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Web tax, tassa cancellata da Renzi può rivivere grazie a un renziano

google 03 marzo 2014

(Public Policy) - Roma, 3 mar - (di Viola Contursi) Web tax, storia di una tassa mai nata. Inserita nella Stabilità sotto il governo Letta su pressione di Francesco Boccia (ma ritoccata per volere di Matteo Renzi), prorogata dal dl Salva Roma bis, è stata ora abrogata dal governo Renzi con il dl Salva Roma ter.

Ma potrebbe risorgere grazie a una norma contenuta nella Delega fiscale e che venne introdotta nel ddl a settembre, colpo di scena, con un emendamento di Ernesto Carbone (Pd), deputato molto vicino a Renzi (era sua, ad esempio, la Smart con cui il premier si presentò a palazzo Chigi per l'incontro con Enrico Letta prima della caduta del governo).

LA NORMA DI CARBONE
Andiamo con ordine. Il 18 settembre del 2013, mentre la Delega fiscale era all'esame della commissione Finanze della Camera in prima lettura, viene approvato un emendamento firmato da buona parte del Pd e a prima firma Ernesto Carbone che delega il governo ad adottare entro 12 mesi un decreto per "l'introduzione, in linea con le raccomandazioni degli organismi internazionali e con le eventuali decisioni in sede europea, tenendo conto anche delle esperienze internazionali, di sistemi di tassazione delle attività transnazionali, ivi comprese quelle connesse alla raccolta pubblicitaria, basati su adeguati sistemi di stima delle quote di attività imputabili alla competenza fiscale nazionale".

L'esame della Delega va avanti e a ottobre incassa l'ok della Camera, passando al Senato, dove rimarrà però bloccata fino a inizio febbraio, per il concomitante approdo di altri decreti più urgenti e soprattutto della legge di Stabilità.

LA NORMA DI BOCCIA
Il presidente della commissione Bilancio alla Camera, Francesco Boccia (Pd), decide allora di accelerare i tempi sulla Web tax, per far entrare subito la tassa in vigore, senza aspettare l'ok del Parlamento alla Delega fiscale e poi i tempi (massimo un anno) per l'emanazione del decreto delegato da parte del governo. Presenta quindi un emendamento al ddl Stabilità che prevede la dotazione, per chi guadagna dalla pubblicità in Italia e per le società che che effettuano commercio elettronico, di una partita Iva italiana.

Dopo polemiche e marce indietro all'ultimo minuto, l'emendamento passa sotto Natale con una versione riformulata in cui sparisce, dopo una critica di Renzi, l'obbligo di partita Iva per le società che effettuano commercio elettronico. La norma, così come approvata in via definitiva, prevede che: "I soggetti passivi che intendano acquistare servizi di pubblicità e link sponsorizzati on line, anche attraverso centri media e operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita Iva rilasciata dall'amministrazione finanziaria italiana";

"gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (servizi di search advertising), visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti, quali editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario, titolari di partita Iva rilasciata dall'amministrazione finanziaria italiana".

La norma prevedeva inoltre che "la presente disposizione si applica anche nel caso in cui l'operazione di compravendita sia stata effettuata mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti".

SALVA ROMA BIS: LA PROROGA
Mentre viene approvato il ddl Stabilità, a fine anno, naufraga il primo dl Salva Roma. Il governo Letta lo ritira dopo una lettera di critiche del presidente della Repubblica, e ne emana subito un altro in cui, al comma 1 dell'articolo 1, inserisce una proroga proprio della Web tax, approvata in via definitiva nemmeno una settimana prima. Viene disposto che la norma in questione entri in vigore non da subito, bensì dal 1° luglio 2014.

SALVA ROMA TER: SPARISCE LA WEB TAX
Anche il dl Salva Roma bis, però, ricalca il destino del primo decreto per il rientro del debito della Capitale e il governo Renzi il 26 febbraio, di fronte a dei tempi strettissimi per l'approvazione, è costretto a ritirarlo. Ne fa subito uno nuovo venerdì 28 febbraio, in cui però la norma della Stabilità sulla Web tax viene eliminata del tutto.

NEL FRATTEMPO LA DELEGA (CON LA WEB TAX) DIVENTA LEGGE
Nel frattempo però, esattamente il 27 febbraio, la Camera approva in via definitiva la Delega fiscale, che diventa legge, rendendo definitiva anche la norma sulla tassazione delle multinazionali. Attualmente quindi, seppure il dl Salva Roma ter abbia abrogato la norma nella Stabilità (con grande soddisfazione da parte dello stesso premier: "Siamo stati di parola", twittava il 28 febbraio) il governo Renzi ha l'impegno, in base alla Delega fiscale, di emanare entro dodici mesi un decreto apposito con cui prevede di tassare le società multinazionali che operano in Italia, come Google, in misura proporzionale al fatturato. (Public Policy)

VIC

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