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WELFARE DAY, CENSIS: 12 MILIONI DI ITALIANI RICORRONO ALLA SANITÀ A PAGAMENTO

sanità 04 giugno 2013

SANITÀ

LISTE D'ATTESA LUNGHE E LA CONVINZIONE CHE SE PAGHI SEI TRATTATO MEGLIO

(Public Policy) - Roma, 4 giu - Negli anni della crisi per
curarsi 12,2 milioni di italiani hanno aumentato il ricorso
alla sanità a pagamento, dalle prestazioni private
all'intramoenia. Ragioni principali: per il 61,6% è la
lunghezza delle liste d'attesa e pewr il 18% la convinzione
che se paghi vieni trattato meglio. Sono dati di una ricerca
di Rbm Salute-Censis.

La fuga nel privato riguarda soprattutto l'odontoiatria
(90%), le visite ginecologiche (57%) e le prestazioni di
riabilitazione (36%). Ma il 69% delle persone che hanno
effettuato prestazioni sanitarie private reputa alto il
prezzo pagato e il 73% ritiene elevato il costo
dell'intramoenia.

Al 27% degli italiani è capitato di constatare che il
ticket per una prestazione sanitaria era superiore al costo
da sostenere nel privato, pagando tutto di tasca propria (il
dato sale al 37% nelle Regioni con Piani di rientro, la cui
sanità pubblica è stata colpita più delle altre dalla scure
dei tagli).

Si tratta di un paradosso relativo per ora ad accertamenti
a bassa intensità tecnologica, ma non va sottovalutato,
perché rende insicuri rispetto alla copertura pubblica. È
questo l'esito più estremo di tagli e spending review, che
per il 61% degli italiani hanno prodotto l'effetto di
ridurre i servizi pubblici e abbassarne la qualità,
piuttosto che eliminare gli sprechi e razionalizzare le
spese. Per il 73% hanno accentuato le differenze della
copertura sanitaria tra le regioni e tra i ceti sociali. Per
il 67% si punta troppo sui tagli, invece di cercare anche
nuove fonti di finanziamento.

IL COSTO DEL TICKET
Per quanto riguarda il ticket sulle prestazioni sanitarie,
il 50% degli italiani ritiene che sia una tassa iniqua, il
19,5% pensa che sia inutile e il 30% lo considera necessario
per limitare l'acquisto di farmaci. Il 56% dei cittadini
ritiene troppo alto il ticket pagato su alcune prestazioni
sanitarie, mentre il 41% lo reputa giusto. Si lamentano di
dover pagare ticket elevati soprattutto per le visite
ortopediche (53%), l'ecografia dell'addome (52%), le visite
ginecologiche (49%) e la colonscopia (45%).

Il 41% degli italiani dichiara che la sanità pubblica
copre soltanto le prestazioni essenziali e che tutto il resto
bisogna pagarselo da soli, per il 14% la copertura pubblica è
insufficiente per sé e la propria famiglia, mentre il 45%
ritiene adeguata la copertura per le prestazioni di cui ha
bisogno.

SANITÀ INTEGRATIVA
Sono 6 milioni gli italiani che hanno aderito a un Fondo
sanitario integrativo. Considerando anche i loro familiari,
si sale a circa 11 milioni di assistiti. L'84% di essi
valuta positivamente la copertura offerta.

Il 20% degli italiani sarebbe disposto a spendere una somma
annuale pari in media a 600 euro per avere una copertura
sanitaria integrativa per alcune prestazioni. La percentuale
sale tra le famiglie con figli (23,4%), disposte a versare
in media 670 euro all'anno.

Il ricorso crescente alla spesa privata spinge minoranze
consistenti a guardare con occhi diversi la spesa per la
sanità integrativa. Vorrebbero che offrisse una copertura
soprattutto per le visite specialistiche e la diagnostica
ordinaria (52%), le cure dentarie (43%) e i farmaci (23%).

Sarebbero incentivati ad aderire a forme integrative se
l'iscrizione al Fondo sanitario garantisse un'assistenza
medica per 24 ore 7 giorni alla settimana (il 39% lo indica
come fattore incentivante), se riducesse i tempi d'attesa
per le prestazioni di cui si ha bisogno (32%), se offrisse
la copertura per tutta la famiglia, non solo per il
sottoscrittore (30%).

La ricerca (Rbm Salute è partner assicurativo di oltre 70
Fondi sanitari integrativi e Casse di assistenza) intitolata
"Scenari evolutivi per il welfare integrativo" è stata
promossa in collaborazione con Previmedical (il Fondo
sanitario integrativo del gruppo Intesa Sanpaolo).

Alla presentazione di oggi a Roma per il terzo Welfare Day, sono
intervenuti, tra gli altri, Pierpaolo Baretta,
sottosegretario all'Economia, Antonio Marzano, presidente
del Cnel, Giuseppe De Rita, presidente del Censis, Roberto
Favaretto, presidente di Rbm Salute, Marco Vecchietti,
direttore generale di Previmedical, e Carla Collicelli,
vicedirettore del Censis. (Public Policy)

SPE

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