo 'mancano i soldi - aumento le tasse'.
(Public Policy)

GAV

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