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Visti da fuori, l'Economist e la "giustizia negata" in Italia

giustizia 21 luglio 2014

ROMA (Public Policy) - "La lentezza della giustizia civile è uno dei grandi motivi per cui l'economia italiana non cresce. Il 14 luglio Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha detto che velocizzare i processi sarebbe una delle riforme più efficaci e meno costose che l'Italia dovrebbe intraprendere".

Secondo l'indagine "Doing Business" della Banca mondiale, infatti, "è più difficile far rispettare un contratto in Italia che ad Haiti". È quanto si legge in un articolo sul nostro Paese pubblicato sul settimanale inglese The Economist, dal titolo "Justice denied?".

LA POSIZIONE DI RENZI Secondo il settimanale, se Matteo Renzi è "bravo a fissare obiettivi ambiziosi, non è sempre così bravo a centrarli". L'ex sindaco di Firenze viene definito un "energico primo ministro di centrosinistra", che "ha annunciato l'intenzione di dimezzare l'arretrato in Italia di 5,2 milioni di casi", garantendo che tutte le fasi di raccolta prove siano completate "entro 12 mesi".

Questa, secondo l'Economist, "è una buona notizia per i riformisti: per un decennio i problemi legali di Silvio Berlusconi si sono tradotti esclusivamente in uno sguardo concentrato sul sistema della giustizia penale".

SPERANZA E SCETTICISMO L'Economist riporta poi le parole ottimiste di Rodolfo Sabelli, presidente dell'Associazione nazionale magistrati, che ritiene "incoraggiante la digitalizzazione dei procedimenti e la composizione delle controversie al di fuori dei tribunali". Il settimanale cita come esempio positivo la procura di Torino a guida Mario Barbuto (che oggi lavora al ministero della Giustizia come nuovo capo del dipartimento dell'organizzazione giudiziaria) grazie al "dispiegamento di tecniche manageriali di base", tra cui "il principio Fifo (First in, first out) al posto del Lifo (Last in, first out)".

Secondo Barbuto i giudici italiani "sono stati a lungo abituati a pensare in termini di giurisprudenza, piuttosto che di gestione. Tradizionalmente, hanno guadagnato prestigio e, in misura limitata, promozioni, consegnando lunghe, verbose ma intellettualmente sofisticate sentenze scritte".

Scettico un altro degli intervistati, Roger Abravanel, autore nel 2008 del best-seller "Meritocrazia": "Il potere del ministero della Giustizia per fare le riforme - così l'Economist riporta le sue parole - è limitato, in quanto i giudici sono responsabili solo di fronte al Consiglio superiore della magistratura". Per questo "il governo deve trovare il modo di esercitare una pressione indiretta su di loro, come ad esempio l'elaborazione e la pubblicazione di indicatori di performance". (Public Policy)

GAV

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