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Visti da fuori, New Yorker: Renzi rischia la fine di Hollande?

hollande 30 maggio 2014

ROMA (Public Policy) - "L'elezione francese potrebbe servire come un avvertimento per Renzi su quello che lo aspetta qualora fallisse le sue promesse. Tra un anno o due potrebbe trovarsi nella non invidiabile posizione di Hollande". È quanto si legge in un articolo, intitolato 'Will Le Pen learn from an italian comedian's mistakes?', pubblicato sul sito del periodico statunitense 'The New Yorker', a firma Alexander Stille.

Secondo la rivista Usa, che paragona i risultati elettorali delle scorse elezioni europee in Italia e in Francia, "la vittoria di Renzi evidenzia ancor di più le carenze di Hollande". Da una parte, infatti, mentre "Renzi sembra cogliere l'urgenza dei problemi del suo Paese", dall'altro il presidente francese e leader del partito socialista transalpino "si è mosso con cautela, con una serie di mezze misure, spesso zigzagando". L'elettorato italiano, diversamente da quello dei 'cugini' d'oltralpe, "ha apprezzato la rapidità e la decisione" del premier, soprattutto se si confronta il consenso ottenuto dai democratici alle elezioni politiche del 2013 in cui il Pd ha riportato "una magra vittoria" contro il populista M5s "guidato da un comico". Sia la percentuale di voti ricevuta da Grillo in Italia nel 2013, sia quelli delle Europee al partito di Le Pen rappresentano, per gli osservatori politici Usa, "un'espressione di supremo malcontento popolare contro l'establishment politico".

LE PEN NON FACCIA COME GRILLO Secondo il 'New Yorker', tuttavia, Grillo avrebbe potuto spingere il Pd verso una serie di riforme volute dai 5 stelle ma "il fatto di compromettersi negoziando con un partito politico tradizionale era inaccettabile" e, così, "si è limitato a insultare i suoi oppositori". E, si legge ancora nell'analisi del 'New Yorker', mentre Grillo è comparso come personaggio "solamente negativo, Renzi ha soddisfatto la fame popolare con qualche tipo di azione costruttiva". Il Front National, pochi giorni fa in Francia, è stato votato da "molti moderati ed ex elettori di sinistra" ed "è diventato il favorito della classe operaia francese", riuscendo anche a prendere voti dall'elettorato cattolico.

Ma "tutti i governi europei hanno poco margine di errore" e Marine Le Pen potrebbe raccoglierne i frutti o tornare, in alternativa, nel dimenticatoio politico. "Se c'è una soluzione a lungo termine per questa crisi - si legge ancora - essa può dipendere dalla possibilità di ripristinare un certo grado di crescita economica in Paesi come la Francia e l'Italia". Ma "i partiti tradizionali devono governare bene o possiamo aspettarci più di quello che abbiamo visto, guardando a destra, domenica scorsa", conclude l'articolo. (Public Policy)

IAC

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