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Welfare, la ricetta Consob per sviluppare fondi pensione privati

pensioni 16 aprile 2014

ROMA (Public Policy) - Favorire la partecipazione dei fondi pensione privati a società quotate, prevedendo forme di incentivazione come la revisione del regime fiscale delle rendite finanziarie o l'introduzione di azioni a voto plurimo o loyalty shares, cioè azioni con maggiorazioni del numero dei diritti di voto in funzione del periodo di detenzione anche per aumentarne l'attrattività dei consumatori.

È quanto ha spiegato il direttore generale della Consob (Commissione nazionale per le società e la borsa), Gaetano Caputi, durante un'audizione in commissione di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.

I RITARDI ITALIANI DEI FONDI PENSIONE PRIVATI "Lo sviluppo dei fondi pensioni privati in Italia è in ritardo", ha spiegato Caputi. Un ritardo dovuto a diversi fattori, primo dei quali è che "le riforme che hanno interessato il sistema pensionistico pubblico cominceranno a spiegare i propri effetti solo sul lungo periodo. Questo, a fianco alla scarsa trasparenza sulla portata delle riforme, in particolare sulle implicazione dell'adozione piena di un metodo di calcolo di tipo contributivo, determinano una scarsa percezione a livello diffuso da parte dei soggetti del regime stesso delle possibili evoluzioni future.

Una maggiore consapevolezza che il sistema pensionistico pubblico potrebbe risultare inadeguato a corrispondere in futuro prestazioni in linea con quello che è il fabbisogno previdenziale degli individui potrebbe favorire un ricorso più diffuso a forme pensionistiche integrative". Il nostro Paese, inoltre, è caratterizzato "da una diffusa e generalizzata diffidenza del consumatore verso forme pensionistiche complementari dovuta alla scarsa capacità di valutarne rischi e benefici.

Si tratta - ha sottolineato Caputo - di un fenomeno connesso al basso grado di educazione finanziaria dell'Italia e rappresenta una delle cause non secondarie del mancato sviluppo non solo dei fondi pensione, ma anche di tutto il settore del risparmio gestito". A fine 2013, secondo alcuni dati forniti durante l'audizione, la quota di famiglie che hanno ricevuto proposte di investimento personalizzate, sebbene in aumento, è stata pari solo all'8%.

Molto contenuta la quota di famiglie che ha dichiarato di ricevere forme di consulenze generiche , mentre il 38% ha dichiarato di effettuare le proprie scelte di investimento senza alcun supporto da parte di intermediari. "Quasi la metà di queste famiglie non sa distinguerne le modalità con le quali riceve il servizio", ha evidenziato Caputo. A questi fattori bisogna aggiungere il contesto macroeconomico degli ultimi anni con bassi tassi di interesse che hanno penalizzato i fondi pensione privati.

I NUMERI Nel 2012 la spesa pensionistica complessiva in Italia è risultata la più elevata tra i Paesi oggetto di un indagine Ocse e ha rappresentato il 16% del Pil a fronte di una media degli altri Paesi inferiore al 10%. Di questa maggiore spesa meno del 2% era rappresentato da forme pensionistiche private, mentre la quasi totalità è riferita alla previdenza pubblica. Il ridotto sviluppo dei fondi pensioni in Italia è emerso anche con riferimento alla valutazione degli attivi.

Nel 2012 il totale attivo dei fondi pensioni privati era rappresentato dal 5,6% del Pil a fronte di un valore medio dei Paesi Ocse superiore al 35%. Con riferimento agli investimenti dei fondi pensioni italiani, nel 2012 poco meno del 50% del patrimonio era risultato investito in titoli di Stato, mentre il 14% era investito in azioni e il 13% in quote di fondi comuni. L'investimento dei fondi pensioni in titoli di debito italiano risultava poco meno dell'1% dello stock di debito in circolazione.

LE OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO Secondo la Consob, un ampliamento della platea dei fondi pensioni privati non è solo possibile, ma anche auspicabile. "Lo sviluppo di fonti alternative di finanziamento sia per imprese piccole sia per sviluppi infrastrutturali di lungo periodo deve necessariamente passare per un maggior coinvolgimento degli investitori istituzionali, e tra questi dei fondi pensioni", ha spiegato Caputo.

"Tuttavia l'investimento in realtà produttive comporta dei rischi che necessitano di essere adeguatamente individuati e mitigati. Questa considerazione assume particolare rilevanza con riferimento ai fondi pensioni e risparmio previdenziale. Le modalità di coinvolgimento al finanziamento dell'economia reale va valutata con prudenza nell'ottica di miglior tutela dei beneficiari", ha spiegato Caputo. In questo senso le logiche di intervento dei fondi privati "sono combatibili" con l'investimento diretto in azioni di società quotate.

Questa dinamica "può avere effetti positivi sullo sviluppo dell'intero mercato azionario e comporta benefici alle realtà produttive coinvolte". Investimenti diretti in società non quotate e in progetti infrastrutturali, invece, "non sembrano una strategia operativa coerente rispetto agli obiettivi dei fondi per la sostanziale illiquidità dell'investimento e la scarsa capacità dei gestori dei fondi di monitorare l'andamento delle società non quotate o le prospettive di complessi progetti infrastrutturali".

Per questo un investimento indiretto "sembra meglio in grado di garantire un'adeguata diversificazione di portafoglio e una più efficace selezione delle opportunità di investimento consentendo una migliore allocazione nel risparmio previdenziale verso attività produttive solide e redditizie", aggiunge Caputo.

LE NORME L'introduzione di vincoli quantititavi troppo rigidi all'autonomia gestionale del fondo, secondo la Consob, potrebbe tradursi in una potenziale deresponsabilizzione dei gestori del fondo stesso e avere effetti controproducenti comportando una riduzione dell'efficacia complessiva della gestione, quindi in una minor tutela degli investitori. "Prevedere norme relative alla condotta dei gestori e alla disclosure agli aderenti possono essere più efficaci nel garantire una gestione del fondo prudente e in linea con gli interessi beneficiari favorendo un maggior coinvolgimento dei fondi al finanziamento dell'economia", ha spiegato il direttore.

Secondo la Commissione per la Borsa, "è necessario implementare misure di adeguata incentivazione, come la revisione del regime fiscale delle rendite finanziarie". Questa eventualità "potrebbe essere l'occasione per introdurre nella disciplina nazionale anche forme di incentivazione che prevedano un carico fiscale decrescente al crescere del periodo di detenzione delle attività per favorire forme di investimento a lungo termine in società quotate. Si potrebbe valutare anche l'introduzione di ulteriori meccanismi di incentivazioni come le azioni a voto plurimo o loyalty shares", ha concluso Caputo. (Public Policy)

FRA

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