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Unioni civili, a che punto è il ddl al Senato

unioni civili 20 agosto 2015

ROMA (Public Policy) -  di Sonia Ricci - Riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso, adozione solo in un caso e regolamentazione delle coppie di fatto. Sono i contenuti principali del ddl Unioni civili, a firma della relatrice Monica Cirinnà (Pd), ma che allo stesso tempo costituiscono i tre nodi da sciogliere al rientro della pausa estiva.

Il testo base, all'esame della commissione Giustizia al Senato, è stato approvato il 26 marzo 2015 (con i voti di Pd e M5s), rimanendo a lungo fermo in commissione. Il rallentamento ha sostanzialmente due cause: una forte opposizione di Area popolare, il partito di minoranza della coalizione di governo (e in particolare del senatore Carlo Giovanardi) e un lungo (e mai concluso) dibattito interno al Partito democratico, soprattutto nella componente cattolica.

Nei mesi scorsi sono stati presentati inizialmente 4.200 emendamenti, di cui poco meno di 3mila dal Nuovo centrodestra (e 282 solo a firma Giovanardi). Successivamente il presidente della commissione, Francesco Nitto Palma, ha dichiarato ammissibili circa mille emendamenti, a cui si sono aggiunti i circa 800 subemendamenti alle nuove proposte della relatrice. Le votazioni sono iniziate alla fine di luglio e poi rimandate a settembre visto il duro ostruzionismo in commissione di Area popolare e Forza Italia.

COSA PREVEDE IL DDL - Il testo del disegno di legge Cirinnà è composto da 19 articoli riuniti in due titoli: il primo si occupa di unioni civili, il secondo disciplina la convivenza tra le coppie di fatto. Nella prima parte viene stabilito che due persone dello stesso sesso possono costituire un'unione davanti all'ufficiale di stato civile (il sindaco o un delegato) e a due testimoni. Dunque viene riconosciuto anche alle coppie gay l'istituto del matrimonio così come lo conosciamo.

Per quanto riguarda le unioni contratte all'estero, e i matrimoni nei quali un coniuge abbia cambiato sesso, potranno essere riconosciuti come unioni in Italia. Il testo Cirinnà non contiene, nello specifico, il tema delle adozioni, ma introduce nel nostro ordinamento la cosiddetta Stepchild adoption, cioè l'adozione del bambino che è già riconosciuto come figlio di uno solo dei due coniugi (figlio 'naturale', vorrebbero i cattolici del Pd). Per quanto riguarda il regime giuridico nelle unioni civili tra persone dello stesso sesso, e cioè i rispettivi diritti e doveri (dalla residenza al divorzio), il testo in esame prevede (ancora) che per le unioni civili valgano gli articoli del codice civile relativi al matrimonio.

E ancora: il ddl Cirinnà sono riconosciuti alla coppia i diritti di assistenza sanitaria, carceraria, unione o separazione dei beni, subentro nel contratto d'affitto, reversibilità della pensione e i doveri previsti per le coppie sposate. Per quanto riguarda le coppie di fatto - nella seconda parte del ddl - vengono regolamentate le convivenze tra persone maggiorenni "unite stabilmente da legami affettivi".

Per loro il ddl prevede la reciproca assistenza, il diritto di abitazione e casi di successione nel contratto di affitto, diritti all'attività d'impresa, l'inserimento nelle graduatorie per l'assegnazione di case popolari e l'obbligo di mantenimento.

L'EMENDAMENTO CIRINNÀ VOLUTO DAI CATTOLICI PD - A inizio luglio, la senatrice Cirinnà ha accettato di inserire nel testo una delle richieste degli esponenti Pd di area cattolica. L'emendamento della relatrice, presentato in commissione, prevede le unioni civili saranno un istituto giuridico "originale", e quindi senza rimandi automatici al matrimonio.

LE ALTRE RICHIESTE - Come detto, il Partito democratico rimane diviso su alcune questioni, in particolare su tre temi: la possibilità di adottare il figlio del partner nelle coppie dello stesso sesso, i rimandi - nel ddl - alle leggi sul matrimonio (su cui interviene l'emendamento Cirinnà) e le norme in tema di coppie di fatto.

Alcuni senatori Pd concordano sull'esigenza di riconoscere un istituto giuridico per le unioni gay, ma distinguendolo appunto dal matrimonio e, quindi, ispirandosi al modello tedesco. E ancora, sul fronte delle adozioni i democratici cattolici chiedono che non ci sia una vera e propria adozione: la proposta è quella di poter affidare il bambino (figlio naturale di uno dei due coniugi) all'altro. Quindi nessun riconoscimento di genitorialità. Anzi, sarà il figlio, una volta diventato maggiorenne a decidere se accettare l'affidamento.

MAGGIORANZA DIVISA. NEL PD MANCA ACCORDO - Visto l'esito del voto del testo base Cirinnà (approvato in commissione con i voti dei 5 stelle), non sembrerebbe essere un problema di 'numeri' quello del disegno di legge. Probabilmente in aula il Pd potrà contare anche sul sì dei senatori Sel e di alcuni del gruppo Misto, come l'ex M5s, Maria Mussini.

Il nodo principale è politico. Da una parte circa 30 senatori del Pd sarebbero pronti a non votare il testo, a cui si aggiungono gli esponenti di Ap, creando una spaccatura all'interno del governo. Infine, durante il voto degli emendamenti - che riprenderà a settembre - il governo ha deciso di non dare il proprio parere sugli emendamenti presentati, lasciando in questo modo libertà di voto su ciascuna modifica. (Public Policy)

@ricci_sonia

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