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Ma cosa vi hanno fatto i farmaci di fascia C?

farmaci 03 giugno 2016

di Giacomo Lev Mannheimer

ROMA (Public Policy - Istituto Bruno Leoni)

Destinatario:

ministro della Salute

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I farmaci di fascia C sono medicinali utilizzati per patologie di lieve entità, non rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale, ma il cui costo è posto integralmente a carico del cittadino.

A partire dal 2006, la possibilità di commerciare una parte di tali farmaci (quelli per cui non è necessaria alcuna prescrizione medica, cosiddetti “SOP”, e quelli da banco, come prodotti erboristici e omeopatici, cosiddetti “OTC”) è stata estesa dalle farmacie a parafarmacie e Corner GDO posti all’interno di supermercati e centri commerciali, a condizione che nella struttura sia presente un farmacista iscritto al relativo ordine professionale.

La restante parte dei farmaci di fascia C, cioè la stragrande maggioranza, può tuttora essere venduta esclusivamente dalle farmacie.

Negli ultimi anni, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha più volte raccomandato la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C.

Viceversa, l’attuale ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha sempre manifestato la propria contrarietà alla liberalizzazione. Pertanto, in questa seconda puntata del nostro question time vorremmo porle qualche domanda riguardo alle ragioni sostanziali di tale contrarietà.

1) Dal punto di vista dei pazienti, l’apertura della vendita dei farmaci di fascia C a parafarmacie e Corner GDO parrebbe poter comportare soltanto benefici. I prezzi, con ogni probabilità, calerebbero, come avvenuto nel caso dei farmaci SOP e OTC (il cui prezzo medio, dalla liberalizzazione del 2006 ad oggi, è sceso di una cifra oscillante tra il 20% e il 25%; dati IMS Health), senza che siano aumentati i consumi (calati del 10% circa dal 2007 al 2013, secondo Assosalute).

Né ci sarebbe nulla da temere dal punto di vista della tutela della salute: la vendita dovrebbe in ogni caso avvenire alla presenza e con l’assistenza di un farmacista abilitato alla professione e i farmaci con obbligo di prescrizione dovrebbero in ogni caso essere conservati in una zona non accessibile ai clienti: esattamente come avviene nelle farmacie.

Quali ragioni, pertanto, giustificano il mantenimento del divieto di vendita a parafarmacie e Corner GDO dal punto di vista dei pazienti?

2) Dal punto di vista delle farmacie, un timore spesso paventato è che l’apertura della vendita di farmaci di fascia C a parafarmacie e Corner GDO possa minarne la sostenibilità economica, con particolare riferimento a quelle rurali, che costituiscono un presidio sul territorio e un servizio di assistenza sanitaria in zone che, viceversa, sarebbero difficilmente servite.

L’apertura della vendita dei farmaci SOP e OTC sembrerebbe smentire tale preoccupazione. Secondo Assosalute, i farmaci interessati dalla liberalizzazione rappresentano circa il 10% del fatturato delle farmacie: di questo 10%, a distanza di nove anni dalla liberalizzazione, più del 90% continua ad essere incassato dalle farmacie.

Solo il 10% è uscito dalla rete delle farmacie e si è riversato nelle parafarmacie per il 6% e nella Gdo per il 4%. Non si tratta quindi di una quota tale da incidere significativamente sui conti delle farmacie, e tantomeno di quelle rurali, che per la loro peculiarità subiscono di meno la competizione della GDO e delle parafarmacie: paradossalmente, le farmacie più isolate geograficamente sarebbero quelle che subirebbero meno ripercussioni dalla liberalizzazione dei farmaci di fascia C.

Non solo. Già oggi, le farmacie traggono da prodotti non soggetti a esclusiva (prodotti non farmaceutici e farmaci senza obbligo di ricetta) più del 40% del proprio fatturato, e nei primi sei mesi del 2015 è stato proprio il mercato commerciale (quello già liberalizzato) a far registrare il migliore trend di crescita: +4,8% rispetto al primo semestre del 2014 (dati IMS Health).

Quali ragioni, pertanto, giustificano il mantenimento del divieto di vendita a parafarmacie e Corner GDO dal punto di vista delle farmacie?

3) Anche dal punto di vista della spesa pubblica, la liberalizzazione dei farmaci di fascia C sembrerebbe poter costituire una vittoria su vari fronti. Innanzitutto, si tratterebbe di un provvedimento “a costo zero”, nel senso che, posto che si tratta di medicinali non rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale, esso non avrebbe ripercussioni sulla spesa farmaceutica.

Allo stesso tempo, bisogna considerare come la liberalizzazione dei farmaci SOP e OTC abbia condotto all’apertura di oltre tremila parafarmacie, con un aumento dell’occupazione pari a circa ottomila unità, secondo le associazioni di categoria.

Potendo contare su un catalogo più ampio, è ragionevole ritenere che la liberalizzazione di tutti i farmaci di fascia C comporterebbe un’ulteriore ricaduta positiva dal punto di vista occupazionale.

Quali ragioni, pertanto, giustificano il mantenimento del divieto di vendita a parafarmacie e Corner GDO dal punto di vista della spesa pubblica? (Public Policy - Istituto Bruno Leoni)

@glmannheimer

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