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"Viviamo in un mondo radioattivo": l'audizione dell'Airm

uranio 24 marzo 2016

ROMA (Public Policy) - "L'uranio depleto (impoverito; Ndr), per le caratteristiche radiologiche, non può essere certamente incolpato di forme tumorali come il linfoma di Hodgkin".

Lo ha detto Giorgio Trenta, presidente dell'Associazione italiana di radioprotezione medica (Airm), nel corso di un'audizione nella commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell'utilizzo dell'uranio impoverito.

Alla domanda poi del presidente della commissione, Gian Piero Scanu (Pd), se confermasse le frasi dette in una precedente audizione in merito alla responsabilità delle nanopolveri generate dall'esplosione dei proiettili (definite da Trenta "la vera causa dell'induzione di varie forme tumorali. L'uranio depleto è il mandante, le nanopolveri sono l'esecutore"), il presidente dell'Associazione di radioprotezione ha risposto affermativamente.

Aggiungendo poi: "Viviamo in un mondo che è radioattivo, ce l'abbiamo dentro di noi, l'uranio e il torio. Nessuno di noi muore a causa della presenza di questi elementi nel nostro organismo. Tantomeno nella situazione dei nostri militari in Kosovo si può invocare la radioattività dell'uranio impoverito come causa della patologia di cui sono affetti".

Trenta ha poi spiegato: "Dietro al problema delle radiazioni ci sta un'ipotesi: 'l'ipotesi lineare senza soglia'. Se uno si affida solo a un'ipotesi, chiaramente qualsiasi evento che si verifica in un soggetto che ha ricevuto un minimo di radiazione è un evento attribuibile alle radiazioni. Però fortunatamente è uscita fuori una tecnica che si chiama 'probabilità di causa', oggi adottata pure dall'Inail, che serve a superare la linearità senza soglia. Se si supera il 50% di probabilità, si riconosce la malattia professionale. Qui", nel caso dei militari esposti all'uranio impoverito, "se applichiamo quella tecnica si vede che siamo molto al di sotto del 50%". (Public Policy) GAV

 

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