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Uso della forza nel fotosegnalamento, il Viminale ci pensa

migranti 30 ottobre 2015

ROMA (Public Policy) - di Francesco Ciaraffo - "I rilievi descrittivi, fotografici ed antropometrici, e sempre i rilievi dattiloscopici (almeno nella forma in cui sono attualmente eseguiti in ogni paese del mondo), non importano menomazione della libertà personale, anche se essi possano talvolta richiedere una momentanea immobilizzazione della persona per descriverne o fotografarne o misurarne gli aspetti nelle parti normalmente esposte all'altrui vista o richiedere una momentanea costrizione tendente alla fissazione delle impronte digitali".

Sono queste le righe della sentenza della Corte costituzionale, la 30 del 1962, su cui il Viminale sta lavorando per costruire la norma per consentire l'uso della forza contro i migranti che rifiutano di sottoporsi al fotosegnalamento, proposta ribadita dal prefetto Giovanni Pinto, direttore della direzione centrale Immigrazione e polizia delle frontiere, in audizione in commissione parlamentare d'inchiesta su Cie.

Alla Consulta - come ricostruisce la sentenza stessa - ci si era arrivati dopo che tale Salvatore Ciciriello, condannato nel 1960 a 15 giorni di arresto dal tribunale di Busto Arsizio, si era rifiutato di sottoporsi ai rilievi segnaletici.

Lo stesso Ciciriello aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

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@fraciaraffo

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