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VIOLENZA DONNE, CATALDI (RACIS): INEFFICACE LA PROTEZIONE DELLA VITTIMA

donne 12 giugno 2013

VIOLENZA DONNE, COMMISSIONE ESTERI RATIFICA CONVENZIONE DI ISTANBUL

MODIFICHE AL CODICE PENALE E DI PROCEDURA NELL'INDAGINE CONOSCITIVA CAMERA

(Public Policy) - Roma, 12 giu - "Gli interventi giuridici
attualmente possibili, ancorché incisivi, non garantiscono
l'immediata tutela della vittima di violenze domestiche o
familiari. È frequente che gli organi di polizia non
riescano a intervenire tempestivamente per disinnescare
possibili repentine evoluzioni pericolose".

Lo si legge nella relazione che il generale Enrico Cataldi,
comandante del Raggruppamento carabinieri investigazioni
scientifiche (Racis), ha tenuto di fronte alla commissione
Giustizia della Camera che ha iniziato l'indagine conoscitiva
sulla violenza contro le donne. Obiettivo dell'indagine
capire se le norme attuali siano efficaci.

Per Cataldi è necessario introdurre modifiche al codice
penale e di procedura penale integrando le tutele attuali
per le vittime di violenza e stalking in ambito famigliare o
di relazione.

La proposta è che il pubblico ministero possa allontanare
da casa il presunto colpevole su segnalazione degli organi
di polizia giudiziaria, senza che ci sia una querela "come
avviene comunemente nei casi di gravi reati - spiega Cataldi
- per i quali il pm debba concretamente assumere da subito
il coordinamento delle indagini".

L'intervento del pm prescinde dalla querela che oggi invece
è necessaria per gli atti di molestie, lesioni e stalking.
L'intervento del pm è giustificato, aggiunge Cataldi, dalla
previsione di una "degenerazione ulteriore del quadro
relazionale". L'allontanamento può durare fino a 96 ore, 4
giorni.

Cataldi propone anche l'introduzione dell'arresto quando
vengono violate le misure cautelari imposte dal pubblico
ministero o dal giudice, "indispensabile per assicurare
piena effettività alla tutela della vittima di atti
persecutori". La pena andrebbe dai 6 mesi ai 2 anni.

I DATI DELLA VIOLENZA
I dati forniti dai carabinieri sulla violenza tra le mura
domestiche sono quelli dell'indagine Istat del 2006: il
31,9% di intervistate si dichiara vittima della violenza
nella propria vita e nel 93% dei casi non ha denunciato.
"Il fenomeno è ancora in larga parte sommerso, spesso celato
dietro un'apparente ordinarietà familiare" commenta Cataldi
nella sua relazione.

Per il generale è necessario tenere in considerazione diversi
elementi: il sommerso, (perché si tratta di violenza famigliare),
la difficoltà psicologica della vittima di riconoscersi tali,
la "mimetizzazione" della violenza che si manifesta in varie forme,
soprattutto, psicologica, emozionale ed economica. Tra le paure
delle vittime c'è anche il rischio di ritorsioni che le spinge
a non denunciare. (Public Policy)

LAP

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