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Un buon piano Industria 5.0? Creare le condizioni per far lavorare in pace le imprese

industria 4.0 18 novembre 2016

di Leopoldo Papi

ROMA (Public Policy) - Il premier Matteo Renzi ha annunciato, per il 2017, uno sgravio totale (fino a 8060 euro) per le imprese nelle regioni del Sud che assumeranno giovani o disoccupati, riprendendo lo schema già applicato nel primo anno del Jobs act.

Misura allettante, ma pericolosa, perché al termine della decontribuzione, salvo una forte (quanto inverosimile, data la breve durata di un anno) crescita delle imprese che ne beneficeranno, il costo dei nuovi dipendenti tornerà a essere insostenibile.

Lo stesso tema si porrà probabilmente, a livello nazionale, se le riduzioni triennali introdotte nel 2015 non verranno rese strutturali. Gli 'sgravi a tempo', sperimentati in questi ultimi anni, dimostrano nondimeno che la riduzione del cuneo impositivo nel costo del lavoro è tra le poche misure di cui hanno bisogno le aziende.

Ce ne sono di altrettanto importanti, per esempio: ripristinare un minimo accettabile di certezza del diritto e dei pagamenti, laddove oggi in molte parti d'Italia regna l'arbitrio giudiziario e amministrativo, e non c'è modo di fare rispettare un contratto in tempi certi; eliminare gli adempimenti burocratici inutili; abolire le corporazioni e i relativi costi corporativi; rendere la ricerca universitaria meno autoreferenziale e più orientata alle esigenze del mondo produttivo.

Risolvere questi problemi e rimuovere gli ostacoli che impediscono alle imprese di sviluppare i loro progetti dovrebbe essere la priorità di qualsiasi esecutivo. Per queste ragioni, lascia perplessi l'entusiasmo che circonda, in questi giorni, l'iniziativa "Industria 4.0" varata dal ministero dello Sviluppo economico.

Si tratta di un pacchetto di misure senz'altro di interesse, che tentano di indirizzare il sistema industriale verso investimenti in robotica e automazione integrata a internet. Apprezzabili in particolare, oltre ai soliti incentivi, gli interventi 'di contesto' come quelli per lo sviluppo di infrastrutture abilitanti (banda larga, standard di interoperabilità).

Sembra tuttavia un po' sorprendente il proposito di rilanciare l'industria verso simili frontiere tecnologiche, quando rimangono ancora ampiamente da rimuovere i problemi 'storici' che affliggono il sistema produttivo italiano. Il piano 4.0, o anche 5.0, di cui le imprese avrebbero davvero bisogno dovrebbe darsi la finalità, forse meno suggestiva e futuristica, di creare le condizioni perché possano lavorare in pace.

Spontaneamente, se liberate dalle zavorre di extracosti non attinenti la loro operatività, andranno in cerca dell'innovazione. Ci penseranno poi mercato e concorrenza a selezionare le attività più creative e necessarie, e a espellere quelle che rappresentano solo un costo per la collettività.

Si può essere certi invece che, come tante volte è accaduto, se il piano 4.0 del Governo non riscuoterà il successo sperato tra gli imprenditori - troppo impegnati a barcamenarsi con altre faccende per acchiappare un incentivo per tecnologie magari non strettamente necessarie per i loro obiettivi di mercato - la politica e molti commentatori al seguito non esiteranno ad accusarli di "non aver fatto la loro parte". (Public Policy)

@leopoldopapi

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