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WELFARE, CENSIS: CRESCE LA SFIDUCIA DEGLI ITALIANI NEL SISTEMA

11 dicembre 2012

(Public Policy) - Roma, 11 dic - Un sistema di welfare che
funziona male e coprirà sempre meno le necessità delle
persone.

E' in aumento la sfiducia dei cittadini nell'attuale
sistema di welfare: il 63% ritiene che non offre una buona
copertura per i diversi rischi, per il 75% non riesce a
contenere le diseguaglianze sociali, per il 79% costa troppo
al bilancio pubblico.

Sono dati della seconda indagine "Le nuove tutele oltre la
crisi. Il welfare possibile per giovani, migranti e non
autosufficienti" realizzata dal Censis per il Forum
Ania-Consumatori e presentata oggi a Roma all'Auditorium
dell'Ara Pacis.

Per l'86% degli italiani il welfare deve essere
assolutamente cambiato per rispondere meglio ai nuovi
bisogni di protezione, come la non autosufficienza.
I cittadini non vogliono solo tagli, ma anche
razionalizzazione ed efficienza: il 62% pensa che in sanità
le manovre di finanza pubblica tagliano i servizi, senza
eliminare sprechi o razionalizzare le risorse.

Il 63,6% degli italiani pensa che nel futuro l'ampiezza
della copertura pubblica avrà una contrazione. Le famiglie
reagiscono a questa crescente sfiducia appoggiandosi ancora
di più alle forme tradizionali di autotutela. Per tutelarsi
dal rischio di eventi imprevisti l'83,9% cercherà di
risparmiare, l'80,4% di assumere comportamenti molto cauti
(ad esempio, adottando stili di vita salutari, oppure
facendo controlli medici periodici), il 76% confida nella
capacità di adattamento della famiglia, altri invece
ritengono opportuno l'utilizzo di strumenti specifici come
le polizze danni (32,3%), le polizze vita o i fondi pensione
(30,4%).

Già ora le forme di
autotutela privata raggiungono un valore di quasi 28
miliardi di euro annui per la spesa sanitaria privata (+2,3%
nel periodo 2008-2011) e di circa 11 miliardi di euro per
l'assistenza privata per anziani e non autosufficienti.
Per il 54% dei cittadini si deve razionalizzare il welfare
pubblico, selezionando i servizi e gli interventi necessari
alla popolazione e tagliando il resto. Per l'86% è
necessario far pagare il welfare in relazione al reddito
delle persone che lo utilizzano.

In questo quadro generale, si aggrava l'asimmetria tra la
copertura di welfare e i bisogni di alcuni specifici gruppi
sociali. Le zone d'ombra della protezione sociale riguardano
i Neet (giovani che non lavorano, non studiano e non cercano
occupazione), i nuovi bisogni di tutela dei migranti, la non
autosufficienza degli anziani.

GLI ANZIANI
Paradigmatica della inadeguatezza del nostro sistema
sociale è la condizione degli anziani non autosufficienti
che, secondo stime del Censis, ammontano attualmente a 2,2
milioni, il 3,9% del totale della popolazione italiana.
E' ampiamente diffuso un modello di assistenza familiare,
tanto che i familiari stretti rappresentano i caregiver,
cioè coloro che si occupano delle cure e dell'assistenza,
nel 73,5% dei casi.

Il problema è che quasi in un caso su tre (il 29,3%) il
carico assistenziale viene assorbito interamente dalla
famiglia dell'anziano.
Per questo motivo, gran parte degli italiani sottolinea
l'importanza del potenziamento dei servizi di assistenza: il
43,8% indica l'assistenza domiciliare, il 34,1% richiede
soluzioni di sostegno economico diretto alle famiglie.

La maggioranza degli
italiani è ormai convinta che per affrontare la non
autosufficienza dovrà contare solo sulle sue forze, perché i
costi sono alti e la copertura pubblica scarsa:
risparmiando, integrando l'assistenza pubblica con
l'acquisto di servizi privati, oppure assicurandosi contro
la non autosufficienza. Solo il 15,2% ritiene sufficienti
gli attuali servizi pubblici.

I GIOVANI
Sono oltre 6,9 milioni (il 52,9%) i giovani di 18-34 anni
che vivono con almeno un genitore, mentre i Neet sono 3,2
milioni (il 23,9% dei giovani con età compresa tra 15 e 34
anni). Per questa categoria risulta dominante il problema
del lavoro e delle relative difficoltà ad accedere a questo
mercato.

Il 60% degli italiani pensa che sia ingiusto pagare meno o
dare meno tutele ai giovani che entrano per la prima volta
nel mercato del lavoro.

Tuttavia, quasi il 92% ritiene che per i giovani sia
opportuno accontentarsi del primo lavoro che capita, anche
se a basso reddito o non adeguato al titolo di studio, pur
di entrare in gioco. Non a caso, riguardo agli interventi
per i quali sarebbe importante migliorare il welfare attuale
con nuovi strumenti monetari (come sussidi, servizi, ecc.)
oltre il 37% dei giovani richiama la precarietà del lavoro,
il 29,2% la perdita dell'occupazione e il 33,6% la
disoccupazione di lunga durata.

I MIGRANTI
Vivono in Italia con l'ambizione di migliorare il proprio
status economico, mettere radici costruendo casa, fornire
una buona istruzione ai propri figli. I migranti sono
ottimisti sulle loro chance di integrazione, visto che quasi
il 79% pensa che nel mondo del lavoro i più bravi non
rimarranno confinati in lavori umili e a basso reddito,
mentre il 53,2% ritiene che i più abili emergeranno
nell'imprenditoria.

Considerando i servizi di welfare cui si accede tramite lo
strumento Isee, i migranti richiedono più asili nido e
scuola rispetto alle famiglie tradizionali (richiesti dal
44,8% contro il 30,3% degli italiani, che si concentrano sui
servizi socio-sanitari).

Dall'indagine emerge poi un rischio di competizione tra
questi soggetti sociali, visto che il 48% degli italiani
pensa che i migranti prendano più di quello che danno al
sistema di welfare, mentre solo il 16% ritiene che questa
popolazione dia più di quel che riceva in cambio.

La ricerca del Centro studi investimenti sociali è stata
presentata da Francesco Maietta, responsabile del settore
Politiche sociali del Censis, e discussa da rappresentanti
delle imprese e delle associazioni dei consumatori, da
esponenti del mondo accademico, associazionistico e
giovanile. (Public Policy)

SPE

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