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UNIVERSITÀ E DISOCCUPAZIONE: LE RISPOSTE DELLA POLITICA

giovani_occupazione3 01 febbraio 2013

giovani_occupazione3

(Public Policy) - Roma, 1 feb - Dopo i dati di ieri diffusi dal Consiglio
nazionale universitario (Cum), che hanno evidenziato un forte calo delle
iscrizioni universitarie, oggi l'Istat ha reso noto che la disoccupazione
continua a salire. A dicembre 2012, il numero dei disoccupati è di 2
milioni 875 mila (+4 mila rispetto al mese precedente). Su
base annua la disoccupazione è cresciuta del 19,7%.
Vediamo quali sono le risposte messe in campo da alcuni politici italiani.

CACCIARI: NESSUNA PROPOSTA, SIAMO UN PAESE DECADENTE
"Siamo un Paese in decadenza
dal punto di vista sociale, culturale e politico. Oggi
l'università italiana sconta una drammatica assenza di
investimenti. Dalla campagna elettorale non arriva nessuna
risposta utile ad invertire la tendenza. Le prossime scelte
dovranno essere rivoluzionarie". Lo ripete più volte il
filosofo e ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari,
commentando i dati del Cun, in un'intervista a Repubblica.

In Italia sempre meno giovani si iscrivono all'università,
questo "perché da 30 anni la classe dirigente ha dimenticato
del tutto il tema della formazione. La politica - ha detto
Cacciari - ha il compito di definire le priorità, e l'idea
dell'istruzione come priorità è stata tradita. Nessun
investimento e poche scelte coraggiose sul tema della
didattica, della selezione di nuovi professori e sulla
libertà di accesso agli studi: in barba al '69 gli atenei
sono tornati ad essere luoghi di 'classe'".
In questa campagna elettorale "nessuna agenda politica
propone il tema dell'istruzione come priorità. Il dibattito
si è avviato sull'Imu". In questi casi, per Cacciari ad
emergere è "la retorica sulla bellezza del Paese e sul
valore profondo degli italiani. Ma la verità è che l'Italia
è un Paese in decadenza".

SOR

TINAGLI: FORNERO È LA PRIMA AD AVER PENSATO AI GIOVANI
"Con la riforma Fornero (del
lavoro; Ndr) per la prima volta vengono introdotte misure
specifiche per i giovani, limitando gli abusi nei contratti
e introducendo misure di copertura per i contratti atipici
come l'Aspi". Irene Tinagli, capolista alla Camera in Emilia
Romagna per la Lista Monti, interviene in diretta a Radio
Anch'io. Tinagli parla anche della sua esperienza personale,
di professore all'estero: "La difficoltà di perseguire una
carriera universitaria in Italia mi ha spinto ad andarmene.
In Italia c'è un sistema bloccato in cui ci sono lobby,
gruppi di interesse, è difficile andare avanti se vieni da
una famiglia normale e tutto quello che hai è la tua voglia
di fare". (Public Policy)

LAP

GELMINI: PROBLEMA DI MENTALITÀ PIÙ CHE DI RISORSE
"La scuola è una questione
di mentalità più che di risorse. Per molto tempo l'approccio
al sistema scolastico è stato ideologico e c'è stata una
forte ostilità all'ingresso dei privati nella scuola, tutto
ciò ha prodotto risultati negativi". Mariastella Gelmini,
ex ministro dell'Istruzione dell'ultimo governo Berlusconi,
e capolista nella circoscrizione Lombardia 2 della Camera,
commenta a Radio Anch'io su Radio 1 i dati di ieri del
Consiglio universitario nazionale che segnano un calo delle
immatricolazioni universitarie del 4% in tre anni.

"La formazione non va vista solo dal punto di vista
quantitativo (il numero di anni di studio), in Italia ci
sono quadri orari superiori alla media europea e che non
determinano impatti positivi sugli studenti": continua
Gelmini.

Poi c'è il problema della disoccupazione giovanile al 36,6%
(nella fascia dai 15 ai 24 anni, Istat): "Non è solo il
percorso universitario che può aiutare l'ingresso dei
giovani nel mercato del lavoro. Noi abbiamo cercato di
puntare all'alternanza scuola-lavoro. In altri Paesi
l'istruzione tecnica superiore è una realtà, nel nostro no.

Ogni anno 100 mila posti di lavoro non vengono coperti e ci
sono 2 milioni di disoccupati. Parlare solo di assenza di
risorse è un po' poco": continua Gelmini.

