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VISTI DA FUORI, DEUTSCHE WELLE: VIAGGIO TRA I CINESI IN ITALIA

VISTI DA FUORI, DEUTSCHE WELLE: VIAGGIO TRA I CINESI IN ITALIA 27 maggio 2013

VISTI DA FUORI, DEUTSCHE WELLE: VIAGGIO TRA I CINESI IN ITALIA

(Public Policy) - Roma, 27 mag - La crisi economica
continua, e l'industria italiana della moda è in declino. A
risentirne sono anche i cinesi (e i loro laboratori) che
però si stanno orientando verso altre forme di business,
come quello dell'ospitalità (B&B, alberghi, residence): un
settore nel quale "non sono più invisibili". È quanto si
legge in un reportage da Falconara (Ancona) pubblicato sul
sito della tv pubblica tedesca Deutsche Welle.

Il pezzo parte con la storia di Ye Pei, 17 anni, una
ragazza cinese che vive in Italia da pochi mesi e fa la
barista nella località balneare che si affaccia
sull'Adriatico. "Il suo vocabolario è limitato - scrive
l'autrice del reportage, Suzanne Ma - le serve giusto per
servire un cappuccino o mescolare un drink". La maggior
parte dei suoi coetanei lavora in laboratori di cucito, con
orari e paghe molto poco italiane. Lei, però, vuole imparare
la lingua e, sottolinea, "è difficile se trascorri l'intera
giornata a cucire".

Come la maggior parte dei cinesi in Italia, "Ye viene dalla
provincia di Zhejiang, nella Cina orientale". Un posto dove
ci sono poche opportunità di lavoro. È da circa 30 anni che
i cinesi hanno iniziato "a migrare verso l'Italia", trovando
lavoro "in fabbriche di abbigliamento in subappalto da
aziende italiane".

Un lavoro, sottolinea Ma, "semplice", che gli ha consentito
presto di aprire piccoli laboratori. "Negli ultimi dieci
anni il numero di immigrati cinesi in Italia è più che
triplicato, sfondando quota 200 mila. I cinesi ora
costituiscono circa il 20% del totale della popolazione
immigrata".

"Molti di coloro che sono arrivati in Italia - si legge nel
reportage della DW - hanno portato familiari, parenti e
amici dalla Cina a lavorare per loro, e rapidamente hanno
guadagnato una reputazione in quanto a flessibilità,
velocità e bassi costi".

In Cina i capi delle fabbriche di abbigliamento sono
chiamati "laoban", e di solito, spiega la giornalista,
"pagano a cottimo ma forniscono ai lavoratori vitto e
alloggio". Jimmy Xu, che gestisce un laboratorio a nord di
Falconara, spiega alla tv tedesca perché pensa che molti
lavoratori preferiscono così: "I cinesi non amano gli
stipendi fissi. Pensano: 'Anche se lavoro più velocemente,
guadagno lo stesso'. Così i lavoratori, soprattutto i più
veloci, preferiscono essere pagati a cottimo. In questo modo
si può guadagnare di più", ha detto Xu alla
giornalista.

Anche la madre di Ye, Xue
Fen, arrivata 6 anni fa in Italia, ha ottenuto un lavoro in
una fabbrica cinese dove lavora più di 15 ore al giorno e
guadagna "circa 750 euro al mese. Ci sarebbero voluti otto
mesi di lavoro in Cina per guadagnare lo stesso stipendio",
fa notare la giornalista. Fen conviene che i laoban
sfruttano i lavoratori, ma secondo lei si tratta di una
situazione "comoda soprattutto per gli immigrati appena
arrivati in Europa: 'Se io lavoro per un capo italiano -
dice - devo pagare l'affitto, e comprarmi il cibo; è una
seccatura'". Mentre, assicura, lavorando "per un capo
cinese", almeno si occuperà lui di vitto e alloggio, "come
in Cina".

Il reportage della tv tedesca passa poi a raccontare di
come la polizia italiana abbia più volte scoperto laboratori
cinesi clandestini: "Alcune aziende - si legge - impiegano
lavoratori senza documenti per farli lavorare a tutte le ore
del giorno". Uno stile di vita che ha permesso a molti
cinesi di "rimanere invisibili a lungo".

Da quando molti "immigrati cinesi hanno raggiunto il
successo economico - si legge ancora - è cresciuto il
risentimento ed è cresciuto da quando l'Italia lotta con un
alto tasso di disoccupazione e con la crescita del debito
pubblico. Molti italiani si lamentano infatti che i cinesi
stiano capovolgendo le regole del lavoro".

Tornando alla storia di Ye, la 17enne barista, per lei
l'interazione quotidiana con gli italiani è utile "per
integrarsi meglio e conoscere lo stile di vita italiano.
'Lavorerò duramente per imparare l'italiano e acquisire le
competenze necessarie per aprire un bar'", ha raccontato Ye
alla giornalista, aggiungendo: "Un giorno, una volta che
avrò messo da parte abbastanza soldi, ho intenzione di
aprire il mio bar per mandare prima in pensione i miei
genitori". (Public Policy)

GAV

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