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Via libera dal Senato all'accordo Italia-Giappone

giappone 08 giugno 2015

ROMA (Public Policy) - È giunto la settimana scorsa anche l'ok dell'aula di Palazzo Madama, dopo il via libera di Montecitorio, al ddl che ratifica e da esecuzione all'accordo tra l'Italia e il Giappone sulla sicurezza sociale, fatto a Roma il 6 febbraio 2009.

Come ha spiegato in Senato il relatore al ddl, Carlo Pegorer (Pd), l'intesa, già ratificata da parte giapponese, è "finalizzata a soddisfare l'esigenza di un coordinamento tra le legislazioni di sicurezza sociale dei due paesi, per migliorare la condizione del lavoratori che si spostano e dei membri delle loro famiglie".

Ovvero ha lo scopo di tutelare i lavoratori che sono al seguito delle imprese distaccate nel territorio dell'altro Stato, ai fini di evitare la doppia contribuzione. E, in via generale, una volta sottoscritto dai due stati (il Giappone lo ha già fatto; Ndr), resterà "in vigore per un periodo indefinito".

OBIETTIVI E DESTINATARI
L'accordo è composto di 24 articoli e intende regolare i rapporti tra l'Italia e lo stato nipponico "per quanto attiene taluni aspetti previdenziali relativi alla legislazione applicabile, ponendosi fra l'altro a tutela dei lavoratori al seguito delle imprese di un paese distaccati nel territorio dell'altro, garantendo la trasferibilità delle prestazioni previdenziali ed evitando alle imprese distaccanti e ai lavoratori autonomi di pagare la doppia contribuzione".

In particolare, come si legge all'articolo 2, esso risulta applicabile ad alcuni sistemi pensionistici quali: l'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti; le gestioni speciali dell'assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori autonomi; la gestione separata dell'assicurazione generale obbligatoria e, infine, ad alcuni sistemi sostitutivi ed esclusivi dell'assicurazione generale obbligatoria.

E, ancora, l'applicazione dell'intesa riguarderà persone che siano o siano state soggette alla legislazione di uno dei due stati contraenti, nonché, come ha spiegato il relatore, "altre individuate categorie di persone titolari di diritti derivati (essenzialmente i familiari), in condizione di eguaglianza di trattamento con i cittadini dell'altro stato".

L'ACCORDO IN SINTESI
Nell'accordo si prevede: la trasferibilità territoriale delle prestazioni, anche in uno stato terzo rispetto all'Italia o al Giappone e "che una persona che svolga attività lavorativa subordinata o autonoma" in Italia o in Giappone "sarà soggetta esclusivamente alla legislazione di quel medesimo stato".

L'articolo 7,'cuore' dell'intesa, prevede che il lavoratore dipendente inviato nel territorio dell'altro stato contraente rimanga soggetto alla legislazione dello stato di origine, "a condizione che il periodo di distacco non vada oltre i cinque anni". E, se il periodo di distacco si prolunga, le autorità o istituzioni competenti possono convenire che la persona rimanga ugualmente assoggettata solo alla legislazione dello stato di origine.

In via generale, quindi, quanto previsto per il distacco di lavoratori dipendenti vale anche nel caso di una persona che presti lavoro autonomo in via temporanea nel territorio dell'altro stato contraente. Inoltre, le autorità o istituzioni competenti dei due stati "possono convenire di concedere" eccezioni alla determinazione della legislazione applicabile in base all'accordo nei confronti di particolari categorie di persone, e ciò su richiesta di un lavoratore autonomo o, congiuntamente, di un lavoratore subordinato e di un datore di lavoro.

IL DDL DI RATIFICA E GLI ONERI
Per quanto concerne il ddl di ratifica, composto da quattro articoli, si quantificano gli oneri derivanti dall'applicazione dell'accordo in circa 10 milioni di euro per l'anno 2015 e per quelli seguenti. Secondo la relazione tecnica predisposta dal governo, poi, parlando di cifre, sarebbero quasi 3mila il numero dei cittadini italiani residenti in Giappone ed iscritti all'Aire (l'anagrafe italiana residenti all'estero; ndr) e quasi 8mila e 500 quelli nipponici soggiornanti in Italia.

"Di conseguenza - ha spiegato ancora Pegorer - si rileva un consistente onere a carico dell'Inps, in ragione del numero molto più alto di lavoratori giapponesi impiegati in Italia". E "tale onere è peraltro leggermente temperato dalla considerazione che, in caso di entrata in vigore dell'accordo, cesserebbe la contribuzione dei lavoratori giapponesi all'Inps e dunque verrebbe meno anche l'incremento della prestazione contributiva loro spettante in base alla legislazione italiana al momento del pensionamento e del rientro in Giappone". (Public Policy) IAC

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