Sul basso tasso di laureati italiano al di sotto della
media europea, precisa: "E' vero che negli altri Paesi ci
sono più laureati ma si tiene conto del diploma di terzo
livello che nel nostro Paese non esiste". (Public Policy)

LAP

PROFUMO: POCHI SOLDI, POLITICA ASSENTE, AUTONOMIA MAL GESTITA
(Public Policy) - Roma, 1 feb - Pochi investimenti, scarsa
attenzione al diritto allo studio, politica assente e
un'autonomia universitaria gestita malamente dai manager
degli atenei. "Non si può avere sviluppo senza investire in
istruzione e formazione, ma queste risposte le deve dare la
politica con risorse e progetti a lungo termine".

È quanto afferma il ministro dell'Istruzione Francesco
Profumo, intervistato da Simone Spetia, durante la
trasmissione "Nove in punto" su Radio24, in merito ai dati
diffusi ieri dal Consiglio nazionale universitario sullo
stato del sistema universitario.

I dati del Cun "si riferiscono - ha detto il ministro - ad
un periodo di dieci anni (dal 2002 al 2012; Ndr). Inutile
dire che siamo passati attraverso un certo numero di
governi. Sicuramente la crisi delle iscrizioni universitarie
è connessa al sistema Paese. Questo momento difficile ha
indotto le famiglie a credere che un investimento in
formazione non aiuta".

"Bisogna anche dire - ha proseguito - che la politica è
stata poco attenta ad investire in formazione, università e
ricerca e questi sono progetti che possono dare risultati
solo in tempi lunghi. L'ultima finanziaria dimostra questa
mancanza di attenzione. La nostra proposta è stata svuotata
in commissione Bilancio, perché hanno prevalso gli interessi
politici. Non abbiamo potuto dare i 900 milioni di euro che
avevamo stanziato per l'istruzione".

"I dati del Cun ci mostrano un'Italia molto diversificata.
Abbiamo due Regioni (Piemonte e Trentino; Ndr) che hanno
aumentato le immatricolazioni, invece Lombardia, Liguria,
Veneto, Valle d'Aosta, Friuli, Marche e Toscana hanno
ridotto gli immatricolati, ma meno rispetto all'intero
sistema universitario. Nelle altre Regioni c'è stata una
diminuzione degli iscritti del 36%. Questo è un Paese
spezzato".

"Le università dal 1989 sono autonome e responsabili. I
loro problemi non riguardano solo gli investimenti, ma anche
i manager che le gestiscono. I rettori hanno molta
autonomia, devono saperla utilizzare e devono iniziare a
coordinare meglio di quanto stanno facendo i consigli di
amministrazione. Anche se poi non vengono rieletti".

"Un altro aspetto grave - ha aggiunto - è la non
attenzione al diritto allo studio: Siamo passati a 110 a 150
milioni investiti, c'è stato un incremento, ma non basta.
Ora stiamo lavorando al rapporto tra lo Stato e le Regioni,
per facilitare l'accesso al diritto allo studio e potenziare
l'offerta formativa. Ci vuole tempo, dobbiamo creare
progetti di cinque anni, in modo che le università possano
costruire i loro impegni su piani quinquennali. Mi auguro
che questi problemi, incentivino i partiti a parlare anche
dell'istruzione in campagna elettorale". (Public Policy)

SOR

FRANCESCHINI (PD): I CONTRATTI PRECARI DEVONO COSTARE DI PIÙ
(Public Policy) - Roma, 1 feb - "Spostare il più possibile i
giovani dal lavoro precario al lavoro a tempo indeterminato,
facendo costare di più il primo". Dario Franceschini,
capogruppo Pd alla Camera e ricandidato capolista in Emilia
Romagna sempre alla Camera, interviene in diretta su La
Stampa.

Per Franceschini bisogna creare posti di lavoro e sviluppo
"che non si creano con una legge, bisognerà investire".
Franceschini ammette che da noi per un giovane che voglia
cercare lavoro "il cv conta poco, abbiamo colpevolmente
abbandonato la parola merito alla destra".
La prima scelta economica da fare per l'esponente Pd è
"investire in ricerca e università", puntando sui "cervelli"
dei giovani, perché non emigrino.

Alla domanda su dove verrano reperite le risorse
Franceschini risponde: "Puntiamo a che vinca la
socialdemocrazia in Germania, e insieme alla Francia
speriamo di invertire le politiche di rigore, il momento di
massima crisi non può essere quello di massimo rigore"
continua il capogruppo.

Franceschini specifica che la priorità sarà "chi non ha un
reddito o una pensione, è chi sta più male, anche di chi ha
un reddito basso". E cita la necessità di un reddito di
disoccupazione. (Public Policy)

LAP

Per approfondire: 

LAVORO, CAMUSSO (CGIL): I TIROCINI NON SONO ABBASTANZA

UNIVERSITÀ, CUM: ECCO LE EMERGENZE DEL SISTEMA

 

 

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