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Via libera al ddl Caporalato: c'è il reato per le imprese

caporalato 19 ottobre 2016

di Francesco Ciaraffo

ROMA (Public Policy) - Fino a sei anni di carcere per chi è giudicato colpevole del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, cioè di caporalato.

Questo quanto prevede il ddl sul caporalato che ha ricevuto in via definitivo dall'aula della Camera. Rispetto al provvedimento presentato dal governo, la novità principale riguarda il reato di caporalato definendo anche una responsabilità per le imprese che impiegano mano d'opera in condizioni di sfruttamento.

Come detto, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, chiunque recluta manodopera per destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori e chi utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante l'attività di intermediazione di caporali, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.

Rispetto alla normativa attuale, contenuta nell'articolo 603-bis del Codice penale che viene modificato dal ddl, si stabilisce quindi una nuova fattispecie di reato. L'attuale articolo, infatti, prevede la reclusione da cinque a otto anni e una multa da 1.000 a 2.000 euro per chi recluta un lavoratore mediante violenza, minaccia o intimidazione.

Fattispecie confermata dal ddl. Che, però, prevede una nuova pena se l'attività di reclutamento si svolge anche senza minaccia o intimidazione. Per far scattare il reato (che, come visto, interesserà anche che impiega il lavoratore) occorrerà verificare che ci si stia approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori.

Ma cosa si intende per sfruttamento? Sarà lo stesso (nuovo articolo 603-bis) a spiegarlo: la reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato; la reiterata violazione della normativa relativa all'orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria, alle ferie; la sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro; la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative degradanti.

Sono considerate aggravanti che comportano l'aumento della pena da un terzo alla metà: il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre; il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa; l'aver commesso il fatto esponendo i lavoratori sfruttati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.

Dall'altro verso, invece, la pena è diminuita da un terzo a due terzi per chi, nel rendere dichiarazioni su quanto a sua conoscenza, si adopera per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori o aiuta concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per l'individuazione o la cattura dei concorrenti o per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite.

Tra le novità, ancora, la possibilità per il gip di disporre, al posto del sequestro, il controllo giudiziario dell'azienda presso cui è stato commesso il reato. Con il decreto con cui dispone il controllo giudiziario dell'azienda, il giudice per le indagini preliminari nomina uno o più amministratori, scelti tra gli esperti in gestione aziendale iscritti all'Albo degli amministratori giudiziari.

Infine, novità anche per la la Rete per il lavoro agricolo di qualità, l'organismo di selezione delle imprese agricole che rispettano le norme in materia di lavoro e legislazione sociale e in materia di imposte sui redditi. Questa non conterà più solo sulla cabina di regia, ma si articolerà in sezioni territoriali che promuovono le iniziative di contrasto al caporalato.(Public Policy)

@fraciaraffo

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